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Da Monreale all’entanglement, la geometria invisibile del legame

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mosaico bizantino - entanglement

Due colori, un solo universo

C’è un’immagine che mi accompagna da molti anni.

È un mosaico del Duomo di Monreale, in Sicilia, realizzato nel XII secolo, nel grande ciclo della Creazione di tradizione bizantina.

Dio è rappresentato davanti alla grande architettura cosmica e, all’interno di quella struttura, compaiono il Sole e la Luna, due corpi distinti, due luminosità differenti, due presenze collocate nello stesso ordine del cielo. Il fondo è un universo di blu, oro, luce e stelle.

Il mosaico non rappresenta la fisica moderna, naturalmente. Rappresenta la cosmologia cristiana medievale, ma, ogni volta che lo guardo, mi conduce inevitabilmente a un’immagine contemporanea quella con cui oggi rappresentiamo l’entanglement quantistico, due elementi distinti, spesso un blu e un rosso, legati da una relazione invisibile.

La prima cosa da fare è dunque separare la storia dalla nostra interpretazione. I mosaicisti di Monreale certamente non stavano anticipando la meccanica quantistica.

Non esiste alcuna evidenza storica che colleghi quella raffigurazione alla fisica dell’entanglement.

Il blu e il rosso del mosaico appartengono al linguaggio cromatico e iconografico dell’arte medievale e bizantina; il blu e il rosso delle moderne illustrazioni scientifiche sono invece, nella maggior parte dei casi, semplicemente una convenzione grafica per distinguere due componenti di un sistema.

Eppure, la coincidenza visiva diventa interessante proprio quando smettiamo di considerarla una coincidenza scientifica e la leggiamo come una metafora della relazione.

Perché la grande domanda nascosta tanto nella cosmologia antica quanto nella fisica moderna è, in fondo, una domanda estremamente simile: come stanno insieme le cose?

Il mondo medievale cercava la risposta attraverso l’ordine del cosmo, il cielo, gli astri, il tempo, la luce, la materia e l’uomo erano pensati all’interno di una struttura complessiva.

A Monreale la Creazione non è una collezione casuale di oggetti, è un universo ordinato.

La stessa ricerca contemporanea, pur con strumenti completamente diversi, ha scoperto qualcosa di radicalmente sorprendente.

Nella meccanica quantistica esistono sistemi nei quali non è possibile descrivere completamente le parti come entità indipendenti, perché il loro stato è definito dalla relazione che le unisce.

Questo è l’entanglement.

Ed è qui che la mia metafora diventa ai miei occhi sorprendente.

Due particelle possono trovarsi in uno stato quantistico entangled e, successivamente, essere separate anche a distanze enormi.

Le misure effettuate sulle due parti mostrano correlazioni che non possono essere spiegate da una semplice teoria di proprietà locali preesistenti.

È precisamente questo il cuore degli esperimenti sulle disuguaglianze di Bell, il lavoro che ha portato Alain Aspect, John Clauser e Anton Zeilinger al Nobel per la Fisica nel 2022.

La scienza richiede di essere rigorosi.

L’entanglement non significa che una particella mandi un messaggio all’altra più velocemente della luce. Non significa telepatia cosmica, né una comunicazione istantanea utilizzabile per trasmettere informazioni.

La correlazione quantistica è reale e sperimentalmente verificata, ma non viola il principio secondo cui non possiamo utilizzare questo fenomeno per inviare informazione controllata oltre la velocità della luce.

La fisica contemporanea è proprio interessante perché ci obbliga a distinguere ciò che è straordinario da ciò che semplicemente immaginiamo sia essere straordinario.

E, tuttavia, resta il fatto che la separazione spaziale non basta a rendere completamente indipendenti le parti di un sistema quantistico entangled.

È qui in questo punto che, per me, i mosaici di Monreale tornano a parlare.
Non perché i Bizantini conoscessero l’entanglement.

Ma perché davanti a quelle due sfere, immerse nello stesso firmamento, possiamo riconoscere una domanda antichissima, ciò che appare separato è davvero completamente separato?

La scienza non ci autorizza a trasferire questa domanda direttamente alle relazioni umane. Noi non siamo particelle entangled nel senso tecnico della meccanica quantistica, sarebbe una semplificazione pseudoscientifica; ma, noi siamo materia e la materia, al livello fondamentale, è descritta dalla fisica quantistica.

Quest’affermazione, però, non significa che un rapporto umano possa essere spiegato dall’entanglement. Significa qualcosa di più sobrio e, forse, più profondo.

La realtà fisica che costituisce anche noi esseri viventi non è sempre descrivibile attraverso l’idea intuitiva di oggetti completamente separati e indipendenti.

La fisica moderna ha progressivamente demolito l’immagine ingenua di un universo composto da palline isolate che si muovono in uno spazio vuoto. Ci ha mostrato campi, interazioni, correlazioni, stati quantistici condivisi. E l’entanglement è uno dei luoghi nei quali quest’intuizione diventa più radicale.

Forse, è per questo che quell’immagine di Monreale mi ha sempre colpita.
Il mosaico non mostra semplicemente il Sole e la Luna, mostra una relazione cosmica.

Li distingue, ma li colloca nello stesso ordine. Li rende riconoscibili come elementi differenti e, contemporaneamente, appartenenti a una stessa architettura.

E questa è forse la cosa che più mi affascina nell’accostamento con l’immagine moderna dell’entanglement non solo la somiglianza dei colori, non la forma, non una presunta profezia scientifica del Medioevo, ma l’idea che l’identità di una cosa possa essere compresa anche attraverso la relazione che essa intrattiene con ciò che non è essa stessa.

Una differenza sottile, ma enorme.

La cultura occidentale ha costruito per secoli il proprio pensiero sulla separazione cioè soggetto e oggetto, corpo e spirito, individuo e universo, materia e coscienza, io e altro.

La fisica quantistica non cancella queste distinzioni nella vita quotidiana, ma quando scendiamo alla scala quantistica, ci costringe a rinunciare all’idea che ogni parte della realtà possieda sempre proprietà completamente definite e indipendenti dal sistema nel quale è inserita.

Ed è qui che l’immagine diventa quasi esoterica senza perdere rigore scientifico.

Perché l’esoterismo più interessante non è quello che pretende di sostituire la scienza con il mistero.

È quello che nasce davanti a ciò che la scienza dimostra e che ancora non abbiamo completamente compreso nel suo significato ultimo; il mistero non è l’opposto della conoscenza, è ciò che rimane quando la conoscenza ha eliminato tutte le spiegazioni facili.

Monreale ci consegna un universo rappresentato come ordine, relazione e armonia.

La fisica quantistica ci consegna un universo nel quale, a un livello fondamentale, la relazione può essere parte costitutiva dello stato fisico stesso.

Sono linguaggi completamente diversi ma possono dialogare: siamo davvero separati, o siamo soltanto parti diverse di una realtà che ancora non sappiamo vedere nella sua interezza?

Autore

  • Elena Tempestini

    Elena TempestiniElena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.

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