
di Emanuele Cangini
L’implementazione su scala globale del capitalismo finanziario sta realizzandosi attraverso un’imponente opera di ingegneria sociale e culturale senza precedenti per dimensioni e per qualità, quindi di sommo interesse per lo studio della manipolazione correlabile.
Essa in questi anni esige, sotto pena di reazioni dei mercati “punitive”, che l’autorità politica rinunci alle proprie funzioni di rappresentanza e regolazione-mediazione tra comunità e capitalismo, ed elimini tutte le restrizioni al pieno e libero esplicarsi del perseguimento del profitto, comprese le restrizioni costituite dai principi etici storicamente introiettati e dai legami comunitari ed identitari.
Questo processo ha generato un pensiero unico, una concezione unica, ufficiale, accademica, politica e istituzionalizzata, soprattutto su come funzioni e debba essere organizzata l’economia e, di conseguenza, la società: il neoliberismo di mercato.
Tale concezione, e la sua metodologia, sono condivise e praticate non solo dai Paesi tradizionalmente capitalisti, ma anche da quelli che fino a poco tempo fa erano o si dichiaravano “comunisti”.
Praticamente non esiste oggi al mondo un modello alternativo a quello del globalismo finanziario, se non sulla carta o entro piccole comunità.
Il suddetto processo ha importanti implicazioni sulla formazione (o non formazione) di una capacità etica e anche politica nelle nuove generazioni, che crescono in questa temperie e con una nuova mentalità.
Costanzo Preve affermava che il probabile fattore della rottura del presente sistema capitalistico-finanziario arriverà (prima o poi, ma inevitabilmente) in forma di reazione della stessa natura umana (adattabile, ma non infinitamente comprimibile) alle sempre più dure trasformazioni delle condizioni di vita che il detto sistema e i suoi mercati impongono.
Trasformazioni che non apportano maggiori investimenti, migliori produzioni, né stabilità con piena e stabile occupazione, né un progresso e superiore civiltà, ma una individualistica lotta quotidiana per la sopravvivenza nella competizione a 360° e nella precarietà, in un eterno presente, amorale e destoricizzato, di crescenti diseguaglianze economiche e giuridiche – praticamente, all’homo homini lupus o al bellum omnium erga omnes di hobbesiana memoria, cioè a una condizione a-sociale, in cui tutto e tutti sono merce compravendibile.
L’uomo destoricizzato e isolato, l’uomo assemblato unendo, a pagamento, lo spermatozoo di Tizio, l’ovulo di Caia e l’utero di Sempronia, è assai più condizionabile e più vicino a un manufatto, dell’uomo avente radici e nato da una famiglia in senso pieno. L’unico diritto inviolabile si afferma oggi come quello del capitale volto a realizzare profitto, e a tale diritto tutte le costituzioni devono adeguarsi.
Tutto ciò che non è mercificabile è un’opportunità di profitto perduta, e chi resiste alla mercificazione è nemico, quindi estremista, pericolo pubblico: una minaccia per il dio mercato.





