
Ilaria Colombo
“Ma per favore con leggerezza racconta ogni cosa anche la tua tristezza”. “Questa è la mia Patrizia Cavalli” potrebbe chiosare Annalena Benini che dedica a Patrizia Cavalli l’epigrafe del suo libro intitolato “ La scrittura o la vita”, edito da Rizzoli.
La giornalista del Foglio, Direttrice del Salone del libro di Torino, ci ha svelato, con la stessa levità di una delle maggiori poetesse del nostro tempo, il rapporto esclusivo tra Patrizia Cavalli e la sua scrittura. In questi versi infatti c’è sia la naturalezza espressiva che la musicalità del verso che Alfonso Berardinelli, tra i pochissimi critici letterari amati dalla poeta, ha individuato come le caratteristiche salienti della sua poetica.
In questi giorni è uscito nelle sale il prezioso film documentario, l’ultima intervista della poeta, presentato al Festival del cinema di Venezia, a cura di Annalena Benini e dello scrittore Francesco Piccolo, prodotto da Fandango, intitolato “ Le mie poesie non cambieranno il mondo”, come la prima raccolta di poesie di Patrizia Cavalli dedicata ad Elsa Morante.
Il documentario ci restituisce il tono allo stesso tempo profondo, canzonatorio e autoironico: « Non mi importava degli altri volevo solo essere accettata e amata da Elsa, che era per me il massimo che ci potesse essere. Lei ha trovato il titolo, io ero a New York , lei mi ha telefonato e mi ha detto:” Sono qui a correggere le bozze della Storia , ma ho guardato il tuo libro e penso che dovrebbe intitolarsi : “Le mie poesie non cambieranno il mondo”, ti va bene?”. E io le ho detto “ va benissimo”, ma l’avrei detto di qualunque titolo!” ». Tutto era nato dalla domanda di Elsa Morante “Ma insomma tu che fai? ”Le venne l’imprudente idea di dire, sapendo che per lei la poesia era il massimo :” Scrivo poesie”. Elsa Morante allora rispose:” Be’, fammele leggere, non perché mi interessino dal punto di vista letterario, voglio solo vedere come sei fatta.” . È stata Elsa Morante, infatti, a riconoscerle la statura e il talento affermando dopo aver letto le prime trenta poesie a lei dedicate: “Patrizia sono felice sei una poeta!”.
Il documentario, ci fa apprezzare i toni e la teatralità del racconto, ci fa amare le sue poesie struggenti eppure lievi, ma anche le sue canzoni come quella scritta con Diana Tejera e cantata con Mika intitolata “Al cuore fa bene salire le scale”.
Patrizia Cavalli racconta come nasce una poesia e l’importanza delle parole:”Le parole per me sono tutte belle, tutte…Non ci sono parole brutte e non esistono sinonimi… far sembrare come se tutto dovesse essere così e che per la prima volta che uno ha aperto bocca è uscito questo fiato.” E poi ci racconta l’origine della sua poesia, che non è un fatto astratto, un ragionamento, ma una forma di percezione fisica del suono delle parole e della sensazione che accompagna queste parole, come si incarnano.
“ Non tutti hanno la stessa scaturigine, io ho questa e non è astratta: è fisica, ci sono le persone, l’amore, l’odio, il disprezzo, il gioco, casa mia. Poi grazie alla lingua l’ispirazione prende un corpo, un’evidenza.”
E proprio questo sguardo, questa capacità di usare le parole unica e speciale, l’impagabile libertà di pensiero e di azione fanno sì, secondo Annalena Benini, che i versi delle poesie di Patrizia Cavalli cambieranno il mondo.





