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AUTOBIOGRAFIA DELLA SCUOLA DI MARIO ISNENGHI

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di Guglielmo Brighi

AUTOBIOGRAFIA DELLA SCUOLA  da De Sanctis a don Milani  di Mario Isnenghi    Collana: Biblioteca storica  Società editrice Il Mulino   Bologna

Come recita la quarta di copertina di questo atteso saggio di Mario Isnenghi, la casa editrice bolognese ci presenta una storia “molecolare”, un reticolato di memorie sul campo e nella mente professionale di un corpo insegnante, pronto a cambiare il volto di un paese ancora troppo acerbo in educazione e sviluppo.

Oggi si può affermare che di quel cimento niente è andato perduto: di quelle energie intellettuali ed umane nulla si è dissolto!

Storie di adattamento, di disadattamento, di attese e disattese, quasi il termometro sociale di un paese che cerca nell’istruzione il suo primo e vero riscatto.

Pensare che le maestre ed i maestri diventano impiegati dello Stato soltanto nel 1911 con la Legge Daneo-Credaro, istituendo i patronati scolastici comunali.

Suore italiane, suore francesi, gesuiti,frati, salesiani: l’educazione affidata al variopinto mondo confessionale.

Poco considerato e osteggiato, il ruolo degli insegnanti non è considerato nemmeno un “buon partito”, talmente basso è lo stipendio.

La scuola attravera il tempo, accompagna la società e la politica, prevedendone contraddizioni e smagliature.

Il bel lavoro storico di Isnenghi si chiude nel ricordo di don Lorenzo Milani, il parroco di Barbiana.

L’Italia ricostruita è ormai matura per affrontare il futuro. La scuola è formazione delle coscenze, educazione alla ricerca. E don Milani lo sa bene quando scrive:

“Qualche volta viene voglia di levarseli di torno, ma se perdiamo i ragazzi più difficili, la scuola non è più scuola: è un ospedale che cura i sani e respinge i malati”.

Oppure:

“Non discuterò qui l’idea di patria in sè. Non mi piacciono queste divisioni. Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri”.

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  • Redazione

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