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Intervista all’Ambasciatore Georgia presso la Santa Sede Mekvabishvili

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David Mekvabishvili

L’alto diplomatico offre una lettura personale degli eventi e delle loro conseguenze umane, politiche e diplomatiche

A diciotto anni dal conflitto che nell’agosto 2008 ha sconvolto il Caucaso, la questione dell’Abkhazia resta una ferita aperta nella storia della Georgia e uno dei nodi irrisolti della politica internazionale.

Per comprendere come Tbilisi guardi oggi a quella crisi, e quale ruolo la comunità internazionale – e in particolare la Santa Sede – possa giocare nella ricerca di una soluzione pacifica, abbiamo incontrato l’Ambasciatore di Georgia presso la Santa Sede S.E. il Signor David Mekvabishvili.

L’Ambasciatore, nato nel 1982, dopo una Laurea e un Master in Relazioni Internazionali presso la Tbilisi Ilia Chavchavadze State University, ha conseguito anche un Master in Diritti Umani presso l’Università di Padova.

Nel corso della sua carriera l’Ambasciatore, prima di approdare a Roma, ha ricoperto i seguenti incarichi: Terzo Segretario, Divisione di Politica Culturale, Dipartimento di Relazioni Internazionali Culturali e Relazioni con la Diaspora, MAE (2004 – 2005); Assistente dell’Ambasciatore presso l’Ambasciata del Sovrano Ordine di Malta in Georgia (2009 – 2015); Assistente del Professore (Mons. F. Ciampanelli) di Storia medioevale della Chiesa presso la Sulkhan-Saba Orbeliani University (2011 – 2013); Direttore della Missione Umanitaria: Home Health Care for Non-Self-Sufficient and Disabled individuals presso la P.G.N.C. Cardinal Pio Laghi Foundation (2011 – 2015); Capo Divisione di gestione di eventi e relazioni con le Missioni Diplomatiche presso la Tbilisi City Hall (2015 – 2016); Vice Capo del Protocollo presso la Tbilisi City Hall (2016 – 2021); Capo del Protocollo presso la Tbilisi City Hall (2021 – 2025).

Nel corso della conversazione, l’Ambasciatore ripercorre le tappe di un conflitto che ha segnato profondamente il suo Paese, offrendo una lettura personale degli eventi e delle loro conseguenze umane, politiche e diplomatiche.

Le opinioni riportate in questa intervista riflettono il punto di vista e l’esperienza diretta dell’Ambasciatore; il nostro ruolo è stato quello di raccogliere e restituire fedelmente la sua testimonianza, lasciando al lettore la possibilità di formarsi un proprio giudizio su una vicenda ancora oggi al centro del dibattito internazionale.

Carlo Marino: A quasi diciotto anni dall’invasione russa della Georgia nell’agosto del 2008, come valuta il ruolo svolto all’epoca dalla comunità internazionale e dalla Santa Sede nel contenimento del conflitto? Che cosa, a suo parere, si sarebbe potuto fare diversamente per prevenire la guerra russo-georgiana e le sue conseguenze?

Ambasciatore S.E. il Signor David Mekvabishvili: Sì, sono trascorsi quasi diciotto anni, ma per il popolo georgiano la guerra dell’agosto 2008 resta una ferita aperta. Il 20% del nostro territorio, comprendente le regioni georgiane dell’Abkhazia e di Tskhinvali/Ossezia del Sud, è tuttora occupato dalla Federazione Russa.

Non si trattò soltanto di un conflitto durato cinque giorni, bensì del culmine di una politica di pressione e aggressione ibrida condotta da Mosca contro la Georgia sin dagli anni Novanta.

Ci avviciniamo oggi a questo anniversario in un contesto regionale fortemente deteriorato, in particolare nelle regioni occupate. Tale situazione rende ancora più necessario un coinvolgimento efficace della comunità internazionale nella ricerca di una soluzione pacifica e duratura.

Purtroppo, alla politica di pace perseguita dal governo georgiano, Mosca continua a rispondere compiendo ulteriori passi verso l’annessione di fatto dei territori occupati e tentando di integrarli progressivamente nei propri sistemi politico, militare, giudiziario, economico e sociale.

Una chiara conferma di questa tendenza è rappresentata dalla firma, avvenuta a Mosca il 9 maggio 2026, del cosiddetto Accordo sull'”approfondimento dell’alleanza e dell’interazione” tra la Federazione Russa e il regime di occupazione di Tskhinvali, la cui attuazione procede a ritmo accelerato.

All’epoca, la comunità internazionale, attraverso la mediazione dell’Unione Europea, svolse un ruolo determinante nel porre fine alle ostilità. La Santa Sede, da parte sua, ha costantemente promosso i principi della pace, del dialogo e del rispetto della dignità umana. Il risultato di tali sforzi fu l’accordo del 12 agosto 2008, che tuttavia la Federazione Russa continua a non rispettare pienamente.

Ritengo che, già allora, la comunità internazionale avrebbe dovuto reagire con maggiore fermezza. La Georgia fu lasciata sostanzialmente sola a fronteggiare una forza militare di gran lunga superiore.

A quasi diciotto anni da quegli eventi, la situazione sul terreno continua a peggiorare. Il ruolo attivo dei partner internazionali è pertanto fondamentale affinché la Russia rispetti pienamente gli accordi del 2008, ritiri le proprie forze dai territori georgiani occupati e consenta il ritorno sicuro e dignitoso degli sfollati e dei profughi alle proprie case.

Siamo convinti che una soluzione pacifica sia possibile soltanto nel pieno rispetto del diritto internazionale, della sovranità e dell’integrità territoriale della Georgia.

Carlo Marino: Qual è oggi la situazione delle centinaia di migliaia di sfollati interni che non sono ancora riusciti a fare ritorno alle proprie case nei territori occupati? Quale sostegno concreto si attende la Georgia dalla Santa Sede e dalla diplomazia internazionale su questa questione umanitaria?

S.E. David Mekvabishvili: Lo Stato georgiano ha stanziato risorse significative per finanziare programmi abitativi, sociali ed educativi. Tuttavia, nessun intervento pubblico può restituire a queste persone ciò che hanno perduto: le proprie case, le proprie comunità e le proprie radici.

Il loro ritorno sicuro, dignitoso e volontario rappresenta per la Georgia una questione di principio. Per questo motivo, il nostro Paese continua a sollecitare la comunità internazionale affinché tuteli tale diritto fondamentale.

Questo obiettivo viene perseguito con determinazione anche attraverso la risoluzione adottata annualmente dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite su iniziativa della Georgia, che ha ripetutamente ribadito il diritto inalienabile al ritorno degli sfollati e dei profughi.

In tale contesto, auspichiamo che la Santa Sede continui a mettere la propria straordinaria autorità morale al servizio di questa causa, contribuendo a mantenere la questione dell’occupazione e delle violazioni dei diritti umani al centro dell’agenda internazionale.

Carlo Marino: Mosca ha recentemente espresso il desiderio di sviluppare “relazioni più costruttive” con Tbilisi, mentre gli scambi commerciali tra i due Paesi continuano a crescere. Come concilia il governo georgiano l’espansione delle relazioni economiche con la legislazione che definisce la Russia uno “Stato occupante” e con il mancato ripristino delle relazioni diplomatiche?

S.E. David Mekvabishvili: Per noi restano imprescindibili due principi: la tutela della sovranità e dell’integrità territoriale della Georgia e il mantenimento della pace e della stabilità nella regione.

L’esistenza di scambi economici non implica in alcun modo una normalizzazione delle relazioni politiche. La Russia rimane uno Stato occupante e le relazioni diplomatiche formali tra i nostri due Paesi sono interrotte dal 2008.

Tbilisi persegue una politica pragmatica, finalizzata alla tutela degli interessi dei propri cittadini e della stabilità regionale, senza accettare in alcun modo lo status quo derivante dall’occupazione.

La nostra posizione al riguardo rimane invariata: il pieno ripristino delle relazioni diplomatiche sarà possibile soltanto quando la Federazione Russa adempirà ai propri obblighi internazionali, a partire dall’accordo del 12 agosto 2008, e rispetterà pienamente la sovranità, l’integrità territoriale e i confini internazionalmente riconosciuti della Georgia.

Carlo Marino: In una situazione in cui l’opinione pubblica georgiana è fortemente critica nei confronti della Russia, come giustifica il governo l’eventuale sviluppo di nuove rotte commerciali e di trasporto con Mosca, anche attraverso l’Abkhazia occupata, evitando che ciò venga percepito come una legittimazione dell’occupazione russa?

S.E. David Mekvabishvili: Innanzitutto, è fondamentale precisare che il governo georgiano non ha aperto alcuna nuova rotta commerciale o di trasporto attraverso la regione occupata dell’Abkhazia.

La profonda sensibilità dell’opinione pubblica georgiana su questo tema non è soltanto comprensibile, ma è pienamente condivisa dal governo. Proprio per tale ragione, la Georgia osserva rigorosamente la Legge sui territori occupati. Nessuna decisione politica o economica del governo deve essere interpretata come una forma di legittimazione dell’occupazione.

Carlo Marino: Come intende la Georgia portare avanti la propria aspirazione all’integrazione europea ed euro-atlantica nel contesto delle crescenti tensioni con l’Unione Europea e gli Stati Uniti? Quale ruolo ritiene che la Santa Sede possa svolgere, in qualità di autorità morale e facilitatrice del dialogo?

S.E. David Mekvabishvili: L’integrazione europea ed euro-atlantica costituisce una scelta strategica e irreversibile per la Georgia. Si tratta di un orientamento fondamentale che non è mai cambiato.

Nonostante le attuali divergenze di valutazione con alcuni dei nostri partner, la Georgia rimane fermamente impegnata nel partenariato con l’Unione Europea e con gli Stati Uniti.

Riteniamo prioritario approfondire ulteriormente la cooperazione strategica con Washington, sviluppandola sulla base del rispetto reciproco, della fiducia e della condivisione di interessi comuni.

La Georgia attribuisce inoltre un’importanza geopolitica fondamentale al proprio ruolo di corridoio strategico e di ponte tra l’Europa e l’Asia. Tale posizione, sostenuta da infrastrutture e collegamenti economici di crescente rilevanza, accresce ulteriormente il valore strategico del nostro Paese per la comunità internazionale.

In questo contesto, l’autorevolezza morale della Santa Sede rappresenta una risorsa preziosa per favorire la comprensione reciproca, ridurre le tensioni e mantenere aperti i canali del dialogo.

Autore

  • Carlo Marino

    Carlo MarinoCarlo Marino, Ph.D., Journalist Stampa Estera. Direttore Scientifico della Collana di linguistica, Storia e Antropologia Eurasiatica - De Frede Editore Napoli. Il Faro di Roma, Sala Stampa Santa Sede. Correspondent of European News Agency. Reporters.de. AgoraVox.fr, Nuovo Giornale Nazionale, Eurasiaticanews.eu, La Maschera di Tespi, De Regimine Litterarum. Scrittore.

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