L’importanza dell’armonia e l’equilibrio delle forze
La mythologie, dans son origine, est l’ouvrage de la science; la science seule l’expliquera
Dupuis.
Sembra tutto inutile, ogni sforzo per cercare la risoluzione di una crisi, un fallimento, una guerra quale che sia.
Eppure, questa ciclicità degli eventi, che si ripetono con continuità, conferma la veridicità, ossia l’attendibilità, l’autenticità e la corrispondenza al vero di un racconto, una testimonianza o un’informazione antichissima, almeno quanto il racconto, la testimonianza o l’informazione stessa, che risale ai primordi del linguaggio umano.
In tante forme, orali, scritte e alle quali si aggiunge, nell’attualità, quella della cosiddetta Intelligenza Artificiale.
Nei giorni scorsi, sulle colonne di questo giornale, sono apparsi tre articoli a firma Marco Della Luna, da leggersi in rapida successione, dal titolo Gli scalini della coscienza – Parte 1, Gli scalini della coscienza – Parte 2 e Gli scalini della coscienza – Parte 3.
L’Autore ha il pregio, dati i tempi di enorme “confusione del linguaggio” (sembra di essere infatti tornati a ciò che Plutarco dice in ordine alla teoria delle idee di Platone che ha generato confusione nel linguaggio, Adversus Colotem 1116 E), di ritenere la veridicità, ossia l’attendibilità, l’autenticità e la corrispondenza al vero di un racconto, di una testimonianza o di un’informazione, e, in specie, quella inerente allo strumento dell’IA.
Ovvero: nient’altro che uno strumento, nient’altro che una nuova forma di linguaggio, che segue quella del logos, del mythos e altre prima ancora, fino all’origine del linguaggio medesimo.
Una forma di linguaggio, l’IA, che, come sempre accaduto accade e accadrà, esce dalle mani del creatore, ovvero il demiurgo del tempo attuale.
Quest’apparente assurda ciclicità storica, pur sempre una teoria (!), che inizia con un’età dell’oro e decanta in un’età del ferro, sembra quasi convincerci che non possa contemplarsi un de-stino (ovvero, secondo il detto di Emanuele Severino “l’essere dello stare e lo stare dell’essere medesimo”) diverso.
Cosa questa che, se fosse vera, decreterebbe, una volta per sempre, la crisi, il fallimento e la guerra perenne dell’uomo contro sé stesso.
Non a caso, all’indomani della Seconda guerra mondiale, Martin Heidegger parlava ancora di “un uomo in eterna lotta contro sé stesso” (Holzwege, 1950).
Ma è davvero un destino ineluttabile, che condurrà inevitabilmente oltre che alla morte dell’uomo, materiale e spirituale, anche all’estinzione dell’intera specie umana?
La stessa specie – evolutiva (non dimentichiamolo!) – che si dice, essa stessa, Sapiens.
E, allora, sempre sulle colonne di questo giornale, dice invece bene Augusto Vasselli nell’articolo Il percorso tradizionale – facendo riferimento al pensiero, tra i tanti, di Edgar Morin – che da Sapiens il rischio – concreto e attuale – è che l’uomo sia o diventi Demens.
E, invece, il racconto vero dice che, giunto all’ennesimo bivio della storia, quest’uomo in eterna lotta contro sé stesso, rischia di perdere definitivamente la misura (m, mat, me) dell’equilibrio delle forze contrapposte.
Ab imis fundamentis, è anch’essa una teoria e, quindi, un racconto, ma anche un racconto o una regola – della natura, naturale, e della creazione umana, artificiale – veridica, attendibile, autentica, corrispondente al vero.


Angelo Giubileo, filosofo, giurista, giornalista e scrittore. Si è occupato e si occupa principalmente della divulgazione e comprensione del pensiero di Parmenide.


