
I pellegrinaggi a Gerusalemme, Betlemme e Nazareth a causa della guerra sono già stati tutti cancellati e rimandati sine die. Almeno fino a Natale.
La Terra Santa si prepara ad affrontare un altro lungo periodo di isolamento senza turisti e, di conseguenza, senza lavoro per le migliaia di cristiani che lavorano nell’indotto: camerieri, negozianti, artigiani, venditori di souvenir, guide turistiche, tassisti, ristoratori, operai.
Gli effetti collaterali della guerra mandano a picco le prospettive delle famiglie dei cristiani.
«La guerra avrà conseguenze a lungo termine sul tessuto economico già fragilissimo della zona».
In un’intervista al Messaggero, don Remo Chiavarini, amministratore delegato dell’Opera Romana Pellegrinaggi, tra i maggiori tour operator religiosi a livello internazionale, afferma: «Il problema non è ovviamente nostro, l’Opera Romana ha da anni diversificato i viaggi verso altri santuari, luoghi mariani e altre località del mondo legate alla spiritualità. Ciò che ci preoccupa sono i contraccolpi per coloro che campavano grazie a quest’indotto sia in Israele che a Betlemme. Il turismo religioso si era ripreso bene e la gente stava respirando dopo gli anni durissimi del Covid».
Il business del pellegrinaggio è notevole. Mediamente un tour di cinque giorni compreso il viaggio costa mille euro a persona.
L’Agenzia S.I.R. (Servizio Informazione Religiosa), nata nel 1988, per iniziativa della Federazione Italiana Settimanali Cattolici e con il sostegno dellaCEI, ha recentemente dato alcuni numeri relativi al pellegrinaggio, che interessa, alberghi, case di accoglienza, negozi donando respiro all’economia locale gestita da famiglie palestinesi cristiane che vivono di turismo e pellegrinaggi.
La ripresa post Covid è stata significativa, anche se non ha raggiunto i livelli di prima della pandemia.
Ad aprile 2022 sono stati registrati 207.400 arrivi turistici (contro i 30.200 di aprile 2021 e i 405.000 di aprile 2019). 5.000 gli arrivi dall’Italia nel solo mese di aprile. Un aumento significativo rispetto allo stesso periodo dello anno precedente e una diminuzione del 49% rispetto al 2019, anno boom per presenze turistiche in Israele.
Il Christian Information Center (Cic) della Custodia di Terra Santa gestisce le prenotazioni delle Messe e delle preghiere nei luoghi santi fa sapere che “i luoghi santi sono sicuri e non c’è nulla da temere per l’incolumità dei pellegrini”.
I numeri. Le statistiche 2022 (gennaio-maggio) fornite al Sir dal Franciscan Pilgrim’s Office parlano – a livello continentale – di 1.100 gruppi dal Nord America per un totale di 36.683 pellegrini, di 958 gruppi dall’Europa per 28.276 fedeli, di 442 gruppi latino-americani con 17.406 fedeli. I gruppi dall’Asia sono 229 con 7.967 pellegrini, seguono l’Africa con 37 gruppi e 1.063 pellegrini e l’Oceania con 2 gruppi e 33 fedeli. I Paesi con il più alto numero di presenze sono nell’ordine: gli Usa con 36.122 pellegrini (1081 gruppi), il Brasile con 10.323 pellegrini (246 gruppi), la Spagna con 6.700 pellegrini (184 gruppi), l’Italia con 5.557 pellegrini (218 gruppi), Israele con 4.258 pellegrini (81 gruppi), la Francia con 3.683 pellegrini (129 gruppi), il Messico con 3.472 (103 gruppi), il Regno Unito con 2.500 pellegrini (92 gruppi), la Polonia con 2.407 pellegrini (82 gruppi), la Germania con 2.235 pellegrini (39 gruppi), l’Indonesia con 1.300 pellegrini (43 gruppi) e la Colombia con 1.137 pellegrini (30 gruppi). Seguono in ordine sparso le Filippine, la Slovacchia, l’Argentina, l’India, il Portogallo, l’Austria, la Norvegia, il Canada, il Sud Africa, la Svizzera, il Cile, Porto Rico, la Croazia, la Palestina e la Repubblica Dominicana.





