Home Opinioni SPESA PUBBLICA, SPESA DI SCAMBIO OVVERO CLIENTELA ALLO STATO PURO?

SPESA PUBBLICA, SPESA DI SCAMBIO OVVERO CLIENTELA ALLO STATO PURO?

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di Raffaele Romano

L’art. 103 della Costituzione assegna alla Corte dei Conti la giurisdizione sulle “materie di contabilità pubblica”. La Corte è organo di controllo contabile e giudica in materia di giudizi di conto e di responsabilità contabile nella gestione delle risorse pubbliche. Se così prevede la Costituzione la domanda che sorge spontanea è “perché non è intervenuta su diversi enormi danni erariali”? Gli ultimi dati pubblicati dall’Inps permettono di fare un bilancio complessivo su quanto è costato per le casse dello Stato la legislazione sul reddito di cittadinanza pari a circa 35 miliardi di euro. Sulla base dei dati forniti dall’Osservatorio Statistico dell’Inps hanno percepito il sussidio nel periodo di vigenza (aprile 2019-dicembre 2023) circa 2,4 milioni di nuclei familiari e ben 5,3 milioni di persone. In una recentissima dichiarazione la citata Corte dei Conti ha sentenziato che il reddito di cittadinanza: non spettava al 50% di coloro che l’hanno invece preso.

Accertati i reati ci si aspetta che si intervenga sui percettori e su coloro che avrebbero dovuto controllare per recuperare il mal tolto. Per ora nessuna notizia. Le considerazioni che si possono trarre sono due: la prima è che, stando agli accertamenti della Corte, vuol dire che più di 17 miliardi sono stati truffaldinamente percepiti e recuperandoli si potrebbero investire. La seconda riguarda l’intero ammontare del reddito ovvero 35 miliardi che, se invece di buttarli a pioggia in sostanziali regalie, si fossero utilizzati in investimenti per finanziare imprese che avrebbero fatto crescere il PIL e, di conseguenza, abbassare il debito pubblico ci avrebbero consentito di risalire la china dei nostri disastrati conti pubblici.

Da uno studio realizzato dalla Luiss Business School in collaborazione con WindTre che, per ogni miliardo di euro investito in banda larga mobile e fissa, il valore totale della produzione cresce, rispettivamente, di 2,6 e 2,7 miliardi di euro ed un aumento occupazionale rilevante pari a circa 20.000 nuovi posti di lavoro. Un miliardo investito nella sicurezza sui posti di lavoro ne avrebbe generato almeno 2 di PIL e conseguente aumento occupazionale. Lo stesso dicasi investendo finalmente in un piano industriale nazionale per sapere su cosa puntare nella nostra crescita. Si sarebbero potuti, in parte, “prestarli” a tasso zero ad imprese che avrebbero aumentato il loro fatturato e quindi PIL e posti di lavoro. Per cui usando il solo 50%, pari a più di 17 miliardi, dato a soggetti non rientranti nei benefici oggi staremmo qui a valutare gli effetti benefici su PIL, riduzione del debito e crescita dei livelli occupazionali.

L’altro ancor enorme danno erariale ha riguardato il superbonus 110% che, l’Ufficio parlamentare di bilancio, all’interno della memoria depositata a commento del DL 29 marzo 2024, n. 39, dimostra che la spesa totale “fotografata” al 1° marzo 2024: ha toccato i 170 miliardi di euro che, utilizzata per investimenti economici, avrebbe dato un taglio considerevole al debito pubblico e una crescita enorme del PIL oltre ad un aumento occupazionale pari solo al periodo del boom economico degli anni ’50 e ’60 del secolo scorso.

Fra tutti i bonus il più oneroso è stato, senza ombra di dubbio, l’ex bonus Renzi di 80 euro innalzato dal governo Conte a 100 euro, che solo nel triennio 2020-2022 è costato ben 28,3 miliardi di euro.

Qui si apre il cahier de doléance dei bonus italiani, una vera anomalia che supera ogni forma di umana comprensione. Ma quanti sono i bonus italiani? A cosa servono? Come funzionano? Chi può averli? Quanto costano? I bonus fiscali è un’italica invenzione che è stata portata avanti da tutti i sedicenti gruppi politici che negli ultimi anni si sono alternati alla guida del governo nazionale. Una precisa e totale elencazione è esercizio impossibile. Ne abbiamo rintracciati molti di bonus non tutti, eccoli: Bonus asilo nido, Assegno unico e universale INPS, Bonus psicologo, Bonus Tari, Bonus gas, Bonus acqua, Bonus luce, Bonus telefonico, Bonus mamme disoccupate, Assegno di inclusione, Partecipazione a progetti di formazione, Carta acquisti, carta Dedicata a te, Bonus terme, Bonus tv, Bonus auto, Bonus computer, Bonus zanzariere, Bonus mobili, Bonus verde, Bonus colonnine di ricarica, Bonus facciate, Bonus Cultura 18 App, Bonus prima casa under 36, Bonus IVA Case green, Bonus trasporti, Bonus decoder, Bonus benzina, Bonus conciliazione per la cura familiare, Bonus cicogna, Bonus adozioni, Bonus conto corrente gratuito, Bonus libri, Bonus animali domestici, Bonus social card dedicata a te, carta acquisti INPS, No tax area, Bonus borsa di studio…………..

Non c’è un pranzo gratis per nessuno, non ne esistono se non nei sogni degli utopisti e nelle promesse dei demagoghi di cui siamo pieni. La mano pubblica emettendo buoni del tesoro e aumentando il debito: dal 2015 al 2019 era già cresciuto di 170 miliardi, se ne sono aggiunti 160 nel 2020 e altri 190 miliardi nel biennio 2021-2022. Una follia di cui nessuno, nemmeno la Corte dei conti, provvede a fermare.

Una rincorsa continua di spesa pubblica che non ha eguali al mondo. Come se questo non bastasse si sono inventati la “flat tax” che, dietro questo bell’inglesismo di facciata, hanno dato ai possessori di partita IVA un drastico taglio fiscale. Se si aggiunge che le grandi holdings internazionali che operano in Italia ed in Europa dall’anno prossimo, forse, pagheranno solo il 15% il quadro è completo.

A questo punto a reggere la baracca delle entrate statali restano solo i lavoratori ed i pensionati mentre CGIL e UIL, la prima capitanata dal massimalista Maurizio Landini e la seconda succube dello stesso Landini, sono in tutt’altre faccende affaccendate. A dire il vero la sola CISL, guidata da Luigi Sbarra, tenta da sola di far planare l’attenzione e l’adozione di misure realistiche che incidano sulla vita economica dei lavoratori.

Quindi al già consolidato debito pubblico fino al 2016 pari a 2.216 miliardi di euro ci abbiamo aggiunto i 35 miliardi per il reddito, 170 per il superbonus, i 28 per quello di Renzi e i circa 70 (calcolo per difetto) per tutti gli altri bonus arriviamo, sempre per difetto a più di 303 miliardi di euro. Tutto questo ci ha fatto arrivare, a fine 2023, ad un rapporto Deficit/PIL al 7,4% ed un debito pubblico pari al 137,3% che tradotto significa che siamo ad un passo dai 3.000 miliardi. Dei 3.000 miliardi un quarto è nella cassaforte della Banca d’Italia per conto della Bce, che tra il 2020 e il 2022 ha potuto acquistare Btp per 382 miliardi, ma ora non ne potrà più acquistare.

Se la nave affonda o è già affondata pare non interessi a nessuno, infatti sono quasi tutti in ferie per via del generale agosto e, nel frattempo, i nostri grandi politici sono impegnati a discutere del sesso degli angeli, mentre tutti gli altri, molto empiricamente, continuano a difendere e potenziare i loro interessi.

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  • Redazione

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