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LE SFINGI DI BOMARZO DI SIGFRIDO HOBEL

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di Franco Polito

“Le sfingi di Bomarzo” di Sigfrido Hobel – Un Viaggio nell’Enigma Ermetico

«Voi che per il mondo gite errando vaghi di veder meraviglie alte e stupende, venite qua dove son facce orrende, elefanti, leoni, orsi e draghi». Con queste parole viene accolto il visitatore del Sacro Bosco di Bomarzo.

Da tempo immemore le avventure iniziatiche degli eroi cominciano in un “bosco sacro”: il Giardino dell’Eden, la foresta dei cedri di Gilgamesh, il bosco della ninfa Calipso, il giardino delle Esperidi di Giasone, la selva “oscura” di Dante, etc.

Anche il bosco di Bomarzo va quindi visto come “bosco magico”; specchio dell’anima, teatro dell’iniziazione, dove ogni statua è un simbolo da decifrare, ogni sentiero una prova da superare.

Il parco è disseminato di riferimenti a miti greci, romani ed egizi, ma anche a concetti alchemici e astrologici. Le statue non sono solo decorazioni: sono sigilli simbolici, strumenti di meditazione e introspezione. Il Tempio, ad esempio, è orientato secondo i pianeti e i segni zodiacali, e rappresenta l’ottavo cielo, l’Empireo, la meta finale dell’iniziato.

Sigfrido Hobel ci invita a varcare il confine tra storia e mito, analizzando con occhio acuto e sensibilità poetica il Sacro Bosco di Bomarzo, noto anche come il Boschetto di Vicino Orsini.

Il Principe ebbe una vita tormentata, densa di vicissitudini dolorose che con ogni probabilità lo stimolarono a trasmettere il suo travaglio interiore tramite le conoscenze acquisite dalle sue frequentazioni letterarie e filosofiche, ebbe infatti il privilegio di bazzicare assiduamente l’Accademia Vitruviana, dove ebbe proficui contatti con i maggiori architetti e letterati del tempo.

 Rimase infatti orfano all’età di tre anni e a 19 anni venne colpito dalla perdita della sua amata e promessa sposa Adriana della Rosa, avvenimento che lo gettò in una profonda depressione.

Ma fu proprio questa depressione a dare lo stimolo alla sua creatività, tramite l’attivazione del suo inconscio che viene espresso così nel linguaggio della pietra.

Superato con difficoltà il lutto, Orsini sposò nel 1544 Giulia Farnese ma anche questa unione non fu felice.

La realizzazione di tale opera statuaria e architettonica, frutto delle sue frequentazioni letterarie e filosofiche durò circa 30 anni, dal 1552 al 1582 e fu supportata dall’architetto Pirro Logorio, successore di Michelangelo a San Pietro.

Le sfingi, guardiani del bosco sacro, non sono meri elementi decorativi, ma figure liminari che introducono il visitatore a un percorso iniziatico. Esse incarnano l’enigma, la soglia tra il noto e l’ignoto, e pongono una sfida conoscitiva che richiama il mito di Edipo, ma anche le prove dell’adepto nei testi della tradizione esoterica occidentale.

Il libro, arricchito da ben 71 fotografie a colori, non si limita a descrivere le imponenti e misteriose sculture in pietra, ma si trasforma in una guida ermetica che svela, strato dopo strato, il ricco patrimonio erudito e simbolico di una Tuscia intrisa di tradizione aristocratica e segreti alchemici.

Infatti, il significato più recondito del bosco si trova nell’alchimia, il processo di trasformazione del “piombo” in “oro”. Questi non sono intesi come metalli, ma come il cambiamento di un’interiorità “pesante” legata alla materia e agli istinti, che deve essere raffinata e portata a una purezza spirituale, raggiungibile solo attraverso la conoscenza di sé.

 I suoi quattro aspetti rappresentano le fasi dell'”Opera”: Nigredo: la mente è torpida, preda degli istinti e inconsapevole.

Albedo: una piccola luce comincia a farsi strada, indicando la necessità del cambiamento.

Citrinas: il processo di cambiamento viene messo in atto, e le difficoltà da superare fanno spesso pensare di tornare indietro.

Rubedo: l'”Opera” è compiuta, il cambiamento è stato ottenuto e la mente aperta può distaccarsi dalle bassezze della materia per ascendere a una nuova spiritualità.

L’approccio di Hobel è inusuale e profondamente incisivo: ben più di un semplice resoconto storico, esso propone una lettura in chiave metafisica e allegorica, dove ogni figura scolpita diventa un enigma, un frammento di un linguaggio simbolico che sfida il lettore a riscoprire il senso profondo del paesaggio. La narrazione attraversa la dimensione visibile dei giardini e delle sculture per condensarsi in una riflessione sul rapporto fra bellezza, mistero e rivelazione interiore. Il percorso letterario ci porta a conoscere una realtà che, pur nella sua apparente assurdità, si traduce in un invito a un’esperienza quasi trascendentale.

La forza del libro risiede proprio nella capacità dell’autore di unire il rigore della ricerca storica con una prosa che, al contempo, è evocativa e lirica. Hobel fa della sua opera non soltanto uno studio sui simboli e gli archetipi ermetici, ma un vero e proprio inno al potere trasmutatorio attraverso il simbolismo dell’arte e della cultura rinascimentale.

 Un’analisi che si fa specchio delle inquietudini moderniste e delle antiche aspirazioni spirituali, “Le sfingi di Bomarzo” si propone come un ponte tra il passato carico di tradizioni mistiche e un presente che ancora cerca di interpretare segni e presagi.

Per chi ama perdersi lungo i sentieri del pensiero ermetico, ma anche per il lettore curioso che desidera avvicinarsi a un patrimonio culturale così denso di significati, questo libro rappresenta una lettura obbligata. Hobel sa esaltare ogni dettaglio, donando nuova luce a quel luogo dove il tempo sembra sospeso e la materia si fonde con il simbolo. Il suo contributo alla comprensione del Sacro Bosco va oltre la mera documentazione storica: è un invito alla riflessione, a riscoprire il potere dei miti e a confrontarsi con le tensioni tra realtà e illusioni.

In conclusione, “Le sfingi di Bomarzo” è una proposta letteraria e culturale dal profondo sapore soteriologico, che riesce a rendere palpabile l’atmosfera arcana di uno dei luoghi più enigmatici d’Italia. Con una prosa elegante e penetrante, Sigfrido Hobel ci offre un viaggio che stimola il pensiero, sfida la percezione e celebra la bellezza nascosta nelle pieghe del tempo e della memoria, la stessa bellezza che dobbiamo ritrovare in noi stessi.

Bibliografia dei libri di Sigfrido Höbel:

 bibliografia completa di Sigfrido Höbel :

2004 – Il fiume segreto. Testimonianze della tradizione ermetica a Napoli – Stamperia del Valentino, collana “Sotto il Cappello”

2010 – La Cappella filosofica del principe di Sansevero – Stamperia del Valentino, collana “Mirabilia”

2017 – Misteri partenopei. Dei e culti antichi nella città del sole e della sirena – Stamperia del Valentino

2017 – Il dio del silenzio. Permanenze della tradizione esoterica egizia a Napoli – Stamperia del Valentino, collana “Mirabilia”

2019 – Angeli, demoni e filosofi. Enigmi e segreti dell’abbazia di San Michele Arcangelo a Montescaglioso – Stamperia del Valentino, collana “Sotto il Cappello”

2020 – Prometeo e l’iniziazione – Stamperia del Valentino, collana “I Polifemi”

2021 – Il volo di Psiche. Insegnamenti tradizionali sull’anima e il suo destino – Stamperia del Valentino, collana “I Polifemi”

2022 – I Quattro Cavalieri e la dottrina dei Cicli cosmici – Stamperia del Valentino, collana “I Polifemi”

2022 – Il guerriero belva – Stamperia del Valentino, collana “Sotto il Cappello”

2024 – Le sfingi di Bomarzo. Gli enigmi del Sacro Bosco di Vicino Orsini – Stamperia del Valentino

Autore

  • Redazione

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