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Giappone si riarma, ma partita è USA, Cina e futuro dell’Indo-Pacifico

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Giappone si riarma, ma partita è USA, Cina e futuro dell'Indo-Pacifico

La geopolitica è entrata in una nuova fase

L’Asia orientale è entrata nella fase più instabile dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Lo Stretto di Taiwan è diventato uno dei principali punti di attrito del sistema internazionale, le esercitazioni militari cinesi si stanno intensificando, la Corea del Nord accelera lo sviluppo dei propri programmi missilistici e nucleari, mentre la cooperazione strategica tra Pechino e Mosca continua a rafforzarsi.

In questo scenario il Giappone non ritiene più sufficiente la sola deterrenza garantita dall’alleanza con gli Stati Uniti e si prepara a una trasformazione destinata a cambiare gli equilibri dell’Indo-Pacifico.

Non è focalizzandoci su riarmo giapponese che possiamo comprendere la complessità e il timore di Tokyo. Il Giappone ha appena ufficialmente riconosciuto che il quadro strategico è profondamente cambiato e che il rischio di una crisi, anche accidentale, nello Stretto di Taiwan o nel Mar Cinese Orientale non rappresenta più un’ipotesi remota, ma una possibilità con la quale costruire la propria politica di sicurezza.

Quando uno Stato come il Giappone, che per quasi ottant’anni ha fondato la propria identità internazionale su un approccio prevalentemente pacifista, modifica il proprio paradigma strategico, significa che la percezione della minaccia ha raggiunto un livello senza precedenti.

Per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale, Tokyo sta ridefinendo contemporaneamente la propria strategia militare, industriale e finanziaria.

La sicurezza nazionale non viene più concepita soltanto come capacità di difendere il territorio, ma come il risultato di un equilibrio tra potenza economica, autonomia tecnologica, solidità monetaria e deterrenza militare.

Nel nuovo Libro Bianco della Difesa, il documento ufficiale con cui il governo giapponese presenta la propria valutazione dell’ambiente strategico, individua le principali minacce alla sicurezza nazionale e definisce gli obiettivi politici, militari e industriali da perseguire.

Il Libro Bianco non è una semplice relazione tecnica destinata agli specialisti, ma uno dei documenti strategici più importanti di uno Stato, perché comunica contemporaneamente ai cittadini, agli alleati, ai mercati finanziari e ai potenziali avversari quale sia la lettura ufficiale del contesto internazionale e quali strumenti il Paese intenda adottare per difendere i propri interessi.

L’edizione di quest’anno segna una discontinuità storica, Tokyo descrive l’Indo-Pacifico come il principale epicentro della competizione strategica mondiale e identifica nell’espansione militare della Cina, nel programma missilistico e nucleare della Corea del Nord e nella crescente cooperazione tra Pechino e Mosca le minacce più rilevanti alla stabilità regionale.

Il messaggio è chiaro, il tradizionale paradigma pacifista del Giappone non è più considerato sufficiente ad affrontare il nuovo contesto di sicurezza.

Alle spalle dell’inevitabile riarmo, emerge la problematica finanziaria. Il Giappone possiede uno dei più elevati debiti pubblici del mondo ed è, allo stesso tempo, tra i maggiori detentori esteri di titoli del Tesoro degli Stati Uniti. Questo crea una delle interdipendenze più significative dell’economia globale.

Negli ultimi mesi Washington è intervenuta per sostenere la stabilità dello yen anche perché un forte indebolimento della valuta giapponese potrebbe costringere Tokyo a utilizzare parte delle proprie riserve denominate in dollari.

Se il Giappone fosse costretto a vendere in misura significativa Treasury statunitensi per difendere la propria moneta o finanziare nuove esigenze interne, l’aumento dei rendimenti sul debito americano potrebbe ripercuotersi sull’intero sistema finanziario internazionale.

La sicurezza dell’Indo-Pacifico e la stabilità del mercato obbligazionario statunitense non appartengono più a due mondi separati, sono ormai componenti della stessa architettura strategica.

Ed è in questa situazione che possiamo comprendere meglio che la competizione tra le grandi potenze non si misura più soltanto nel numero di navi, missili o aerei da combattimento, ma nella capacità di sostenere economicamente, finanziariamente e industrialmente la propria potenza nel lungo periodo.

Il riarmo del Giappone racconta esattamente questo passaggio, non rappresenta semplicemente la risposta a un contesto regionale più instabile, ma l’emergere di un nuovo modello di potenza nel quale difesa, industria avanzata, finanza pubblica, politica monetaria, catene del valore e alleanze strategiche diventano parti di un unico sistema.

Il problema di Tokyo non riguarda solo l’Asia orientale. Riguarda l’equilibrio tra Stati Uniti e Cina, il futuro dell’Indo-Pacifico.

Il Giappone sta dicendo al mondo che considera ormai concreto il rischio di una fase di confronto strategico prolungato in Asia.

Ed è forse questo il messaggio più importante contenuto nel Libro Bianco; quando una delle principali potenze economiche mondiali decide di prepararsi a uno scenario che, fino a pochi anni fa, riteneva improbabile, significa che la geopolitica è entrata in una nuova fase.

Una fase nella quale deterrenza militare, economica e credibilità finanziaria costituiscono un’unica infrastruttura di potere.

Autore

  • Elena Tempestini

    Elena TempestiniElena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.

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