
di Nino Orlandi
A Torino una squadraccia impedisce alla ministra Roccella di parlare, giustificando tale azione come un qualcosa derivata dalla preoccupazione correlata a un preteso ritorno del fascismo. Non siamo su scherzi a parte: siamo semplicemente di fronte a soggetti che hanno il totalitarismo nel sangue!
Che dire poi del direttore del Salone del Libro Nicola Lagioia che definisce “legittima e pacifica” la manifestazione di chi ha impedito di parlare al ministro Roccella.
Per quelli come lui, infatti, chi non la pensa come la parte politica che si autoproclama depositaria della democrazia e della verità, gli altri non hanno diritto di parlare, perché sono fascisti. Ed impedire di parlare a un fascista non è violenza. Ma, invero, sottrarsi al confronto, che la Roccella aveva a quel punto chiesto, è stata la conferma che lo
squadrismo era in platea e non sul palco.
La Schlein ovviamente attacca il governo, definendolo autoritario perché non sopporta il “dissenso”. Che dire poi di uno scrittore che ha fatto fortuna parlando di camorra che ci narra, forse da New York, che la presenza della Roccella è stata “provocatoria”.
La Schlein difendendo chi impedisce agli altri di parlare sembra, a chi non lo avesse ancora capito, di essere rimasta una sardina. Se questa è oggi la sinistra, che si definisce democratica e quindi baluardo del pluralismo e della libertà, siamo di fronte alla solita doppia verità che ci ricorda il Migliore, probabilmente dei peggiori.
Cominciamo col precisare che, chi ha impedito di parlare alla Roccella, ministro o non ministro, è un violento e uno squadrista, che vuole fare il furbacchione o che non ci arriva proprio. Come si fa a dire “Noi siamo per la libertà, la democrazia, il progresso. Perciò chi non la pensa come noi è contro la libertà, la democrazia, il progresso. Se gli impediamo di parlare, compiamo una missione salvifica per l’Umanità”. A noi vengono semplicemente in mente anche Hitler e Stalin.
Su una cosa la Schlein ha ragione, il pericolo fascista esiste davvero, li abbiamo visti anche ieri all’opera. Forse la neosegretaria a forza di pensare all’armocromia non distingue la realtà fattuale e sembra voler distinguere tra totalitarismo rosso o nero, che per noi pari sono. Poi si lamentano che resteranno all’opposizione per anni ed anni.
Per concludere come non riportare uno dei commenti di Annamaria Bernardini De Pace, avvocato, una lunga militanza nel partito radicale, che doveva presentare il volume della Roccella: “Qui al Salone del Libro sono indignata dalla violenza squadrista di chi dice di lottare per la libertà”, la quale soggiunge che «Siamo state sequestrate da una squadra di violenti. E per di più, il direttore della Festa del libro, lo scrittore Nicola Lagioia, si è affacciato alla mancata
presentazione ed è subito scappato via».
Come dare torto alla Bernardini quando si rammarica allorché soggiunge che siano davanti “Giovani che non hanno né passato, né futuro”.
Intanto a Milano apre la fiera della provetta, dove si ordinano e si vendono bambini su misura.
Amen awoman
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