Home Cultura BERLINGUER DEVE MORIRE DI GIOVANNI FASANELLA E CORRADO INCERTI

BERLINGUER DEVE MORIRE DI GIOVANNI FASANELLA E CORRADO INCERTI

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Da ieri è nelle librerie ed anche nelle edicole mediante il Corriere della Sera  l’ultima fatica di Giovanni Fasanelle e di CorradoI incerti.
Nell’opera si affronta il “caso Moro” – o, più precisamente, gli effetti patologici dell’anomalia italiana- da un altro punto di vista: l’ostilità del mondo sovietico contro Enrico Berlinguer, il leader del compromesso storico e della via italiana al socialismo. Un’ostilità sorda che portò all’”incidente bulgaro”, e all’appoggio cecoslovacco al “partito armato” e al terrorismo di sinistra.
Al termine di una burrascosa visita ufficiale a Sofia, il 3 ottobre 1973, mentre si recava all’aeroporto per rientrare in Italia, sull’unico cavalcavia di una strada tutta in pianura, la Chaika blindata di Berlinguer fu investita da un camion militare, guidato da un uomo dei reparti speciali dell’esercito bulgaro. Il segretario del Pci si salvò soltanto perché l’auto andò a sbattere contro un provvidenziale palo della luce, che le impedì di cadere dal ponte. Berlinguer se la cavò con qualche graffio, ma il suo interprete morì sul colpo, e gli accompagnatori bulgari che erano con lui sulla Chaika riportarono ferite gravi.
La notizia venne nascosta all’opinione pubblica italiana per 18 anni. Fino a quando Emanuele Macaluso, nell’autunno 1991, non ne parlò in un’intervista rilasciata al settimanale Panorama, rivelando che Berlinguer era convinto di essere sfuggito a un attentato. La notizia destò scalpore, ma tutti i dirigenti comunisti dell’epoca, compresi quelli più vicini a Berlinguer, si affrettarono a smentire, accusando di complottismo il povero Macaluso e, naturalmente, Panorama. Ma per la prima ed unica volta in vita sua, la vedova Berlinguer, Letizia, rilasciò un’intervista a L’Unità, allora diretta da Walter Veltroni, in cui confermò la tesi di Macaluso. Enrico, infatti, appena rientrato da Sofia, le aveva confidato i suoi sospetti sulla natura dell’incidente, vincolandola però al segreto.
Panorama inviò in Bulgaria due suoi cronisti (Giovanni Fasanella e Corrado Incerti), che indagarono per due settimane, raccogliendo documenti e prove che confermavano ampiamente i sospetti di Berlinguer. L’intera storia di quell’inchiesta, che è continuata anche tra i documenti dell’Istituto Gramsci e della commissione Mitrokhin.
Spesso molti si chiedono: se il 3 ottobre 1973 Berlinguer fosse morto, Aldo Moro sarebbe stato sequestrato e assassinato, cinque anni dopo? Difficile rispondere. Ma il solo fatto che l’opinione pubblica se lo chieda, dimostra quanto sia forte la percezione del legame tra il caso Moro e l’affaire bulgaro.

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  • Redazione

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