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FEMMINICIDI, L’APPELLO DI GIUSEPPE DE CARLI

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APPELLO ACCORATO ALLA GIUSTIZIA ITALIANA VERSO I FEMMINICIDI

Non si spegne l’ondata di sdegno per l’assurda morte di Giulia e del suo bimbo in grembo. Ancora una volta è stato passato il segno, dove la malvagità di uomini senza scrupolo si è accanita su una donna, apparentemente debole ma che stata portando con sé una nuova vita. Gli Stati Generali delle donne non sono rimasti a guardare, come da sempre capita in situazioni del genere. Hanno preso carta e penna e si sono rivolte direttamente al Ministro della Giustizia. Un appello dove emerge tutta la rabbia per un’impotenza diventata davvero insopportabile, dopo tante parole e tante promesse. Ora la politica deve intervenire con misure drastiche, avendo raggiunto da tempo il “punto di non ritorno”. Le coscienze di uomini e donne che hanno un senso civico non possono accettare l’aberrazione impunita di cosiddetti maschi dal pedigree immacolato ma dall’animo che nulla ha di umano. La lettera-petizione al Ministro assume la forza di un grido d’allarme che non può non scuotere le coscienze di chi governa, di chi ha il mandato da parte dei cittadini di creare leggi adeguate al mutare dei costumi della società. Al momento in cui scriviamo non sappiamo quante Giulia stanno, nel silenzio delle loro case, nel dramma della loro solitudine, sperando di sopravvivere ad un compagno violento e senza scrupoli. Non sappiamo quanto aiuto troveranno che non sia “di circostanza”, quanto ascolto riceveranno dalle Autorità preposte. Non è questo né il contesto né il momento. Siamo tutti responsabili, con l’indifferenza e con il voltarsi dall’altra parte, pronti solo ad indignarsi a comando. Oggi è il tempo di agire e questa azione può arrivare dai rappresentanti del popolo, perché ognuno di loro ha una donna nella propria vita, che sia una mamma, una compagna, una sorella e quindi conosce l’animo femminile e la sua fragilità e forza dirompente allo stesso tempo. Di seguito il testo della petizione:

Egregio Signor Ministro,


ci rivolgiamo a Lei che stimiamo e di cui ben conosciamo professionalità e senso di giustizia, al quale abbiamo riconosciuto il titolo di “Uomo Illuminato”, a Venezia presso la Fondazione dei Musei Civici nel 2017, per chiedere il Suo autorevole intervento in tema di violenza sulle donne / femminicidi e conseguenti decisioni della magistratura.


Sono incomprensibili, intollerabili e non fanno bene all’immagine della Giustizia Italiana molte decisioni della magistratura che in questi anni si sono susseguite nei confronti di assassini e criminali colpevoli di atti di violenza e femminicidi verso le donne, mettendo in discussione la cd “certezza della pena”.
L’ultimo episodio in ordine di tempo: la decisione della GIP che per l’uccisione di Giulia Tramontano ha escluso non solo la premeditazione ma anche la crudeltà. Abbiamo molto sofferto per questa decisione immaginando anche il dolore fisico del piccolo Thiago, un bambino di 7 mesi con cuore, braccia, gambe, a cui è stata preclusa la nascita.


Ci chiediamo quali siano i corretti parametri per valutare la sussistenza o meno della premeditazione e dell’aggravante della crudeltà. Ci chiediamo quanta distanza possa esserci, e perché, tra un giudizio umanamente istintivo e uno giuridicamente espresso, ci interessa saperlo, per capire se sono le norme o le interpretazioni delle norme a creare questo strappo.


La questione gravissima è che la Giustizia Italiana, pur con un equilibrato apparato normativo in tema di violenza verso le donne, si sta trasformando in una “Ingiustizia”: non ci sentiamo noi donne tutelate mentre i delinquenti, criminali, assassini restano impuniti e comunque sottoposti a condanne esigue.
Inoltre non esistono comportamenti univoci per l’applicazione delle leggi stesse nei diversi tribunali italiani. Da tempo auspichiamo che si metta a punto un “Codice” contenente tutte le norme riferite alla violenza verso le donne per permettere adeguate e univoche applicazioni/interpretazioni delle leggi.
Le uniche reali condanne restano in capo alle vittime e ai loro familiari. Non basta raccomandare alle donne di non andare “all’ultimo incontro” incolpando ancora noi donne di responsabilità che in realtà non sono a noi imputabili.


La questione gravissima è la sfiducia che ormai aleggia nei confronti della magistratura non solo da parte di noi donne ma da parte degli italiani tutti, come si è visto e letto in TV, sulla stampa e sui social.
Il femminicidio di Giulia, di Paola Romano, di Monopoli, ed anche il caso di Mauro Favaro, detto Omar, (…)dimostrano l’inefficacia di un sistema inidoneo a prevenire le recidive e a cogliere le persistenze della malvagità.

 

Giuseppe De Carli

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  • Redazione

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