

Ci risiamo. La caccia all’ebreo ricomincia. Forse non è mai finita. Qui, tuttavia, non si tratta solo di antisemitismo, ma di possibile riedizione degli anni di piombo, di una ripresa dell’azione delle Brigate Rosse.
Il Nuovo Partito Comunista sul suo sito https://www.nuovopci.it/ pubblica un artico titolato “Sviluppare la denuncia e la lotta contro organismi e agenti sionisti in Italia. La lotta contro organismi e agenti sionisti operanti in Italia è lotta sia per sostenere la resistenza del popolo palestinese sia per liberare il nostro paese dai gruppi imperialisti italiani e stranieri e in particolare dal protettorato USA-NATO!”, il quale contiene un articolato attacco a Israele e, soprattutto, una lista di società che hanno rapporti con Israele e di nomi, compresi quelli di polici e di giornalisti, che sono ritenuti sionisti.
Che ci sia un antisionismo comunista non è cosa sorprendente ed è, anzi, cosa nota.
La cosa sorprendente e preoccupante è che il nPci nel suo Statuto, all’articolo 5, si proclama erede della Brigate Rosse.
“Il (n)PCI – si legge all’art.5 dello Statuto – è l’erede e il continuatore del movimento comunista del nostro paese, del primo PCI sezione italiana della prima Internazionale Comunista e spina dorsale della gloriosa Resistenza antifascista e della lotta contro il regime DC, delle Brigate Rosse espressione più avanzata anche se insufficiente della lotta rivoluzionaria degli anni ’70 per ricostruire il Partito comunista, difendere le conquiste di civiltà e benessere e strapparne di nuove”.
Il riferimento all’eredità delle Brigate Rosse è il vero nodo della questione, in quanto, se lo associamo alla lista di proscrizione presente nell’articolo citato, sembra indicare degli obiettivi per una possibile lotta armata.
All’articolo 2 si legge che la strategia dell’ nPci: “è la Guerra Popolare Rivoluzionaria di Lunga Durata. Suo compito è articolare la guerra popolare rivoluzionaria in piani tattici e in campagne ognuna concatenata con la precedente e la successiva, strutturare ogni campagna in battaglie e operazioni tattiche, riunire e dirigere le forze per combattere e vincere”.
All’articolo 7 si afferma che il nPci è clandestino: “Per adempiere al suo compito il (n)PCI è un partito clandestino: esso proclama i suoi obiettivi, la sua concezione del mondo, la sua analisi della situazione e la sua linea, ma fino all’instaurazione del socialismo esso mantiene segreta l’identità dei suoi membri e delle sue organizzazioni”.
Il fatto che ci sia un indirizzo francese nel sito (rue Lénine 93451 l’Ile St.Denis, nei pressi di Parigi) fa pensare alle solite manine di qualche servizio estero.

L’Île-Saint-Denis è un comune francese di 7.061 abitanti situato nel dipartimento della Senna-Saint-Denis nella regione dell’Île-de-France. A causa delle sue dimensioni è uno dei più piccoli comuni della Seine-Saint-Denis.
Nel sito del partito è dichiarato che il segretario generale ha nome in codice Ulisse (Nessuno?).
Che la Francia sia ancora il Paese che ospita i terroristi italiani degli anni di piombo non è un mistero, così come le molte inchieste di storici e di giornalisti hanno stabilito i legami tra il terrorismo italiano e alcune centrali francesi.
Ora si tratta di capire, ed è compito dell’intelligence, fino a che punto questa risorgenza del comunismo brigatista sia propaganda e fino a che punto rappresenti una minaccia.
Non vi è dubbio che la coincidenza tra i tentativi di varie parti di minare il percorso del governo Meloni e la nuova presenza degli eredi delle Brigate Rosse può rappresentare il pericolo di un nuovo periodo di attentati e di lotta armata.
La cosa più importante da stabilire è quali manine di servizi stranieri sono dietro al nuovo soggetto politico clandestino, il cui segretario è Ulisse (Nessuno?) e che dichiara la lotta rivoluzionaria per instaurare il comunismo in Italia.





