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L’Italia non è il malato d’Europa

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L'Italia non è il malato d'Europa

È il Paese a cui raccontano da vent’anni di esserlo

C’è qualcosa che nelle trasmissioni economiche italiane difficilmente vedrete: i numeri messi tutti insieme.

Ho raccolto gli sforamenti del limite europeo del 3% di deficit/PIL dal 2000 al 2025, rapportandoli agli anni effettivi di appartenenza all’UE, e ho aggiunto un indicatore quasi sempre dimenticato: il debito privato di famiglie e imprese.

Il risultato manda in frantumi parecchia retorica.

L’Italia ha superato il 3% in 14 anni su 26, il 53,8% del periodo considerato.

La Francia lo ha fatto 20 volte su 26, il 76,9%.

La Polonia arriva a 19 anni su 22, l’86,4%.

Grecia 18 su 26, Ungheria 17 su 22, Spagna e Portogallo 16 su 26.

Eppure, accendendo la televisione italiana sembra che Bruxelles abbia inventato il deficit pubblico specificamente per Roma.

Ancora più interessante è guardare quanto si è sforato.

L’Italia registra 5 anni sopra il 5%, la Francia 9, la Polonia 9, la Grecia 16, il Portogallo 10. Altro che eccezione italiana.

Poi c’è il grande rimosso: il debito privato.

Quello italiano nella tabella è circa 92% del PIL. Francia 141%, Paesi Bassi 202,5%, Danimarca 201,1%, Lussemburgo addirittura 333,2%.

E il debito privato conta eccome: quando famiglie e imprese sono fortemente indebitate, un aumento dei tassi, una crisi immobiliare o una stretta creditizia possono trasformarsi rapidamente in crisi bancaria e recessione.

Non è l’unica causa delle crisi, ma ignorarlo e parlare soltanto di BTP è economicamente infantile.

Questo non significa che i 3.200 miliardi circa di debito pubblico italiano siano irrilevanti. Significa che un’economia non si giudica con un solo numero scelto perché fa paura.

Bisognerebbe guardare anche patrimonio privato, risparmio, industria, export, saldo commerciale, debito delle imprese, solidità bancaria e capacità produttiva.

E bisognerebbe discutere seriamente anche degli strumenti fiscali utilizzati dagli altri Paesi, Germania compresa: fondi speciali, garanzie pubbliche, interventi energetici e spese collocate fuori dal normale bilancio hanno consentito politiche economiche molto più aggressive di quanto suggerisca il semplice deficit annuale.

L’Italia ha problemi. Ma non è il malato d’Europa.

Il vero problema è continuare a raccontarla come tale, perché una narrazione economica distorta non resta confinata nei talk show: influenza investimenti, aspettative, fiducia delle famiglie e perfino il modo in cui percepiamo il nostro stesso Paese.

Con Open Industria vogliamo fare esattamente il contrario: mettere sul tavolo tutti i numeri.

Perché criticare l’Italia è legittimo.

Raccontarla sempre peggio di ciò che dicono i dati, no.

Autore

  • Marco Pugliese

    Marco Pugliese, docente di ruolo area STEAM, giornalista economico scientifico, analista per il CISINT, cura corsi di geopolitica, geoeconomia, politica energetica. Docente di coding, ambito didattico, e nuove tecnologie, IA applicata alla didattica. Presidente di OpenIndustria.

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