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I missili di Putin, El Mundo o Radio Londra?

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I missili di Putin

El Mundo, della stessa catena editoriale del Corriere della Sera, nei decenni ha realizzato un rapporto con il mondo editoriale del Regno Unito che si è concretizzato anche in alleanze societarie e sinergie internazionali

L’inchiesta pubblicata dal quotidiano spagnolo El Mundo ha sollevato un forte allarme nell’Europa meridionale proponendo uno scenario inedito di vulnerabilità della sicurezza nel bacino del Mediterraneo.

Il tutto in perfetto allineamento con la narrazione inglese e di Bruxelles che Putin ci attaccherà e, pertanto, dobbiamo consegnare soldi per il riarmo o, meglio, per consentire alla finanza (leggi City) di convertire il green in investimenti in armamenti.

I punti chiave della ricostruzione di El Mundo

Modalità dell’attacco: Secondo le fonti di intelligence citate da El Mundo (tra cui riferimenti alla CIA e ad ambienti della difesa dei Paesi baltici), la Russia starebbe pianificando potenziali azioni ostili o destabilizzanti contro Paesi della sponda nord del Mediterraneo, in particolare Italia, Spagna e Francia.

Il modus operandi non prevederebbe l’impiego di basi terrestri russe o di navi militari tradizionali, bensì il lancio di velivoli senza pilota (come i droni di tipo Gerbera) nascosti all’interno di container a bordo di navi mercantili civili in transito nel Mediterraneo.

Questo approccio di guerra ibrida permetterebbe di eludere la sorveglianza radar convenzionale, portando la minaccia a ridosso delle coste dell’Europa meridionale per condurre operazioni di sabotaggio o provocazioni deliberate.

Nonostante la risonanza mediatica del reportage, la risposta istituzionale in Italia e in ambito NATO è stata cauta e priva di conferme dirette.

Il Ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, ha dichiarato che non esiste alcuna conferma ufficiale o alert di intelligence trasmesso agli apparati di sicurezza italiani su questo piano specifico, definendo queste notizie come inutile benzina sul fuoco in un contesto geopolitico già fortemente teso.

El Mundo, il Corriere della Sera e l’amore per Londra

El Mundo appartiene allo stesso gruppo editoriale controllato da RCS MediaGroup (di cui Urbano Cairo è azionista di maggioranza).

In sintesi, la struttura societaria funziona così: RCS MediaGroup (gruppo editoriale italiano) possiede sia la testata italiana Corriere della Sera che la società spagnola Unidad Editorial.

Unidad Editorial è l’editore spagnolo che controlla e pubblica il quotidiano El Mundo (oltre a quotidiani storici come Marca ed Expansión).

Il rapporto storico tra il Corriere della Sera e la Gran Bretagna è uno degli assi portanti della politica estera e dell’identità editoriale del quotidiano milanese.

Fin dalla sua fondazione nel 1876, il Corriere ha guardato al modello politico, economico e culturale britannico come a un punto di riferimento fondamentale, contribuendo in modo decisivo a plasmare l’orientamento della borghesia liberale italiana verso il mondo anglosassone.

Il momento di massima definizione di questo legame si ha con la direzione di Luigi Albertini (1900-1925), la figura che ha trasformato il Corriere nel primo quotidiano d’Italia.

Albertini guardava al parlamentarismo britannico, alla democrazia liberale e al sistema di informazione dell’editoria londinese (in particolare il Times) come al modello ideale da applicare all’Italia post-unitaria.

Questo orientamento anglofilo fu determinante durante la crisi del 1914-1915, quando il Corriere condusse una strenua campagna interventista a favore dell’Intesa (Regno Unito e Francia) contro gli Imperi Centrali, consolidando l’alleanza strategica con Londra.

Il Corriere ha sempre considerato la sede di Londra come una delle più prestigiose della sua rete estera, affidandola ad alcune delle firme più illustri del giornalismo e della letteratura italiana:

Luigi Barzini Senior fu tra i primi a raccontare l’Impero Britannico e la società inglese con uno stile moderno e di grande impatto visivo. Ugo Ojetti e Arnaldo Fraccaroli raccontarono la trasformazione della società britannica tra le due guerre.

Enzo Bettiza e Arrigo Levi nel secondo dopoguerra garantirono un’analisi profonda e sofisticata della politica britannica e della decolonizzazione.

Nel secondo dopoguerra, il Corriere della Sera è stato tra i più convinti sostenitori del collocamento atlantico dell’Italia e dell’alleanza d’acciaio con il blocco anglo-americano.

Il giornale ha costantemente difeso la centralità del modello politico anglosassone durante gli anni della Guerra Fredda, sostenendo la NATO e promuovendo la cultura politica liberale d’oltremanica in contrapposizione all’influenza sovietica.

Dalla ricostruzione post-bellica all’era di Margaret Thatcher, fino alla Brexit, il Corriere ha sempre raccontato le vicende politiche ed economiche del Regno Unito con grande attenzione, oscillando tra l’ammirazione per le sue istituzioni e un’analisi critica dei suoi momenti di ripiegamento continentale.

In sisntesi, per il Corriere della Sera, l’Inghilterra non è mai stata semplicemente uno Stato estero da coprire per il notiziario, ma un faro ideale di liberalismo, equilibrio istituzionale e giornalismo indipendente, il cui mito ha attraversato oltre un secolo di storia editoriale.

El Mundo e l’intreccio con l’Inghilterra

Il quotidiano spagnolo El Mundo ha sviluppato fin dalla sua fondazione nel 1989 un rapporto con la Gran Bretagna e il modello culturale e mediatico anglosassone molto diverso da quello del Corriere della Sera, basato non tanto su una tradizione politica centenaria, quanto su una sintonia di metodo giornalistico, strategie commerciali ed editoriali.

Quando Pedro J. Ramírez fondò El Mundo nell’ottobre del 1989, si ispirò esplicitamente alla tradizione della stampa d’inchiesta britannica e americana (watchdog journalism) e negli anni ’90 adottò uno stile aggressivo e investigativo simile a quello dei grandi quotidiani britannici di denuncia, scoperchiando i grandi scandali che travolsero il governo socialista di Felipe González (come lo scandalo del GAL e i casi di corruzione).

Pur non essendo un tabloid, El Mundo ha ereditato dal giornalismo londinese una spiccata capacità di titolazione d’impatto, una forte centralità della notizia scandalistica o di cronaca e un’aggressività polemica che lo distinguevano nettamente dalla prosa più paludata e sobria del concorrente El País.

La presenza del capitale e delle collaborazioni britanniche

Nel corso dei decenni, il rapporto con il mondo editoriale del Regno Unito si è concretizzato anche in alleanze societarie e sinergie internazionali.

Negli anni ’90 e 2000, El Mundo ha stretto accordi con testate britanniche chiave come il Sunday Times per la condivisione di inchieste internazionali, reportage e materiale fotografico.

El Mundo ha inoltre fatto parte per lungo tempo dei consorzi di quotidiani europei di centro-destra o liberal-conservatori che collaboravano a stretto contatto con la stampa britannica per la diffusione di grandi reportage globali.

Dal punto di vista geopolitico e ideologico, la posizione di El Mundo nei confronti della Gran Bretagna ha vissuto un momento di massima convergenza durante i governi di José María Aznar (1996-2004).

Durante la crisi e l’invasione dell’Iraq, El Mundo ha fortemente sostenuto la linea atlantista dell’asse Washington-Londra-Madrid, appoggiando la sinergia tra George W. Bush, Tony Blair e José María Aznar. In quel periodo, il giornale ha rappresentato il principale veicolo della linea anglo-americana nella stampa spagnola.

Il giornale ha sempre guardato con favore al modello economico britannico (sia nella versione thatcheriana che nelle riforme del New Labour), promuovendo politiche di deregolamentazione, libero mercato e flessibilità.

Durante la campagna per il referendum del 2016 e negli anni successivi, El Mundo ha offerto una copertura intensa delle dinamiche britanniche, spesso mettendo in guardia i lettori spagnoli contro le derive del populismo e dell’euroscetticismo che stavano ridisegnando la politica a Westminster.

La Gran Bretagna rimane un tema di politica “quasi interna” per qualsiasi giornale spagnolo a causa di Gibilterra. In questo contesto, El Mundo ha sempre mantenuto una linea patriottica e conservatrice, criticando le posizioni ufficiali di Londra ma mantenendo un profondo rispetto per la stabilità delle istituzioni britanniche.

In sintesi: se per il Corriere della Sera l’Inghilterra è stata storicamente la “stella polare” del liberalismo politico ed estetico, per El Mundo la Gran Bretagna è stata prima di tutto una scuola di metodo giornalistico (l’inchiesta senza sconti al potere) e un alleato geopolitico strategico nell’era dell’atlantismo.

Autore

  • Desina Novalis

    Segretaria di professione, detective per passione, ama far luce sui punti oscuri di cronaca, politica nazionale ed estera.

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