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EUROPA, DEVE CONTARE L’OPINIONE DEGLI ELETTORI

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E se avessero avuto ragione loro?

di Francesco Pontelli

Non si può non osservare con un certo disappunto come alla fine delle trattative politiche all’interno delle sedi istituzionali europee, lontano dai riflettori mediatici, tutto appare tornato esattamente agli asset precedenti le elezioni europee del 2024.

Con profonda amarezza si annota come nessuna componente politica italiana, e tantomeno quelle che avevano promesso un peso maggiore del nostro paese, non tanto in rapporto agli incarichi istituzionali ma in funzione di un cambiamento radicale delle priorità, abbia dimostrato di avere alcuna intenzione e tantomeno capacità di rispondere alle legittime aspettative di un elettorato sempre più euro scettico (tenendo nella dovuta considerazione anche il valore dell’astensione).

Ne sia prova, di questo deleterio e ideologico atteggiamento politico, la stessa contrapposizione tra maggioranza ed opposizione italiana in relazione al semplice posizionamento all’interno dello schieramento parlamentare europeo, e comunque mai in funzione degli interessi dell’Italia.

Lo scenario europeo in pratica rappresenta l’ennesimo palcoscenico all’interno del quale si possono consumare le rivalse politiche e ideologiche tra i rappresentanti delegati italiani al Parlamento Europeo.

Del resto, il livello viene confermato anche all’interno dello stesso Parlamento italiano, all’interno del quale si consuma la classica contrapposizione partitica in relazione ad una riforma istituzionale, ancora priva di un qualsiasi riferimento al sistema elettorale ed elemento determinante nel giudizio complessivo, assolutamente ingiudicabile, mentre nel Parlamento volano stracci ed insulti.

In questo contesto Nazionale, purtroppo anche i risultati delle elezioni europee dimostrano senza possibilità di dubbio come queste non abbiano la possibilità di operare per il conseguimento di un cambiamento delle priorità, soprattutto economiche sacrificate alla deriva ideologica della transizione energetica ed ecologica.

Quindi, la realtà politica europea dimostra senza alcuna esitazione come avessero ragione coloro i quali non si sono recati alle urne ugualmente a chi abbia votato scheda bianca, oppure annullato il voto.

La triste realtà contemporanea europea dimostra, in buona sostanza, come avere votato a destra o sinistra non sia stato in grado di modificare assolutamente nulla, in quanto gli esiti delle trattative politiche in sede Europea esprimono la solita continuità con l’asset politico precedente.

Parlamento partiti ed istituzioni europee, in ultima analisi, rappresentano la patologia della stessa Unione Europea, i quali  non hanno alcuna intenzione di rispondere alle aspettative della maggioranza degli elettori, oltre ovviamente a non possedere un minimo sindacale di capacità e sensibilità politica per comprendere l’evoluzione anche degli ultimi anni.

Prova ne sia che nel 2023 la Cina abbia aumentato la propria capacità energetica di 43.700 GW grazie alle nuove centrali a carbone, dimostrando ancora una volta come il problema dell’inquinamento risieda in estremo Oriente.

Nel frattempo, la scelta puramente ideologica relativa alla transizione ecologica ed energetica verrà mantenuta anche nei prossimi cinque anni, in quanto rappresenta la giustificazione per mantenere in vita una classe politica incapace di proporre visioni articolate e complesse di un mondo e di uno scenario globale.

In altre parole, l’ideologia serve a coprire l’incapacità complessiva di una classe politica incapace di avere visioni idonee ad un mercato articolato come quello globale.

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  • Redazione

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