In crescita l’approvvigionamento di armi e di componenti per droni da usare contro Israele
Dopo quanto ho scritto ieri al riguardo della rete del socialista iberico Zapatero con il Venezuela di Maduro, soprattutto con la società Plus Ultra, ricordo ancora che il Venezuela, di Hugo Chávez prima e di Nicolás Maduro poi, è diventato uno dei principali hub operativi di Hezbollah in America Latina, soprattutto per attività di finanziamento attraverso crimine organizzato (droga, riciclaggio, contrabbando).
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Chávez e Maduro hanno, inoltre, stretto legami stretti con Teheran (petrolio, sanzioni evasione, anti-americanismo) e Hezbollah, come proxy iraniano, ha beneficiato di passaporti venezuelani, documenti falsi, conti bancari, protezione dalle forze di sicurezza e accesso all’economia criminale (soprattutto il Cartel de los Soles, rete di ufficiali venezuelani accusati di narcotraffico).
Inoltre, Hezbollah ha usato il Venezuela per riciclaggio di denaro dal narcotraffico (coca), oro, contrabbando.
La conseguenza di queste reti che stanno emergendo grazie alla magistratura iberica, ma anche per il fatto che sono cadute le coperture venezuelane dopo la cattura di Maduro, è che sta venendo alla luce anche la rete europea di Hezbollah, che vede quella spagnola come una delle più attive in Europa, soprattutto per procurement logistico (acquisto e invio di componenti per armi e droni), riciclaggio e supporto finanziario.
La Spagna funge da hub grazie alla presenza di una diaspora libanese, porti importanti e aziende di copertura.
L’attività attualmente in crescita è quella di procurement (approvvigionamento) di droni.
Nel luglio 2024 la Guardia Civil ha smantellato una rete a Barcellona e Badalona, con tre arresti in Spagna più uno in Germania. Tra i componenti acquistati tramite aziende spagnole controllate da libanesi c’erano sistemi di guida elettronica, eliche, motori (oltre 200 elettrici più a benzina), oltre 12 tonnellate di resine e indurenti per fusoliere.
Questi materiali potevano permettere la costruzione di centinaia o fino a 1.000 droni esplosivi da inviare in Libano.
Nell’aprile 2025 una nuova operazione a Barcellona (quartiere Eixample, vicino a sinagoga e scuola ebraica) ha fatto registrare l’arresto di tre individui, tra cui Firas A.H. (38 anni), considerato un “operativo chiave”. Aveva ripreso le attività dallo stesso appartamento usato nel 2024.
I componenti per droni erano destinati a Hezbollah per attacchi contro Israele.
La rete conta su operativi prevalentemente di origine libanese (spesso con passaporto spagnolo o europeo) e con l’uso di società di comodo registrate in Spagna per acquisti “civili” di componenti dual-use (acquistati anche da Cina/USA).
La rete spagnola è in collegamento con reti in Germania, Francia e UK. I materiali sono spediti via mare verso il Libano.
Il problema di come rapportarsi ai terroristi, come al solito, riguarda l’Unione Europea, la cui ambiguità di fondo costituisce il passepartout per Hezbollah e anche per Hamas.
Dal 2013, l’Unione Europea ha inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche solo l’ala militare di Hezbollah (per l’attentato di Burgas in Bulgaria e altre attività). L’ala politica non è designata come terroristica a livello UE, permettendo in teoria contatti diplomatici e attività “legali” (raccolta fondi, uffici, ecc.).
La conseguenza è che alcuni Paesi europei seguono l’ambiguità dell’Unione Europea e altri, più rigidi, considerano terrorista Hezbollah in tutte le sue espressioni.
L’ambiguità europea consente a Hezbollah di evitare gli ostacoli e di tenere attiva la sua rete. Rete che in Europa è principalmente dedicata a finanziamenti illeciti, riciclaggio di denaro, traffico di droga e attività logistiche di supporto, sfruttando la diaspora libanese sciita, imprese di copertura e partnership criminali.
L’Europa funge da hub di riciclaggio per i proventi di droga (soprattutto cocaina dal Sud America), commercio di beni di lusso (auto, orologi), diamanti (dall’Africa) e altri traffici.
Hezbollah è accusato da intelligence USA, Israele e rapporti europei di usare diamanti come uno dei canali per riciclare denaro e finanziare le sue attività. Attraverso reti in Europa (soprattutto Belgio, Germania, Francia) e Africa, il gruppo avrebbe commerciato diamanti per trasformare profitti illeciti (droga, ecc.) in denaro “pulito”. Recentemente sono emersi casi legati a mercanti d’arte e diamanti sanzionati.
I fondi vengono poi trasferiti in Libano, spesso tramite schemi di “trade-based money laundering” o hawala.
Il Business Affairs Component (BAC) è il braccio finanziario dell’External Security Organization di Hezbollah. Coordina reti come il “Cedar Network”, legato a cartelli sudamericani per cocaina destinata all’Europa. Offre anche servizi di riciclaggio ad altre organizzazioni criminali.
Il traffico di droga avviene con collaborazioni con cartelli (esempio in America Latina) per distribuire cocaina in Europa. Operazioni come “Project Cassandra” (DEA USA) e “Operation Cedar” (2016) hanno smantellato reti in Francia, Belgio, Germania, Italia.
La Germania è un hub fra i principali, con attività di riciclaggio, procurement (esempio componenti per droni), centri islamici sciiti. Arresti per importazione di componenti per UAV (droni) nel 2024-2025 (Barcellona, Germania).
Interessante è soffermare l’attenzione sul procurement di droni e armi di Hezbollah, che è uno degli aspetti più attivi e preoccupanti della loro rete logistica. Hezbollah usa l’Europa come fonte di componenti dual-use (civili/militari) per assemblare droni a basso costo da impiegare contro Israele.
Hezbollah sfrutta la facilità di acquisto di componenti commerciali (dual-use) sul mercato europeo e online. Molti droni sono versioni modificate di quadricotteri civili cinesi economici (costo unitario 300-400 dollari), convertiti in FPV (First Person View) o con fibre ottiche per resistere alle contromisure elettroniche (jamming).
Questa rete fa parte del più ampio Business Affairs Component (BAC) di Hezbollah, che combina crimine organizzato, riciclaggio e procurement militare.
L’Europa è attraente perché ha regolamentazioni meno stringenti su certi componenti rispetto agli USA, sconta la presenza di diaspora libanese sciita e consente di usare società di comodo (anche registrate come “giocattoli” o elettronica).
Nonostante gli smantellamenti, il procurement continua perché i componenti sono facilmente reperibili. Hezbollah ha accumulato migliaia di droni e ha imparato dalle guerre in Ucraina a produrli localmente o a modificarli con tecnologie low-cost.
Consentire a Hezbollah di procurarsi componenti per assemblare droni significa, nel concreto, aiutare l’organizzazione terroristica, emanazione dell’Iran, a combattere Israele.
La “distratta attenzione” dell’Unione Europea verso la rete di Hezbollah è, pertanto, un aiuto concreto a combattere Israele e, aiutando un proxy dell’Iran, è un aiuto concreto ad una repubblica islamica che massacra i suoi cittadini e destabilizza l’area mediorientale.
Il nodo centrale è la distinzione ala militare e politica di Hezbollah.
Dal 2013 l’UE ha inserito solo l’ala militare di Hezbollah nella lista delle organizzazioni terroristiche. L’ala politica rimane legale a livello UE. Questo permette attività “di facciata” (raccolta fondi, associazioni culturali, contatti politici) che, secondo i critici, finanziano indirettamente l’ala militare.
Questa scelta è motivata da ragioni diplomatiche (mantenere canali di dialogo in Libano, evitare destabilizzazione totale del Paese), ma viene vista come ingenua o ipocrita.
Alcuni Stati (Germania, Paesi Bassi, UK, Stati Baltici, Slovenia, ecc.) hanno bandito l’intera organizzazione, mentre altri (Francia, Spagna, Italia e molti del Sud) seguono solo la linea UE.
Questo crea “paradisi” relativi per le reti di Hezbollah. Rapporti recenti (esempio: DPI Austria 2026) descrivono l’Europa come un hub fondamentale per riciclaggio di denaro, traffico di droga, diamanti e beni di lusso.
La distinzione ala militare, ala politica rende difficile congelare asset e bloccare flussi e rende facile l’acquisto di componenti dual-use.
L’ambiguità europea permette alle reti di operare in “zona grigia”, sfruttando le differenze tra Stati membri e consente ad un’organizzazione di terroristi di armarsi contro Israele, mantenendo instabile il Medio Oriente.





