
“Ascolto i consigli del mio comandante in capo”, dice Biden.
Gaffe o lapsus feudiano?
Il ‘commander in chief’, negli Stati Uniti, è il presidente, ossia lui, ma se lui ascolta i consigli del suo comandante in capo, chi è il vero comandante in capo?
La domanda non è retorica, in quanto fa i conti con una sempre più evidente incapacità di Joe Biden a rivestire il ruolo di presidente della più grande potenza del mondo e anche con la possibilità che a comandare gli Usa sia qualcun altro. Con Putin, definito “un pazzo assassino in marcia” all’inizio della conferenza, nessun dialogo, ma a Zelensky negata la possibilità di usare di utilizzare armi statunitensi per colpire obiettivi nel profondo della Russia.
Gli F16? Voleranno in Ucraina, ma non saranno combat ready.
L’Ucraina cerca un vertice di pace con la Russia prima delle elezioni americane con la presenza di Mosca.
A che gioco sporco giochiamo?
Domanda lecita, visto che in Ucraina si muore.
Riguardo alle gaffe il sempre lucidissimo Biden confonde Kamala con Trump e Zelensky con Putin e, tuttavia, afferma sicuro: “Io sono la persona più qualificata per correre per la presidenza. Ho battuto Trump una volta, lo batterò di nuovo. La campagna è ancora lunga, io continuerò ad andare avanti. Ho un lavoro da fare”.
Joe Biden, nella conferenza in chiusura del vertice Nato, ha risposto alle domande di un’affollatissima sala stampa nel primo vero test dopo il disastroso confronto televisivo del 27 giugno con Donald Trump.
Il presidente arriva sul podio con un’ora di ritardo rispetto alle 17.30 inizialmente annunciate ed esordisce con una lunga prolusione sull’importanza della Nato e sull’importanza del rapporto tra gli Stati Uniti e l’Alleanza, con riferimenti espliciti alle posizioni assunte da Trump in passato.
“Una Nato forte – dice – è essenziale per la sicurezza degli Stati Uniti. Io credo che il popolo americano sappia che il mondo è più sicuro con la Nato e che l’America sia più forte con quest’alleanza. L’America deve guidare il mondo, non può arretrare. Siamo gli Usa, siamo una nazione indispensabile”.
Poi risponde alle domande e, (lapsus freudiano?) dice: “Ascolto i consigli del mio comandante in capo”.
Ma va? Ma non è lui il ‘commander in chief’? E allora chi è il capo vero? Quello che suggerisce a Biden? Voci dall’aldilà o uomini dietro le quinte?
A parte le solite manfrine sui troppo impegni e sui fusi orari, nella conferenza c’è stato spazio per una domanda su un eventuale incontro con Vladimir Putin, definito “un pazzo assassino in marcia” all’inizio della conferenza.
“Non ho nessuna ragione per parlare con Putin. Ma non c’è nessun leader al mondo con cui non sarei pronto a interagire. Putin è pronto a parlare? Io non sono pronto a parlare a meno che lui non sia pronto a cambiare il suo atteggiamento. Putin ha un problema: in questa guerra non hanno avuto molto successo, hanno perso oltre 350mila soldati tra morti e feriti. Mentono spudoratamente su quello che accade, sono abili a controllare la comunicazione con l’opinione pubblica. Se permettiamo alla Russia di avere successo in Ucraina, non si fermerà. Leggete i discorsi di Putin dopo l’invasione, guardate qual è il suo obiettivo. Io sono pronto a parlare con qualsiasi leader che voglia parlare, compreso Putin se chiamasse e dicesse di voler parlare” ma al momento non c’è motivo per un colloquio.
Il fatto è che la realtà sta da un’altra parte.
Prendiamo, ad esempio, il fatto che giovedì Biden ha respinto le richieste di Zelenskyy di revocare le restrizioni e di consentire a Kiev di utilizzare armi statunitensi per colpire obiettivi nel profondo della Russia.
Secondo The Hill, Biden ha risposto: “Se avesse la capacità di colpire Mosca, colpire il Cremlino, avrebbe senso? Non avrebbe senso”.
“Gli ho dato [a Zelensky, ndr] – ha detto Biden – più capacità a lungo raggio, così come capacità difensiva. Sto seguendo i consigli del capo di stato maggiore dell’esercito, del segretario della difesa e del mio personale dell’intelligence. E stiamo elaborando una base quotidiana su quanto lontano dovrebbero spingersi. È una cosa logica da fare.”
Sin dall’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022, gli Stati Uniti si sono schierati fermamente contro l’uso da parte dell’Ucraina di qualsiasi arma per colpire all’interno del territorio russo, temendo che l’azione potesse essere vista come una provocazione e portare a un conflitto più ampio con Mosca.
A maggio Biden ha revocato parzialmente le restrizioni per aiutare l’Ucraina a difendere Kharkiv, la seconda città più grande dell’Ucraina, situata a sole 12 miglia dal confine con la Russia.
La Gran Bretagna ha detto questa settimana che avrebbe permesso all’Ucraina di colpire più in profondità all’interno della Russia con missili a lungo raggio forniti da Londra, e la NATO ha sostenuto la spinta dell’Ucraina per una maggiore libertà nell’uso di armi fornite dall’Occidente. Ma altri paesi come la Germania hanno seguito l’esempio degli Stati Uniti e si sono tirati indietro.
“C’è stata una decisione chiara, e il presidente americano lo ha ripetuto più e più volte, che le armi non dovrebbero essere utilizzate al di fuori del territorio ucraino”, ha affermato il cancelliere tedesco Olaf Scholz dopo il vertice della NATO. “Abbiamo apportato una piccola modifica per quanto riguarda gli attacchi che sono stati avviati nelle immediate vicinanze di Kharkiv in territorio russo. Resta nostro compito assicurarci di supportare l’Ucraina al massimo, ma non vogliamo un’escalation tra Russia e NATO. Questo richiede che siamo saggi e chiari”.
Secondo La Stampa, decisamente filo ucraina, quindi insospettabile di propaganda russa, la Russia può resistere altri quattro anni. L’intelligence Usa, scrive il quotidiano italiano, sostiene che Putin recluta migliaia di soldati, conta sulla Cina, riceve droni da Iran e Corea.
Vediamo la questione F16, i quali nella narrazione immaginifica, sarebbero l’arma fondamentale e risolutiva.
In totale, quindi, entro la fine del 2024 viene stimato che l’Ucraina possa ricevere 20 F-16, ma uno dei problemi è che il programma di addestramento dei piloti ucraini richiede tempo.
Secondo il Pentagono, in questo momento, ci sono poco più di 12 piloti ucraini che si stanno addestrando per pilotare i caccia in Danimarca e negli Stati Uniti, e dato che solo una manciata di loro si è diplomata al corso alla fine di maggio, il numero complessivo è troppo piccolo, fanno sapere da Kiev.
Il Segretario di Stato Blinken comunque potrebbe avere ragione: gli F-16 voleranno in Ucraina, ma non saranno combat ready, ossia pronti al combattimento.
Justin Bronk, analista del potere aereo presso il think tank londinese Royal United Services Institute, ha messo in guardia dal fatto che la dichiarazione potrebbe semplicemente suggerire un cambio di proprietà piuttosto che uno stato di prontezza al combattimento. Le Forze aeree ucraine potrebbero ora passare dall’addestramento sui jet detenuti e gestiti dai Paesi Bassi e dalla Danimarca alla custodia di alcuni.
Quanto affermato potrebbe infatti facilmente sottintendere che questa estate sarà effettuata la consegna ufficiale dei caccia, ma molto probabilmente i piloti non saranno ancora pronti per partecipare alle operazioni di guerra.
Nel frattempo, mentre Biden impreca contro Putin, l’Ucraina cerca un vertice di pace con la Russia prima delle elezioni americane
Secondo Bloomberg, infatti, l’Ucraina sta cercando di organizzare un secondo vertice prima delle elezioni statunitensi di novembre per cercare di raggiungere una soluzione pacifica alla guerra con la Russia, questa volta con la partecipazione di rappresentanti di Mosca.
Intervenendo martedì al Reagan Institute di Washington, DC, il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha esortato gli Stati Uniti a contribuire all’organizzazione del secondo summit per renderlo “più incisivo e realmente decisivo”.
“La Russia è aperta al dialogo, ma è necessario capire di cosa si tratta”, ha affermato giovedì il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, come ha riportato Bloomberg, citando l’agenzia di stampa russa Interfax.
C’è un senso di urgenza da parte dell’Ucraina nell’organizzare il summit prima delle elezioni americane a causa della possibilità che Donald Trump torni alla Casa Bianca, ha riferito Bloomberg. Trump si è vantato che se vincesse a novembre, porrebbe fine alla guerra entro il suo insediamento a gennaio. Ha anche sostenuto che gli Stati Uniti non continuerebbero a sostenere militarmente l’Ucraina.
A che gioco giochiamo? E chi comanda in America? Voci dell’aldilà o voci dietro le quinte?





