
di Giuseppe Augieri
Se Meloni non ci fosse, e l’Italia fosse guidata da un personaggio, magari anonimo, magari senza coloritura politica, forse alcuni recenti passaggi della ricerca della pace in Ucraina potrebbero essere classificati come messi in moto opportunamente e con un qualche successo.
Alcuni esempi, secondo me importanti:
• «Von der Leyen dà ragione all’Italia», che ha aperto il filone di una presa di distanze dal progetto iniziale, dando voce alle perplessità di alcuni Paesi. La Spagna tra essi. Si passa da “ReArmEU” a “Readiness30”. «È un ambito più ampio: non c’è solo il finanziamento». Ci sono anche «le priorità, l’infrastruttura, la mobilità militare, le lacune di capacità tecnologica… E c’è anche la guerra elettronica moderna». Bene. Bisognerà vigilare che questo non sia solo un nominalismo che non cambia la sostanza: ma intanto il titolo cambia e con esso la dichiarazione degli obiettivi. E degli sviluppi industriali. Se fosse realizzato davvero ridisegnerebbe anche i contorni del previsto maxi-investimento, che avrebbe – anche per effetto di alcuni errori di strategia economica di Trump – effetti del tipo del QE di draghiana memoria. Ed infatti, è proprio di Draghi la sollecitazione in questo senso. Tecnicamente corretta, politicamente tutta da costruire.
• Macron apre all’idea italiana di mandare l’ONU in Ucraina. Passare dalle truppe europee “di contrasto” a eventuali azioni belliche russe ad una ipotesi di 4 livelli d’interposizione per garantire il mantenimento della pace non è un piccolo passo. Caschi blu da Paesi non europei da schierare nell’eventuale zona demilitarizzata per verificare il rispetto della tregua. Poi un secondo anello composto da forze ucraine. Poi un terzo, con i «volenterosi» al confine occidentale ucraino. Il quarto sarebbe il backstop Usa. Un progetto credibile, molto più aderente allo spirito di un controllo forte ma senza donchisciottesche velleità.
• L’idea dei “volenterosi”, espressione dell’ orgoglioso distinguo europeo dalle posizioni di Trump, dopo la richiesta della Cina di farne parte, è derubricata a barzelletta, come era stato esplicitamente previsto dalle perplessità italiane. Vedremo se questa iniziativa avrà successo: ma intanto rende l’ipotesi di una tregua, e poi di una pace, più concreta. Potrebbe la Russia inimicarsi la Cina? Ed il segnale di una entrata della Cina, finora ostinatamente chiamatasi fuori dal conflitto, in posizione di partecipante al peacekeeping è un messaggio forte a Putin; e da ragione a chi ha voluto forzare la mano su una presenza ONU. Come valutarlo, se non positivamente?
• Resta sospesa nell’aria, ma sembra acquisire consensi, l’idea proposta dall’Italia di accettare che l’Ucraina non entri nella NATO ma che possa avvantaggiarsi dell’applicazione dell’articolo 5. Sono scaramantico e non approfondisco. Incrocio le dita perché, basta riflettere, l’effetto sarebbe dirompente per tutta l’Europa. Specie se allargata ad altri casi.
Fermiamoci qui per ora. Meriti particolari all’Italia non li assegnerei, se non quello di aver avviato e sostenuto azioni di buon senso, senza il timore di prendere le distanze dai riottosi. Alla fine non si è stati lasciati isolati come qualcuno temeva. E non c’era, com’è evidente, nessuna voglia di protagonismo “sovranista”.
Il problema è che l’Italia, in questo momento ed in questo frangente, si chiama Meloni. E, improvvisamente, il buon senso diventa materia di contrasto politico. Così che queste posizioni, che stanno contribuendo a dare uno sbocco, o almeno ad avviarlo, sono state assunte con il dissenso, col “maldipancia”, dell’opposizione Italiana. Che avrebbe potuto invece fare un lavoro di raccordo tra questo buonsenso e posizioni più “disegnate con l’accetta” negli schieramenti europei di appartenenza.
Oggi esse, e noi in esse, potremmo gloriarsi di un successo: qualcosa che non assaporiamo da anni. Peccato!



