
GIANCARLO ELIA VALORI
Honorable de l’Académie des Sciences de l’Institut de France Honorary Professor at the Peking University
Europa slegata in movimento. La Marina olandese nell’Indo-Pacifico e considerazioni generali
Marzo 2025
Il 2024 ha visto un notevole incremento del profilo militare europeo nell’Indo-Pacifico. Sulla base di questi sviluppi, il 2025 dovrebbe essere un anno di continuazione, portando un impegno di presenza ancora maggiore degli Stati europei con i loro partner indo-pacifici.
Tuttavia, il 2024 è stato un traguardo, con un numero significativo di schieramenti europei, tra cui alcuni storici. I Paesi Bassi, ad esempio, hanno inviato la fregata HNLMS Tromp come parte di un impegno del 2022 per schierare una fregata ogni due anni.
Avere una presenza è una cosa, ma la cooperazione con i partner e le dimostrazioni di unità e forza sono un’altra. Oltre alle visite in porto e alle missioni, le Marine europee – senza un comando unico, bensì in modo indipendente – hanno collaborato con le loro controparti regionali, tenendo esercitazioni e pattugliamenti congiunti nelle acque dell’Indo-Pacifico.
Gli sforzi degli Stati europei per affermare più chiaramente la loro impronta indo-pacifica sono stati guidati dalle crescenti tensioni regionali e da una percepita graduale intersezione delle dinamiche di sicurezza europee e indo-pacifiche. Le azioni di pattugliamento nel Mar Cinese Meridionale e nello Stretto di Taiwan, che Pechino ha notevolmente intensificato negli ultimi anni, rappresentano una sfida per gli interessi occidentali politici ed economico in Asia. Dato che il 40% del commercio estero europeo passa attraverso il Mar Cinese Meridionale, qualsiasi potenziale interruzione della catena di approvvigionamento rappresenta un rischio che gli Stati europei, maggiormente interessati, non possono permettersi di ignorare. Inoltre, qualsiasi crisi nell’Indo-Pacifico sia nello Stretto di Taiwan che nel Mar Cinese Meridionale, avrebbe un effetto destabilizzante sulla situazione della sicurezza in altre regioni, incoraggiando potenzialmente altri Stati perseguire ulteriormente i loro rispettivi interessi.
La recente più stretta collaborazione tra la Repubblica Popolare Democratica della Corea (nord) e la Russia, ha dimostrato agli occidentali l’interconnessione tra la sicurezza di due regioni lontane, come sottolineato dal Segretario di Stato di Washington, Antony Blinken in una sua intervista al «Financial Times». Le azioni cinesi e coreano popolari erodono quelle regole, che il Regno Unito e l’Unione Europea ritengono, a loro parere, il fondamento del funzionamento del mondo nella loro antica ottica neocolonialistica.
Il deterioramento dell’ambiente di sicurezza globale e regionale ha spinto i Paesi europei, in modo unilaterale, senza un punto unitario di riferimento, ad aumentare il loro impegno di difesa indo-pacifico e a rafforzare le loro posizioni, almeno in una certa misura. Come abbiamo visto, un esempio riguarda la Germania che, pur eseguendo un atto di bilanciamento per mantenere buoni rapporti con Pechino e proteggere i suoi interessi economici, ha gradualmente intrapreso azioni più concrete per contribuire alla presenza nell’Indo-Pacifico.
Attraverso l’impiego di risorse militari nell’Indo-Pacifico, gli Stati europei stanno dimostrando un impegno per la pace e la stabilità della regione. Proprio come i partner indo-pacifici della NATO (IP4: Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Repubblica della Corea [sud]), i Paesi europei stanno manifestando la volontà politica di cooperare su questioni di sicurezza in quella zona, per dimostrare unità e capacità di lavorare insieme a livello militare attraverso esercitazioni congiunte, nonché rafforzare l’effetto deterrente contro qualsiasi potenziale escalation di crisi o incidenti.
In tale contesto, l’impegno europeo slegato per la sicurezza indo-pacifica costituisce una rassicurazione dal punto di vista dei Paesi IP4 che possono contare sui loro partner del Vecchio Continente. Sebbene la reazione delle potenze europee a una potenziale guerra indo-pacifica sia una grande incognita, la loro presenza serve allo scopo di deterrenza in modo che la loro prontezza a combattere non debba mai essere messa alla prova.
Un impegno intensificato degli alleati asiatici degli Stati Uniti d’America coi Paesi europei consente la diversificazione dei legami di fiducia e dà un certo livello di sicurezza di non essere lasciati soli se Donald Trump dovesse declassare l’impegno della Casa Bianca per la sicurezza dei suoi alleati.
Il 2025 annuncia la continuazione degli schieramenti europei nell’Indo-Pacifico da parte di Francia, Regno Unito così come la prima edizione di una regolare esercitazione militare trilaterale che coinvolge Regno Unito, Stati Uniti d’America e Giappone.
Tuttavia, ci sono alcune sfide legate all’impegno europeo nell’Indo-Pacifico che devono essere affrontate. Solo due nazioni europee hanno una presenza militare permanente nella regione, vale a dire le predette Francia (potenza locale d’area) e Regno Unito. Altre, ad esempio i Paesi Bassi, inviano le loro navi militari regolarmente ma solo per un breve periodo di tempo, o irregolarmente quando hanno risorse disponibili come l’Italia. Germania e Italia potrebbero aver effettuato schieramenti storici nell’Indo-Pacifico nel 2024, ma se saranno in grado di inviare costantemente le loro forze armate sarà determinato dalle condizioni di sicurezza in Europa.
Gli Stati europei hanno risorse navali limitate e quindi poca capacità di schieramento all’estero, e il loro potenziale di impegno nell’Indo-Pacifico è ulteriormente limitato dall’instabile ambiente che li circonda. Il conflitto in Medio Oriente, gli attacchi Houthi nel Mar Rosso, la guerra in Ucraina e la recente ondata di sabotaggi delle infrastrutture energetiche nel Mar Baltico richiedono di concentrare l’attenzione e le risorse più vicine a casa.
Nonostante queste sfide prossime, l’Europa, vista come volontà dei singoli Paesi, non ha solo bisogno di sostenere ma anche di aumentare il suo impegno di difesa indo-pacifico. Perché ciò accada, più Stati europei – se non la creazione di una forza navale unitaria dell’Unione Europea (che probabilmente non avverrà mai) – dovrebbero riconoscere la realtà e la crescente interdipendenza della sicurezza europea e indo-pacifica. Se i Paesi più piccoli, anche simbolicamente, si unissero alle missioni slegate europee nella regione e gli schieramenti fossero coordinati a livello UE, allora raggiungere la permanenza e la regolarità di una presenza europea su larga scala potrebbe diventare realizzabile.
Si dovrebbe comunque promuovere un allineamento politico più profondo e un fronte europeo unito per quanto riguarda le sfide indo-pacifiche, almeno tra gli Stati già in qualche modo impegnati nella sicurezza nella zona, poiché raggiungere un pieno consenso tra tutti gli Stati membri dell’UE sembra, come abbiamo già detto, irrealistico data la mancanza di tale accordo, come anche nel caso di sostegno all’Ucraina.
Intanto il 2024 ha svelato il potenziale per un impegno militare europeo più efficace in quello scenario ed il 2025 dovrebbe sfruttare questo slancio e portare una presenza difensiva ancora più rafforzata degli Stati europei nell’Indo-Pacifico.
A questo proposito anche i Paesi Bassi stanno prendendo iniziative per proprio conto. Il generale giapponese Yoshihide Yoshida, che svolge la funzione di Capo di Stato Maggiore, il 17 gennaio 2025 è stato ospite all’Aia del comandante delle forze armate, gen. Onno Eichelsheim, e del ministro della Difesa Ruben Brekelmans. Il massimo funzionario militare giapponese e Brekelmans hanno discusso delle minacce e degli sviluppi geopolitici nell’Indo -Pacifico.
Eichelsheim aveva già fatto visita al generale Yoshida in Giappone nell’aprile 2023. Entrambi i generali conclusero quindi che la situazione nell’Indo-Pacifico richiede maggiore attenzione e cooperazione. Lo scopo principale è promuovere e proteggere l’ordine giuridico internazionale nella regione. Un Indo-Pacifico sicuro è di fondamentale importanza.
Gli sviluppi in materia di sicurezza in Europa sono direttamente correlati a quelli nell’Indo -Pacifico. L’Indo-Pacifico è un’importante regione di crescita economica nel mondo. Yoshida non ha limitato la sua visita alla Ministero della Difesa all’Aia. La delegazione ha visitato, tra le altre cose, il Centro di riabilitazione militare di Doorn e le forze speciali. Qui ha studiato la gestione congiunta di queste unità. Come i Paesi Bassi, anche il Giappone sta istituendo un Centro operativo congiunto.
Nel 2025 si celebrano i 425 anni di relazioni diplomatiche tra Giappone e Paesi Bassi. La visita di Yoshida ha quindi rappresentato un importante punto di partenza per l’ulteriore consolidamento della cooperazione militare tra i due Paesi. Il Giappone ha una popolazione di circa 125 milioni di persone e un’organizzazione di difesa composta da 250mila soldati e 56mila riservisti. Con la recente riforma delle Forze di autodifesa giapponesi, il Paese sta cercando maggiori collegamenti e sostegno a livello internazionale. Questo perché vi è sempre in atto la rivalità storica dei Paesi limitrofi, quali Repubblica Popolare della Cina, Russia e Repubblica Popolare Democratica della Corea (nord).
La visita dimostra i buoni rapporti tra Giappone e Paesi Bassi. I Paesi Bassi sono stati regolarmente presenti nell’Indo -Pacifico in termini militari. Ciò è in linea con la crescente attenzione di Amsterdam e dei loro alleati per un Indo-Pacifico sicuro. Inoltre, da questo mese, la Difesa dei Paesi Bassi prende parte al Comando delle Nazioni Unite nella Repubblica di Corea (sud).




