Home Economia e finanza ECONOMIA, PERCHE’ LA CORDA DEL BOIA NON FUNZIONA PIU’

ECONOMIA, PERCHE’ LA CORDA DEL BOIA NON FUNZIONA PIU’

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di Marco Sarli
 
L’ex Governatore della Banca d’Italia, Guido Carli, in merito agli aumenti dei tassi d’interesse ufficiali soleva parlare di una “corda del boia” che a fronte di tensioni sui prezzi derivanti da shock esogeni o endogini avrebbe immancabilmente agito dal lato della domanda aggregata e dal lato dell’offerta.
Erano tempi quelli (anni Sessanta e Settanta) nei quali era molto difficile per le imprese scaricare in tutto o in parte l’aumento dei costi di produzione (incluso ovviamente il costo del denaro) sui prezzi con il risultato che all’aumento dei prezzi corrispondeva, seppure con ritardo e non con copertura integrale la variazione positiva dei salari grazie al meccanismo della “scala mobile”.
Oltre a ciò si registrava un maggiore grado di elasticità della domanda rispetto alla variazione dei prezzi, basti vedere i cali della domanda a fronte dei due shock petroliferi del 1973 e del 1979.
Fu sotto il Governo Craxi che il meccanismo automatico di adeguamento dei salari ai prezzi fu disinnescato, via referendum, e venne sostituito dalla contrattazione collettiva che mediamente copre parzialmente e in ritardo gli aumenti del costo della vita ed è una delle principali ragioni della perdita di potere di acquisto di lavoratori e pensionati, ben fotografato dalle statistiche internazionali che vedono il sostanziale immobilismo delle retribuzioni e delle pensioni espresse in termini reali.
A questo triste fenomeno si aggiunge la sostanziale anelasticita’ della domanda pur in presenza di aumenti di beni e servizi a doppia cifra come accade nell’ultimo biennio con i consumatori che continuano a preferire i prodotti di “marca” rispetto ai ben più economici succedanei, per non parlare della resiliente vischiosità dei prezzi verso il basso pur in presenza di nettissimi cali dei prezzi all’ingrosso.
Tutto questo ha svariate determinanti ma la prima è rappresentata da una forma di mercato scarsamente concorrenziale con fortissimi elementi oligopolistici contro i quali l’Antitrust italiano e quello europeo hanno evidentemente le armi spuntate così come accade negli USA e in Gran Bretagna.
Ai principali protagonisti dell’economia dell’avidità gli aumenti dei tassi d’interesse ufficiali fanno più o meno il solletico a meno che non raggiungano livelli talmente elevati da deprimere la domanda aggregata in maniera davvero significativa, deprimendo brutalmente il mercato immobiliare e l’ampio mercato del credito alle famiglie nelle sue varie articolazioni, criticità che già si avvertono in Gran Bretagna e negli USA.
Il bello è che la Lagarde è pienamente consapevole di tutto ciò quando afferma che i due terzi della dinamica inflazionistica derivano dalle imprese mentre in analoghe tempeste dal lato dei prezzi questa componente era pari soltanto ad un terzo!
 
 
 

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  • Redazione

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