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L’equazione delle migrazioni non si risolve da sola

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Alcune delle strategie possibili

L’Europa è ricca e attira chi sta peggio e chi vuole condividere questa ricchezza. Questo è assodato. Però non andiamo d’accordo con i numeri.

I fatalisti delle migrazioni ricordano che l’Africa cresce a ritmi veloci e che la pressione migratoria non si può fermare (ovviamente Africa + Asia + Sudamerica, ecc. ecc.).

È vero, ma se arrivassero veramente centinaia di milioni di migranti l’Europa diventerebbe una dependance dell’Africa e finirebbe non bene, perchè salterebbe tutto, dal welfare alla produttività, alla libertà, alla democrazia.

Che fare? Difendere il nostro sistema e le nostre culture sì, ma come?

Fare politiche di crescita demografica sì, quelle che dovevano essere fatte già da molti anni quando in Italia la difesa della famiglia era considerata roba da bigotti di destra, perchè il modello di moda era la globalizzazione, tutti cittadini del mondo e i giovani si importano da chi ne ha tanti. Meglio tardi che mai comunque.

L’immigrazione non può essere quella dei grandi numeri, ma solo di supporto e allora diventa sempre più valido l’indirizzo che anni fa fu chiamato “aiutiamoli a casa loro”.

Oggi ci sono arrivati in molti perchè dietro c’è lo sviluppo dell’Africa che, se riuscisse a partire almeno in alcuni Paesi, sarebbe in grado, da solo, di evitare buona parte dei flussi migratori. È la sfida del “Piano Mattei”, che non può restare solo italiano, ma deve diventare europeo.

Poi mettiamo da parte Ceuta e cerchiamo di capire cosa fare con l’immigrazione irregolare. Respingerla è la risposta spagnola ed è giusta.

Finché chi arriva irregolarmente avrà diritto a restare – alcuni delitti recenti sono stati compiuti da pluriespulsi da molti anni – l’immigrazione regolare sarà frenata e confusa con l’altra.

Il respingimento come prima misura, indubbiamente necessaria va applicato. Le norme dicono che non si può, ma sono al servizio della volontà politica e non sono dettate da un dio.

Poi, va fatta la regolarizzazione di tutti quelli che lavorano, dando loro stabilità; se finisce un contratto non diventano irregolari.

Quindi, l’integrazione con un patto, ovvero se non ti comporti bene e non rispetti il nostro ordinamento vieni cacciato.

Certamente indispensabile è pure il restringimento della possibilità di fare appello ai provvedimenti amministrativi di espulsione, come pure l’uso sistematico degli hub esterni tipo Albania, per impedire che gli espulsi restino comunque in Italia.

Va poi posto fine al regime di favore per i minori, che spesso nasconde un imbroglio; in ogni caso, con la maggiore età dovrà cessare e qualunque protezione, secondo la regola o lavori o studi o te ne vai (ogni opzione con verifica).

Gli spagnoli fanno così, secondo una strategia che non ha nulla a che fare con la via italiana imposta da Chiesa e dalle cosiddette sinistre.

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