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LA SFIDA DELLE RERUM NOVARUM (2)

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Segue da: https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/italia/politica/24168-la-sfida-delle-rerum-novarum-1.html

Il 17 giugno Papa Leone XIV, parlando ai vescovi della Conferenza episcopale italiana, ha nuovamente affrontato la questione delle sfide che ci pone l’attuale passaggio epocale.

 “ Ci sono – ha detto Leone XIV – le sfide che interpellano il rispetto per la dignità della persona umana. L’intelligenza artificiale, le biotecnologie, l’economia dei dati e i social media stanno trasformando profondamente la nostra percezione e la nostra esperienza della vita. In questo scenario, la dignità dell’umano rischia di venire appiattita o dimenticata, sostituita da funzioni, automatismi, simulazioni. Ma la persona non è un sistema di algoritmi: è creatura, relazione, mistero. Mi permetto allora di esprimere un auspicio: che il cammino delle Chiese in Italia includa, in coerente simbiosi con la centralità di Gesù, la visione antropologica come strumento essenziale del discernimento pastorale. Senza una riflessione viva sull’umano – nella sua corporeità, nella sua vulnerabilità, nella sua sete d’infinito e capacità di legame – l’etica si riduce a codice e la fede rischia di diventare disincarnata”.

Un invito che andrebbe esteso alla Massoneria, che pretende di agire per il bene dell’umanità e alla scienza, che non è tecnica e non deve essere al servizio del potere politico e finanziario.

Tentiamo, pertanto, di addentrarci nella riflessione sull’umano.

L’Umanità non è surrogabile.

La prima specificità essenziale è la libertà, alla quale consegue, come corollario, il libero arbitrio.

Senza libertà e senza libero arbitrio l’essenza umana è messa a morte.

La seconda specificità essenziale è l’amore, ossia la volontà e la facoltà di volgersi verso l’altro (I care) senza alcun tornaconto, sia esso un umano, un animale, un vegetale o più genericamente ciò che ci circonda.

È il dovere per il dovere. Quel dovere per il dovere che è in sintonia con il Logos e del quale è scritto nel Rituale del 30° grado del Rito Scozzese Antico e Accettato. Un dovere che non è l’imperativo categorico kantiano, ma il risultato dell’ascolto del Logos e del volgersi verso il Logos. 

L’amore, che è la linea guida fondamentale del percorso massonico, è  Eros, il  “grande  demone” dell’amore,  come lo chiama Diotima nel dialogo con Socrate contenuto nel Simposio di  Platone. Eros “è qualcosa di intermedio fra mortale  e immortale” e ”ha il potere di interpretare e di portare agli dèi le cose  che  vengono  dagli uomini e agli  uomini  le  cose  che vengono  dagli  dèi”.  Ogni  “desiderio  per  le  cose  buone  e dell’essere felice per ciascuno è il grandissimo e astuto Eros”. Nel  dialogo  tra  Diotima  e  Socrate  emerge  il  punto  centrale, nodale,     essenziale,     del     percorso     massonico:     l’Atto d’Amore. L’Atto  d’Amore,  dice  Diotima,  “è  un  parto  nella bellezza, sia secondo il corpo sia secondo l’anima”. “Tutti gli uomini, o Socrate – continua Diotima – sono gravidi secondo il corpo e secondo l’anima” e Amore è “generare e partorire nella bellezza”.

Perché    l’amore    della    generazione    alberga    negli    esseri umani? “Perché – dice Diotima – la generazione è ciò che ci può essere di sempre nascente e di immortale in un mortale”. Alcuni uomini sono fecondi nel corpo e altri nell’anima. Cosa conviene all’anima? “La saggezza e altre virtù”.

L’essere  umano  impara  la  sua  eternità,  che  implica  la generazione,  nel  corpo  e/o  nell’anima,  ossia  l’Atto  d’Amore, senza il quale l’essere umano viene meno al suo destino.

Il  conoscere  se  stessi,  principio  fondamentale  del  percorso massonico, è ri-conoscere il proprio sé stessi in essenza, ossia quella  parte  essenziale  ed  immortale  di  noi  che  ci  guida,  in quanto  persone  (maschere  sul  teatro  della  vita  terrena)  a realizzare il nostro progetto compiendo Atti d’Amore, ossia atti creativi.

L’essere creativi è una qualità essenziale dell’essere umano, conculcando la  quale  l’Umanità  è  disumanizzata.  L’essere creativi è una “imitatio” del Logos.

La terza specificità essenziale è l’unità inscindibile in vita tra corpo, anima e il nucleo di informazione intelligente e cosciente che costituisce la nostra essenza (il Sé).

Tale  unità è  la  base  del  processo  di  conoscenza  e  di autoconoscenza  (gnoti  seauton) che  non  può  prescindere  dai sentimenti,  dalle  emozioni,  dalle  intuizioni  e,  infine,  dalla razionalità.

L’essere umano è un’unità inscindibile.

Il  corpo  non  è  sostituibile  e  la  sostituzione  del  corpo  è  la distruzione  dell’essere  umano  in  quanto  tale.  Così  come l’intelligenza artificiale non può sostituire l’intelligenza umana, qualsiasi robotizzazione del corpo non può sostituire le funzioni essenziali del corpo naturale.

L’equivoco dell’intelligenza artificiale

Riguardo  all’intelligenza  artificiale, sarebbe  più  opportuno chiamarla smart  artificiale,  come  suggeriscono  Edoardo Boncinelli e Antonio Ereditato, in quanto in inglese intelligence non  vuol  dire  intelligenza,  ma  “capacità  di  comprendere”.

Intelligente come lo intendiamo noi in italiano, suggeriscono i due  autori  de:  “Il  cosmo  nella  mente”,  si  dice  smart,  quindi l’intelligenza  artificiale  è  “capacità  di  comprendere servoassistiti”.[i]   

Siamo  ben  lontani  dall’intelligenza  umana, considerando in primo luogo, ma solo in primo luogo, che il processo cognitivo dell’uomo genera un’immagine mentale della realtà e produce modelli interpretativi. “L’unità di base della mente – scrive Antonio Damasio – è l’immaginazione”.[ii]

Il  cervello  umano,  che  scambia  informazioni,  è,  secondo Edoardo Boncinelli e Antonio Ereditato, “troppo complesso e ridondante per sovraintendere ai soli bisogni biologici primari. Un  effetto  collaterale  di  tale  complessità  è  l’innata  curiosità dell’uomo e il piacere che la nostra specie prova a investigare l’ignoto”.[iii]

Bessel Van Der Kolk scrive che “gli esseri umani sono creature che creano significati” e che l’esperienza di sé “è il prodotto dell’equilibrio tra il cervello emotivo e quello razionale”.[iv]

Edward O. Wilson, scrive a sua volta che Homo Sapiens “è l’unica specie superstite dotata di intelligenza simbolica” e che ha “il potere di immaginare”, cosicché “la creatività è il carattere distintivo  della  nostra  specie  e  ha  come  fine  ultimo  la comprensione di noi stessi”. [v] “Gli esseri umani – scrive Wilson – pensano” e aggiunge che “gli archetipi  ancestrali riemergano continuamente  nelle  nostre  elaborazioni  culturali  come indimenticati retaggi evolutivi”. [vi]

Daniel J. Siegel afferma che il “Sé non è limitato nel tempo, poiché il tempo come entità unitaria che scorre potrebbe non esistere nemmeno. E neppure è limitato nel cranio né nella pelle. Il Sé è il sistema in cui viviamo, i nostri corpi sono i nodi di una totalità più ampia interconnessa, in cui siamo inestricabilmente radicati”. [vii]

L’essere umano è consapevole, cosciente e dotato di intenzione, di  sentimenti  e  di  emozioni.  Emozioni  primarie,  cognitive, superiori e culturalmente specifiche (presenti in una sola realtà).[viii]

“La  nostra  psiche  – scrive  Edoardo  Boncinelli  – è  infatti costantemente immersa in un «bagno emozionale», nel quale in condizioni    normali  è  assai  difficile  distinguere  le  singole emozioni,  non  a  caso  definite,  opportunamente,  espisodi emozionali”.[ix]

L’omeostasi, ossia, per dire il concetto in sintesi, l’insieme dei processi  neghentropici  che  mantengono  l’equilibrio  e  la permanenza del vivente, ha tra i suoi fattori i sentimenti, i quali, spiega Antonio Damasio, “non sono produzione indipendente del cervello, ma il risultato di un’alleanza cooperativa tra il corpo e il cervello”.[x]

In questo breve riassunto di alcune affermazioni di scienziati abbiamo incontrato, riguardo agli esseri umani, qualità quali l’innata curiosità, il piacere di investigare l’ignoto, la capacità di creare significati, l’essere dotati di un’intelligenza simbolica e archetipica; l’essere dotati di intenzionalità, di coscienza e di capacità emotiva e, infine, l’essere dotati di sentimenti. Tutto questo  non  può  essere  surrogato  da  alcuna  intelligenza artificiale.

 

[i] Edoardo Boncinelli e Antonio Ereditato, Il cosmo nella mente, Saggiatore

[ii] Antonio Damasio, Lo strano ordine delle cose, Adelphi

[iii] Edoardo Boncinelli e Antonio Ereditato, Il cosmo nella mente, Saggiatore

[iv] Bessel Van Der Kolk, Il corpo accusa il colpo, Cortina

[v] Edward O. Wilson, Le origini della creatività, Cortina

[vi] Edward O. Wilson, Le origini della creatività, Cortina

[vii] Daniel J. Siegel, I misteri della mente, Cortina

[viii] Vedi Dylan Evans, Emozioni, Oxford University Press

[ix] Edoardo Boncinelli, La vita nella nostra mente, Laterza

[x] Antoniuo Damasio, Lo strano ordine delle cose, Adelphi

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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