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NON CAPIAMO L’ASIMMETRIA. IL CASO DELLA GUERRA IN ISRAELE

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di Paolo Raffone

E’ molto facile e comodo guardare il mondo capendolo e pensandolo come proiezione di noi stessi. Siamo accecati dalla scientificità lineare newtoniana derivata dalla teoria della relazione simmetrica di causa ed effetto. Non riusciamo più naturalmente a vedere e concepire minacce e pericoli non prevedibili perché asimmetrici, cioè che esistono e si sviluppano secondo paradigmi che non sono né lineari o binari né simmetrici. Inoltre, la grandezza e la potenza di un’organizzazione umana (burocrazia) rendono ancor più difficile percepire e capire i segnali asimmetrici che possono condurre a una minaccia o un pericolo. Eppure antichi saperi (Sun Zu) e più recenti scoperte scientifiche (meccanica dei quanti) ci indicano che guardare non basta a capire. Per capire bisogna vedere dentro eliminando la distorsione riflessa della nostra proiezione. L’imprevedibile è più che mai reale. In pratica, poiché ciò che vediamo non è ciò che è, rischiamo di capire tutt’altro e quindi eludiamo le opportune precauzioni oppure reagiamo in modo sbagliato. L’educazione alla spiritualità svolgeva il compito di farci vedere l’invisibile. Invece, l’eccesso di certezze fornitoci dallo scientismo e soprattutto dalle tecnologie ha fatto perdere all’essere umano la consapevolezza e la conoscenza delle proprie vulnerabilità e dei fattori indiretti di fragilità. Ciò spiega perché da vari decenni le strategie di sicurezza nei paesi più ricchi e avanzati tecnologicamente si sono ossificate sul fattore quantitativo (sempre più potenza e rapidità) riducendo quello qualitativo (intelligence umana). La logica di queste strategie di sicurezza è basata sulla erronea convinzione che si combatte uno scontro frontale nel quale vince la parte più dotata di mezzi e forza di fuoco. Conseguentemente, le azioni delle forze di sicurezza sono state concentrate su interessi sempre meno vitali tralasciando, invece, i molti altri centri di gravità. Questo è avvenuto nonostante l’esperienza, dalla guerra del Vietnam in poi, dimostri che l’avversario non vince, perché non può, con un attacco simmetrico (lineare e frontale) bensì con una varietà di diverse strategie asimmetriche che fanno leva sulle vulnerabilità e i centri di gravità degli obiettivi da sconfiggere. Nelle strategie asimmetriche l’effetto sorpresa gioca un ruolo importante. A titolo di esempio, azioni strategiche asimmetriche possono essere: la manipolazione informativa finalizzata a modificare le percezioni; minacce coercitive; infiltrazioni informatiche; distruzioni materiali; sfiancamento morale e psicologico; attacchi ad obiettivi strategici. Azioni operative asimmetriche, a titolo di esempio, possono essere: blocco economico e militare; operazioni militari distruttive; perturbazione politica e economica. Per conoscere in anticipo le strategie e le azioni asimmetriche l’intelligence è fondamentale per fornire al potere centrale (politico o militare) elementi sufficienti per decidere in modo informato se lanciare una controffensiva preventiva oppure di rappresaglia.

Si noti che le asimmetrie contano anche negli obiettivi politici e strategici. Ad esempio, nella guerra dello Yom Kippur del 1973, gli israeliani scartarono la possibilità di un attacco egiziano perché vedevano gli obiettivi egiziani simmetricamente, supponendo che il controllo totale della penisola di Suez fosse tutto ciò che contava, e quindi l’Egitto non aveva prospettive di vittoria. Due mesi prima dell’attacco a sorpresa egiziano, il ministro della Difesa israeliano Moshe Dayan ha dichiarato all’Israel Staff College: “L’equilibrio delle forze è così a nostro favore che ha neutralizzato le considerazioni e i motivi arabi per l’immediata ripresa delle ostilità”. Gli obiettivi egiziani erano asimmetrici: “Il fermo controllo militare egiziano di una sostanziale striscia di territorio sulla riva orientale del Canale sarebbe considerato un successo”. In questo contesto, l’accumulo egiziano della fine dell’estate a ovest di Suez e il dispiegamento di sistemi SAM e di un gran numero di missili anticarro trasportati dalla fanteria avrebbero dovuto essere piuttosto minacciosi per Israele. Se gli obiettivi strategici dell’Egitto fossero stati compresi a Tel Aviv, le sue mosse tattiche e operative avrebbero potuto essere apprezzate e contrastate in modo più efficace[1].

Dopo le azioni di Al Qaeda nel 2001 negli Stati Uniti, gli apparati occidentali di sicurezza e di difesa hanno subito una profonda riforma intesa a dotarli di capacità e mezzi adatti a prevenire, contrastare e sconfiggere strategie ed azioni asimmetriche che costituiscono una minaccia agli interessi nazionali o alla sicurezza dei cittadini. E’ noto che in quest’ambito, anche per ragioni congiunturali e geografiche, gli apparati di Israele sono tra i migliori al mondo.    

Tuttavia, esattamente cinquant’anni dopo la citata guerra dello Yom Kippur, Israele ha subito una pesantissima azione asimmetrica che ha sconvolto il paese. Ad operazioni in corso, non è possibile capire se l’intelligence israeliana avesse avvertito il governo del pericolo imminente. Neppure è possibile accertare se altri servizi di intelligence, ad esempio americani ed egiziani, avessero delle informazioni utili. L’unico elemento certo, ad oggi, è che il governo di unità nazionale formatosi immediatamente dopo i tragici eventi ha deciso di lanciare una pesantissima rappresaglia. Possiamo solo notare che la rappresaglia, per quanto ne possiamo sapere finora, è un’azione iniziata in modalità miste simmetriche (bombardamenti aerei e missilistici e forse azioni militari di terra) ed asimmetriche (blocco totale di tutti i rifornimenti e accessi, distruzioni significative di infrastrutture civili e militari, e manipolazione informativa sia riguardo agli esecutori e presunti mandanti sia riguardo agli obiettivi della rappresaglia “nulla sarà come prima”).

Le tragiche cronache che arrivano da Israele riferiscono di fatti reali (i molti video) compiuti da entrambe le parti. Fermarsi a quelle immagini non permette di fare un’analisi perché significherebbe applicare la logica lineare di causa effetto ad una situazione molto fluida e che, nonostante la supremazia militare israeliana, resta fondamentalmente asimmetrica. Per i responsabili civili e militari di Israele è necessario interpretare l’insieme dei fatti fuori dagli schemi abituali, quindi secondo metodi e strategie asimmetriche. Forse ciò è avvenuto ma non ne abbiamo contezza. D’altra parte, non essendoci alcun dubbio che la forza militare di Israele prevalga nei confronti delle forze palestinesi di Gaza, resta la domanda di cosa fare dopo con i palestinesi e, soprattutto, come evitare che la pur comprensibile rappresaglia israeliana galvanizzi una consistente e vasta reazione asimmetrica da parte dei popoli e degli Stati musulmani.

La nostra umile opinione è che una forza che agisce con strategie asimmetriche non si vince con strategie simmetriche. Afganistan docet.   

   

 

[1] Col. Trevor Dupuy (ret.), “Elusive Victory: The Arab-Israeli Wars, 1947-74”, 3rd Edition, Dubuque, Iowa, Kendall/Hunt Publishing Company (1991)

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  • Redazione

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