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CINA O STATES? TERTIUM NON DATUR

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Ormai lo scontro è globale e totale, così come è totale e ormai alla luce del sole lo scontro, tutto italiano, tra la presidenza della Repubblica e il Governo.

Inutile nasconderlo.

L’arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump ha, in pochi giorni, fatto macerie di trent’anni di politiche neocon, che nella declinazione politica hanno significato il dominio del progressismo che, nel tempo, ha rivelato il suo vero volto, con le politiche woke, gender, green, climate change, cancel culture e via discorrendo.

Le politiche neocon negli Usa sono state incarnate a pari merito dal Partito democratico e dal Partito repubblicano in versione Bush. Risultato: due guerre perse in Afghanistan e Iraq, il disastro nel Medio Oriente e una guerra in Europa, frutto di un accerchiamento Nato della Russia, voluto dal clan Clinton e da Obama, con la connivenza di Biden, Victoria Nuland e George Soros. Accerchiamento che ha fatto sentire la Russia sotto attacco e che ha indotto il Cremlino a fare quel che ha fatto, ossia a invadere l’Ucraina, impedendo, in questo modo, la possibilità che l’Ucraina entri nella Nato, con tutto quanto ne consegue anche negli accessi di Mosca al Mar Nero.

In pochi giorni Donal Trump ha riavviato il dialogo con Mosca, ha, a quanto pare, convinto Kiev a sedersi attorno a un tavolo per trattare e ha proposto di sostituire un confronto bellico con un accordo economico che, e qui siamo al punto dolente, esclude l’Unione Europea e, se tutto va bene, può includere alcuni Stati e non altri.

La Germania, che aveva già posto la sua candidatura allo sfruttamento delle terre rare, esce ancora una volta sconfitta, così come esce a pezzi la Francia di Macron, che tenta disperatamente di introdursi nel nuovo corso mostrando i muscoli, dichiarando di mandare i suoi soldati in Groenlandia per tenere a bada Trump.

In buona sostanza, la Germania, ormai con al collo il cappio cinese e la Francia, espulsa dal Sahel, tentano di far credere che ci sia ancora l’asse franco tedesco e si oppongono in tutti i modi possibili alla politica estera di Donald Trump, che è molto simile a quella interna e punta a distruggere, con una velocità impressionante, tutto quello che i neocon hanno costruito in trent’anni.

Per l’Europa questo significa che il campo di intervento politico dei progressisti è sempre più asfittico e che l’Europa, se vuole sopravvivere tecnologicamente, deve scegliere se stare con gli Usa o stare con la Cina.

Di suo ha la politica green, il woke gender fluid parigino e una prospettiva di suicidio economico.

Se in pochi mesi, dall’elezione di Trump ad oggi, il mondo tecnologico americano si è spostato di 180 gradi, così come lo ha fatto il Pentagono con Palantir, l’Unione Europea è ferma al nulla, ossia a condannarsi ad un declino tecnologico e industriale che farà del Vecchio Continente la preda di Xi Jinping.

La Francia, governata dal pupillo dei Rothschild, rimane abbarbicata alle logiche finanziarie, già tramontate negli Usa, con lo spostamento di colossi come Black Rock e, guarda caso, chiama a raccolta la filiera degli amici dell’Eliseo per uno scontro già perso e che ha visto, proprio l’altro ieri, la pronta ritirata dell’Inghilterra invitata al Consiglio europeo dal quale i 27 sono usciti a pezzi.

In questo contesto va inserito il discorso tenuto mercoledì dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Marsiglia su invito dell’università di Aix-Marseille, che gli ha consegnato l’onorificenza accademica di Dottore Honoris Causa.

https://www.quirinale.it/elementi/127308

Mattarella ha parlato della storia del Novecento e dell’importanza e del ruolo che hanno avuto le organizzazioni internazionali nel mantenere la pace. Ha parlato del nazismo, degli «errori compiuti dagli uomini nella storia» e della «necessità di agire ricordando le lezioni della storia», in un mondo attraversato da guerre e da grandi cambiamenti, un mondo in cui riemergono «sfiducia nella democrazia, unilateralismo e nazionalismi», un mondo in cui «si riaffaccia, con forza […] il concetto di “sfere di influenza”, all’origine dei mali del XX secolo».

“L’odierna aggressione russa all’Ucraina”, ha detto Mattarella, è della stessa natura di quelle del Terzo Reich.

Assimilare la Russia al Terzo Reich e, conseguentemente Putin a Hitler, significa dare, di fatto, una mano a chi non vuole che ci sia una trattativa con Putin e significa mettersi di traverso agli sforzi degli Usa di Donald Trump e, comunque, alla postura Usa.

Lo stesso dicasi riguardo alle sfere d’influenza e ai neo-feudatari. Due concetti che indirettamente chiamano in causa Elon Musk e, conseguentemente, la filiera tecnologica che si è spostata verso i repubblicani di Donald Trump, compresa, va ripetuto, quella del Pentagono, con tutto ciò che ne consegue in relazione alla Nato e alla pretesa, mai morta, del piccolo napoleone francese, pupillo, va sempre ricordato, dei Rothschild, di essere alla testa di un improbabile, per non dire impossibile, esercito europeo.

Mattarella ha aggiunto che alla questione delle “sfere di influenza” che la sua generazione «ha combattuto», si affianca oggi un altro tema che rappresenta un pericolo per la pace e la democrazia: […] quello di figure di neo-feudatari del Terzo millennio – novelli corsari a cui attribuire patenti – che aspirano a vedersi affidare signorie nella dimensione pubblica, per gestire parti dei beni comuni rappresentati dal cyberspazio nonché dallo spazio extra-atmosferico, quasi usurpatori delle sovranità democratiche”.

L’attacco, sia pure indiretto a Elon Musk non riguarda semplicemente un’espressione storico politica generale, ma si cala direttamente in scelte politiche attualissime che riguardano il Governo, come la possibilità di attivare Starlink.

L’alternativa europea di iris2 non esiste e, pertanto, la vera alternativa sarebbe cinese.

L’Europa e l’Italia devono decidere se stare con gli Usa e con l’Alleanza Atlantica o con la Cina, perché l’Unione Europea, con le sue politiche progressiste e globaliste ha fatto fallire ogni possibilità di essere un player mondiale. L’Unione Europea, piaccia o non piaccia a Sergio Mattarella, è un rottame in progressivo disfacimento e la Francia non è un soggetto politico in grado di competere con gli Usa, con la Russia e nemmeno, ovviamente con la Cina. La grandeur è materia da gradassi.

“A inizio gennaio – scrive il Post -, alcuni funzionari della presidenza della Repubblica avevano espresso forti dubbi sull’accordo che il governo italiano sta definendo con Elon Musk sul progetto che riguarda Starlink: un progetto che consentirebbe all’Italia di utilizzare i servizi di telecomunicazione satellitare offerti dalla società SpaceX, di proprietà di Musk, in ambiti istituzionali e militari molto delicati, in cambio di 1,5 miliardi di euro nei prossimi cinque anni.

La questione, pertanto, che si pone oggettivamente, è se Sergio Mattarella è il Capo della Stato, garante della Costituzione, neutrale nei confronti delle scelte politiche che competono al Governo, liberamente eletto dal Parlamento e sua volta liberamente eletto dal popolo, o se costituisce un contropotere che esprime politiche contrarie a quelle del Governo.

Va capito se i funzionari della presidenza della Repubblica sono dei servitori dello Stato che, nella presidenza della Repubblica ha il suo massimo elemento di garanzia costituzionale, o se sono una sorta di governo ombra contrario alle politiche del legittimo governo nazionale. Nessuno ha legittimato i funzionari del Quirinale a esprimersi e nemmeno a pensare. Zampetti, che è il segretario generale, dovrebbe ricordarglielo.

La questione non è solo interna, ma internazionale, in quanto una presidenza della Repubblica che si mette in rotta di collisione con gli Usa rappresenta un problema assai serio per l’Italia e per gli interessi degli italiani.

L’Italia, in questo preciso momento, nel quadro internazionale deve decidere se sta con la Cina o con gli Usa, se è un Paese che si erge a fortino delle politiche neocon in disfacimento o se guarda al futuro, ormai disegnato e ampiamente comprensibile nelle scelte operate negli Usa.

Il partito filo cinese in Italia non può che essere in netto contrasto con la politica degli Usa. Politica che vede in poco tempo distrutti i fortini neocon, con il licenziamento di migliaia di funzionari e la eliminazione di agenzie che operano in campo internazionale.

Lo sbarco in Normandia dello staff di Donald Trump presuppone che i fortini siano eliminati.

Se si guarda a Medio Oriente, anche in questo caso, con le proposte dia Donald Trump su Gaza e nei confronti dell’Iran, è del tutto chiaro che siamo nel periodo degli stracci che volano, sotto i quali, probabilmente, ci sono già accordi che escluderanno la via Della Seta a vantaggio della Via del Cotone.

Sotto Gaza nuona riviera del turismo si cela Gaza porto sul Mediterraneo per l’Arabia Saudita.

Non solo. In discussione c’è anche l’influenza dei Fratelli Musulmani, oggi sostenuta dalla Turchia, con la conseguenza, ancora una volta, di mettere in discussione i rapporti neocon con il mondo arabo. Rapporti che sono arrivati alla fine della corsa, con una probabile entrata in scena, pesantemente, dell’Arabia Saudita.

Se chiudere al guerra in Ucraina significa rispettare il giardino di casa della Russia, chiudere la presenza di Hamas a Gaza e limitare quello della Turchia in Siria significa, ad esempio, chiedere alla Russia di impedire all’alleato iraniano di avere l’atomica in cambio di una ripresa di influenza di Teheran nel quadro medio orientale a discapito della Turchia.

Le esternazioni politiche di Sergio Mattarella si pongono, obbiettivamente, in contrapposizione a quelle di Donald Trump ma, va ribadito, le scelte di politica estera sono del Governo e non del Quirinale.

Il problema di un contrasto netto tra Palazzo Chigi e il Quirinale è ormai alla luce del sole.

C’è solo da chiedersi quanto può durare e quanto è sopportabile da chi, da Washington, pensa all’Italia come alleato e non come punto di approdo della Via della Seta.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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