
di Gianvito Caldararo
Il 14 ottobre 1985 il senatore Giovanni Spadolini, ministro della difesa del governo Craxi, indirizza al presidente del Consiglio dei ministri , nella veste di segretario del PRI, la seguente lettera :
” Caro Presidente, in seguito alla conduzione delle fasi conclusive della vicenda dell'”Achille Lauro “, e in particolare alla tacita ma evidente ripulsa della richiesta repubblicana di una consultazione di governo prima di assumere le decisioni relativa alla partenza dei componenti dell’aereo egiziano presenti a Roma, ti comunico che il PRI non può aderire a nessun documento politico-parlamentare che in qualunque modo approvi la condotta seguita : in quanto essa ha investito interessi politici e morali, che riguardano non soltanto i nostri rapporti internazionali, che ne sono risultati profondamente turbati, ma anche e soprattutto i fondamenti della lotta al terrorismo e, in essa, la funzione della giustizia italiana ( la magistratura inquirente non ha avuto il tempo e il modo di svolgere le sue essenziali funzioni ). Non ravviso conseguentemente l’opportunità di un Consiglio di gabinetto incaricato di gettare le basi di un documento cui noi comunque non potremmo aderire. Ti prego di credermi, Tuo Giovanni Spadolini “.
La conseguenza di tale lettera fu la crisi del primo governo Craxi, con il ritiro della fiducia del PRI. Quello che viene impropriamente ricordato come ” l’incidente di Sigonella ” – scrive Umberto Cicconi – ” fu invece un episodio che conferì grande dignità e prestigio al nostro Paese “.
Infatti, sostiene Cicconi, quale governo italiano prima di allora aveva mai rifiutato una richiesta degli americani ? Quale statista aveva osato dire no al Presidente degli Stati Uniti ? Lo stesso Umberto Cicconi, narra la vicenda di un incontro a Ciampino tra Craxi e Spadolini, il quale disse a Spadolini : ” Io non sono meno filo americano di te, ma debbo pensare prima al mio Paese. E lo stesso dovresti fare tu. Se hai paura, dimettiti da ministro, ma non mettere in crisi l’intero governo “.
Gli americani avevano già capito e apprezzato l’atteggiamento patriottico di Craxi. Neppure per Craxi , ricorda Cicconi, ” fu facile rifiutarsi di consegnare Abu Abbas e il suo gruppo di terroristi agli americani. C’era chi gli suggeriva di non dare i terroristi agli USA, ma non di liberarli. Potevano rimanere in una prigione italiana e processarli come criminali comuni. Così la giustizia avrebbe fatto ugualmente il suo corso “. Craxi disse : ” Uno statista deve pensare alla incolumità e al benessere degli italiani non alla giustizia, che è un concetto politico non oggettivo e assoluto “. L’URSS aveva posto il veto alla consegna dei palestinesi. Craxi aveva la preoccupazione degli atti di terrorismo che avevano già colpiti gli altri paesi occidentali. Il presidente americano, Ronald Reagan, aveva capito il grande pericolo in cui l’Italia si trovava e la delicata partita diplomatica che Craxi stava giocando. Propose quindi a Craxi che ognuno avrebbe usato liberamente la propria strategia. Se l’Italia avesse consegnato il commando palestinese agli egiziani, gli USA avrebbero cercato di intercettare l’aereo e catturare ugualmente i terroristi. Ma se Abu Abbas e i suoi complici fossero caduti nelle mani degli americani la colpa sarebbe comunque ricaduta sugli italiani. Bisogna evitarlo a tutti i costi. L’aereo egiziano doveva arrivare a sorvolare un territorio arabo prima che i Caccia di Reagan sopraggiungessero dalla Spagna. L’unico modo era di trovare un aeroporto nella parte orientale della Sicilia in modo che, appena decollato, l’aereo arrivasse sul territorio arabo prima di essere raggiunto dai caccia americani. Sigonella era appunto un aeroporto militare in disuso sin dal tempo della Seconda guerra mondiale, ma dalla pista ancora agibile. La notte stessa, verso l’una e mezza, ricorda Cicconi, arrivò la telefonata di Reagan a Craxi. Una telefonata dai toni non certamente da disputa tra avversari nè da conversazione tra due persone in disaccordo. E poi, sottolinea Umberto Cicconi, ” da quel momento gli incontri con Reagan, anche durante i successivi G7, abitualmente caratterizzati da enormi tensioni, furono improntati a una maggiore cordialità e anche a un grande rispetto. Sembravano amici di vecchia data. La sua fermezza di carattere fece raggiungere per il nostro Paese importanti traguardi all’estero.





