
Berlusconi non è stato né un santo né un diavolo, ha però avuto l’intuizione e la capacità imprenditoriale di intuire che un sistema industriale efficiente negli anni ‘80 aveva bisogno di una strumentazione più incisiva e adatta ad un sistema moderno di comunicazione che andasse oltre Carosello per promuovere servizi e produzione .
Per attuarlo introdusse nel mondo del lavoro elementi significativi di una cultura premiale che andasse oltre i tradizionali interessi dei soliti noti che, anche con l’aiuto della sinistra compreso il sindacato, hanno sempre occupato i gangli della spesa pubblica e previdenziale – assistenza e cassa integrazione compresa – e lì si sono stazionati politicamente con servizi consolidati dei nobili camerieri permanentemente passivi.
Se si osserva con attenzione questo è stato il vero differenziale di una politica opposta a quella che la socialdemocrazia europea ha praticato con le scelte partecipative dal basso della Bad Godesberg, cioè della cogestione produttiva .
Consiglio ai miei amici, per documentarsi nel dettaglio sullo spirito e le dinamiche motivazionali di Silvio Berlusconi, specialmente nel mondo della comunicazione, di andare oltre le argomentazioni superficiali per capire quali erano i vuoti che anche istituzionalmente si erano creati in una società dei consumi .
Il mio carissimo amico Vittorio Giovanelli, che ha lavorato nel mondo della tv da sempre: dagli inizi degli anni 50 in Rai per poi passare a Mondadori, Rizzoli, Rusconi per proseguire in Fininvest poi Mediaset in un rruolo di assoluta responsabilità apicale, nel 2003 ha scritto un libro da titolo : “Le tribù delle tivù“, edito da Mursia.
Il curriculum di Giovannelli di grande spessore professionale è fuori discussione. I tanti episodi raccontati da un protagonista che ha lavorato per cinquant’anni nelle tv segnano i tanti passaggi evolutivi di una tv commerciale che si è posta al servizio di un tessuto commerciale e industriale che ha rotto schemi e interessi consolidati, rappresentano uno spaccato che va oltre le letture ideologiche .
In questo libro, molto documentato e interessante (Giovannelli era considerato per ruolo lo zio delle tv) si riscontrano tutti i fallimenti e le frustrazioni di un mondo di imprenditori che, prima dell’evento di Silvio Berlusconi, ha brutalmente fallito per supponenza. Il costruire la tv commerciale con un piano strategico pensato e valutato sul piano industriale ha fatto di Berlusconi un protagonista creativo che, ancora oggi, andrebbe studiato con maggiore profondità e, perché no, anche con un po’ più di umiltà .
Di fatto molte sono state le aziende di ogni tipologia che hanno compreso un linguaggio promozionale stimolante e premiante tanto nel breve che nel lungo periodo .
E’ necessario capire le motivazioni che si sono innestate in un vuoto e non solo limitarsi a giudicare più o meno in modo radicale o ideologico .
Berlusconi, come politicamente Craxi, si è inserito da protagonista sulla motivazione e la valorizzazione del lavoro; è lì che ha attecchito nella società il suo pensiero e implementato in molti campi il suo successo.
Ha creato le basi per sfasciare la cultura del consociativismo, quello che soffoca con i veti dell’ideologia e che si vuol imporre, con i veti “ piccoli o grandi che siano, sui posti di lavoro e nel mondo finanziario .
In buona sostanza è “nella messa a mille “di un impianto in siderurgia o nei servizi o nelle tv che si deve riscontrare la gestione “premiale del lavoro”: l’opposto della logica delle protezioni che di solito rifiutano le verifiche sulla qualità del prodotto confezionato.
È sul concetto del lavoro da rivalutare attraverso una cultura premiale che ha trovato un terreno fertile portando molte persone ad identificarsi in una moltitudine di campi, dallo sport alla geopolitica .
Un segno pregnante: speriamo, forse sarà anche la stella polare che rimarrà nel tempo utile anche per rigenerare la politica .





