
di Gianvito Caldararo
I banchieri non godono di una buona fama. Federico Rampini, notissimo giornalista e saggista, in un suo libro dal titolo “Banchieri “, nel descrivere le diverse crisi bancarie, arriva a qualificare i banchieri con parole molto severe. Arriva a definirli,: “I banchieri sono i grandi banditi del nostro tempo. Nessun bandito ha mai potuto sognarsi di infliggere tanti danni alla collettività quanti ne hanno fatto i banchieri”. In soccorso e a difesa dei banchieri, giunge Beppe Ghisolfi, che con il suo libro pure dal titolo “Banchiere”, illustra le storie di banchieri che hanno contribuito al progresso economico del Paese. Definisce i banchieri come “strateghi dell’economia e della finanza. Ma sono Uomini con la propria umanità che dimostrano di non appartenere ad astratti palazzi ma all’autentica economia reale”.
A tale categoria possiamo iscrivere sicuramente Carlo Messina, amministratore delegato del Gruppo bancario Intesa Sanpaolo, che riserva al sistema produttivo italiano una continua attenzione e un convinto sostegno. Ora si è reso protagonista di una vicenda che sicuramente contribuirà a “rivoluzionare” o “innovare” le relazioni industriali nel ceto bancario italiano.
Carlo Messina, per la prima volta nella storia sindacale del mondo bancario, annuncia di accogliere le richieste dei sindacati dei lavoratori bancari, senza avviare le estenuanti trattative, senza mettere su “tavoli negoziali” senza fine, senza la minaccia di scioperi. Ha motivato la sua scelta, con le seguenti parole: “Con un utile netto di 7 miliardi di euro, non ho il coraggio a guardare in faccia le persone e di cui mi metto a negoziare sugli aumenti”.
La posizione assunta da Carlo Messina, ha spiazzato l’ABI – Associazione Bancaria Italiana – il cui presidente Antonio Patuelli, ha solo detto: “Non mi esprimo”. Mentre i colleghi banchieri delle principali banche italiane, sono rimasti sorpresi e non l’hanno proprio presa bene. Infatti, la decisione assunta da Carlo Messina, ha già creato delle fratture nell’ambito del sistema bancario italiano. Il dott. Pier Luigi Montani, amministratore delegato di BPER Banca Spa, ha condiviso la decisione dell’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina.
Carlo Messina, ha dimostrato di avere un’etica e una sensibilità sociale, dal momento che le banche vivono un momento davvero di risultati eccezionali. Infatti, le principali cinque banche italiane (Unicredit, Bpm, Intesa Sanpaolo, Bper e Mps) nell’esercizio 2022 hanno registrato un utile netto di 12,8 miliardi di euro, in crescita del 66% rispetto all’anno precedente. Mentre nel primo trimestre 2023, le citate banche italiane, senza il Mps, hanno registrato un utile netto di 4,8 miliardi di euro, in crescita di tre volte rispetto al trimestre dell’anno 2022.
Sono cifre così elevate, che una eventuale chiusura alle richieste dei sindacati sarebbe apparsa insostenibile ed eticamente insopportabile, soprattutto in presenza anche di “corposi dividenti” da distribuire ai soci e alle compagini societarie delle banche.
La decisione di Carlo Messina, può costituire l’avvio di una forte innovazione nelle relazioni industriali e finanche l’avvio della tanto dibattuta questione della partecipazione dei lavoratori alla gestione delle aziende.
Infatti, il quadro legislativo di riferimento è purtroppo monco. Il legislatore costituente ha previsto all’articolo 46 della Costituzione “il diritto dei lavoratori a collaborare alla gestione delle aziende”, ma non essendo stata approvata nessuna legge quadro in tal senso il diritto del lavoratore è stato, fino ad oggi, disatteso dal legislatore ordinario.
La partecipazione di tipo finanziario dei lavoratori nella gestione delle aziende, sarebbe necessaria sia ai “fini della elevazione economica e sociale del lavoro” , sia per superare le disuguaglianze e accrescere la responsabilità del lavoratore. In questo senso, la decisione assunta da Carlo Messina, amministratore delegato del noto Gruppo bancario Intesa Sanpaolo, può costituire il seme di una importante evoluzione nel rapporto lavoratore-azienda.





