
di Francesco Pontelli
Ogni evoluzione di una società, più o meno complessa, dovrebbe avere come obiettivo non solo il benessere dei suoi componenti ma anche la tutela di quelle fasce di popolazione più esposte e deboli, come i bimbi e gli anziani.
Questo concetto rappresenta un valore assoluto e non può essere in nessun modo sottoposto ad un relativismo etico politico o sociale,
nel senso che esprime per propria stessa natura un valore costituente della stessa società.
La proposta avanzata dai vertici dell’INPS, e sostenuta da un economista dell’area progressista (andato in pensione a 59 anni), nella quale si propone di diminuire progressivamente la pensione in rapporto alla longevità del pensionato, rappresenta, invece, fedelmente il declino di una società malata (cosa che nei fatti si sta facendo non indicizzando le pensioni superiori a una soglia peraltro modesta).
Al proprio interno, quindi, ogni singolo individuo che si trovasse al di fuori del ciclo produttivo e quindi non piu individuabile come fattorie di crescita economica, rappresenta semplicemente un fattore di costo da comprimere in considerazione dei sempre piu difficili equilibri finanziari.
Dal momento, quindi, che gli anziani esattamente come i bambini rappresentano quelle fasce di popolazione esterne al ciclo economico, non èpossibile che si cominci a pensare che gli stessi non meritino la dovuta attenzione e quindi di tutela dei propri diritti.
Questo relativismo valoriale, che oggi interessa gli anziani, che in un prossimo futuro magari potrebbe riguardare i bimbi, potrà per di più contribuire a sdoganare qualsiasi cosa.
Questa abberrante relativismo etico, politico, sociale ed umano rappresenta di fatto l’elaborazione di una perversione politica, analoga a un un pornografico relativismo nel quale bimbi ed anziani risultano funzionali solo a soddisfare equilibri finanziari o desideri incoffessabili.
Mai la nostra “democratica società” era arrivata, anche solo ipoteticamente, a una simile deriva, la quale dimostra essenzialmente il miserabile livello umano raggiunto, annullando nei fatti molti dei benefici derivati dal progresso tecnologico raggiunto.
Una qualsiasi logica umana, come una semplice deduzione sociale, indicherebbero nella implosione di questa stessa “società relativa”, il solo futuro auspicabile.





