
La giunta piddina di Brescia ha deciso di non illuminare Palazzo Loggia, sede del Municipio, con la bandiera di Israele, così come hanno fatto le maggiori istituzioni italiane ed europee.
Una signora, incontrando un amico, gli ha detto che stava pensando di comperare un bandierone di Israele e di andare a sventolarlo in Piazza Loggia, la piazza dove si affaccia il palazzo comunale.
Il mio amico le ha risposto: “Cara signora, visto che le opposizioni in Comune dormono e si limitano ai comunicati, sarà lei l’opposizione”.
Non dorme Silvia Quilleri, vicepresidente dell’Associazione Italia Israele di Brescia e figlia di Sam Quilleri, esponente di spicco delle Fiamme Verdi, la quale in un comunicato scrive: “Ci indigna e ci preoccupa che l’amministrazione non abbia accolto la richiesta di proiettare sul palazzo comunale la bandiera di Israele, per dimostrare solidarietà alle vittime innocenti. E’ ancora più insopportabile se si ricorda che è stata tanto sollecita nel colorare di giallo la Loggia per dimostrare solidarietà a Patrick Zaki che dopo essere stato liberato grazie alla mediazione dell’Italia ha usato parole inaccettabili contro Israele e la democrazia che evidentemente non gli appartiene”.
Il centro destra ha protestato, anche se avrebbe potuto imitare l’idea della signora.
“Riteniamo – scrive il centrodestra – che questa sia una scelta molto grave e contraddittoria, soprattutto se si pensa che la prassi di illuminare la facciata della Loggia avviene per molte questioni decisamente di minore gravità. Una scelta motivata dalla presenza in maggioranza di una forte componente ideologica anti israeliana”.
A stigmatizzare la posizione della maggioranza che regge il Comune di Brescia sono intervenuti anche gli assessori regionali lombardi di centrodestra Giorgio Maione e Simona Tironi, i quali hanno affermato: “Non è la prima volta che la maggioranza di sinistra a Brescia tiene una posizione quanto meno ambigua su Israele, ma riteniamo di una gravità inaudita la scelta del Comune di non illuminare Palazzo Loggia con i colori della bandiera di Israele. Mentre la Regione non ha esitato un secondo a illuminare Palazzo Lombardia di bianco e blu, l’amministrazione comunale ha scelto di piegarsi a una minoranza ideologica che evidentemente ritiene che alcune vittime abbiano meno valore di altre”.
L’onorevole della Lega Simona Bordonali, ha chiesto al sindaco di Brescia di ritirare il premio Brescia per la pace che nel 2021 era stato consegnato a Patrick Zaki.
L’europarlamentare leghista Angelo Ciocca ha portato il caso a Bruxelles.
La posizione del Comune di Brescia è del tutto incomprensibile a fronte di un’aggressione brutale di Hamas a Israele, con il massacro di civili e con la deportazione di ostaggi.
Si può discutere, come del resto si è discusso, sulle questioni aperte nel Medio Oriente, ma quando avvengono fatti come quelli che si sono visti, che ricordano l’efferatezza nazista, non si possono avere esitazioni.
Sorprende che l’opposizione non abbia ancora avuto la voglia e il coraggio di andare in Piazza Loggia come stava pensando di fare la signora, con un presidio permanente dove sventolino le bandiere di Israele.
Forse, per le opposizioni, è ora di svegliarsi. Anche perché Brescia, medaglia d’oro del Risorgimento e medaglia d’argento al valor militare per la Resistenza, non merita di essere macchiata da dubbi sul no deciso ed inequivocabile a efferatezze come quelle di un gruppo di terroristi come Hamas, allevati, finanziati e addestrati dall’Iran che dello Stato di Israele, da sempre, dice di volere la distruzione.
L’attacco di Hamas, come hanno capito anche i bambini, è un attacco non solo a Israele, ma all’Occidente, in quanto è teso a far saltare gli Accordi di Abramo e a distruggere sul nascere la Via del Cotone che necessita di un accordo tra Israele e l’Arabia Saudita.
L’attacco di Hamas, oltre ad essere efferato, è un attacco all’Occidente. Lo stanno capendo le cancellerie di tutta Europa, ma evidentemente a Palazzo Loggia c’è chi non capisce o, peggio, non vuol capire.





