Home Politica UNA MONTAGNA DI SCEMENZE PER DISTRUGGERE L’OCCIDENTE

UNA MONTAGNA DI SCEMENZE PER DISTRUGGERE L’OCCIDENTE

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“La maggioranza di noi subisce quel che sta accadendo, al suicidio non abbiamo acconsentito”.

Così Federico Rampini, nel suo “Suicidio Occidentale” (Mondadori).

Partiamo da qui. Non abbiamo acconsentito, non acconsentiamo e stiamo subendo una violenza dovuta ad una valanga di scemenze che qualcuno ci propina dall’alto della sua presunta superiorità intellettuale, ritenendoci dei sottosviluppati mentali se non accediamo alle vette del wokismo, della green culture, della cancel culture, della climate culture.

In buona sostanza vorrebbero farci credere che se non siamo woke, climate, green siamo dei poveri idioti, trogloditi, sottosviluppati, perché non siamo progressisti.

Diciamo chiaro, non siamo progressisti perché il progressismo è la maschera del capitalismo comunista finanziario imperialista, che ha messo in circolo una montagna scemenze contrabbandandole come pensiero politicamente corretto e come cultura.

Un’élite debosciata ci vorrebbe convincere che la sua ideologia è il futuro, mentre non è altro che un orribile passato feudale riproposto in forme moderne.

“Se un attacco nel cuore dell’Europa ci ha colto impreparati – scrive Rampini -, è perché eravamo impegnati nella nostra autodistruzione. Il disarmo strategico dell’Occidente era stato preceduto per anni da un disarmo culturale. L’ideologia dominante, quella che le élite diffondono nelle università, nei media, nella cultura di massa e nello spettacolo, ci impone di demolire ogni autostima, colpevolizzarci, flagellarci. Secondo questa dittatura ideologica non abbiamo più valori da proporre al mondo e alle nuove generazioni, abbiamo solo crimini da espiare. Questo è il suicidio occidentale. L’aggressione di Putin all’Ucraina, spalleggiato da Xi Jinping, è anche la conseguenza di questo: gli autocrati delle nuove potenze imperiali sanno che ci sabotiamo da soli”.

Quadro esatto di una follia che in Europa si declina non solo nell’imitazione delle follie anglosassoni, ma nell’assalto alla casa, all’auto, alla proprietà privata, in un delirio della maggioranza che regge l’Unione Europea.

L’ultimo assalto è quello all’agricoltura guidato dall’ecotalebano socialista olandese Timmermans, proposto come misura per restituire la terra alla natura e, di fatto, imposto come viatico alle multinazionali per farci mangiare porcherie prodotte in provetta.

Siamo prossimi al soylent green del famoso film “I sopravvissuti”.

“Le scuole, i licei, le università, i media negli Stati Uniti – scrive Rampini – sono ormai luoghi d’indottrinamento propagandistico, dove la cultura seria è messa al bando”.

Questo ciarpame americano va ricacciato oltreoceano, rimandato al mittente, che è la sinistra Dem Usa, front office del capitalismo comunista finanziario imperialista.

Se l’America intende sciogliersi nel ciarpame non si capisce per quale motivo la dobbiamo seguire.

“I giovani schiavizzati dai social – aggiunge Rampini lucidamente – sono manipolati dai miliardari del capitalismo digitale. L’establishment radical chic si purifica con la catarsi del politicamente corretto. È il modo per cancellare le proprie responsabilità: quell’alleanza fra il capitalismo finanziario e Big Tech pianificò una globalizzazione che ha sventrato la classe operaia e impoverito il ceto medio, creando eserciti di decaduti. Ora quel mondo impunito si allea con le élite intellettuali abbracciando la crociata per le minoranze e per l’ambiente. La questione sociale viene cancellata. Non ci sono più ingiustizie di massa nell’accesso alla ricchezza. C’è solo «un pianeta da salvare», e un mosaico di identità etniche o sessuali da eccitare perché rivendichino risarcimenti”.

Eccoci al punto. Non abbiamo consentito e non consentiamo. Ci opponiamo fermamente.

La nuova resistenza è al wokismo e alla montagna di scemenze che fanno da contorno a questa ideologia malata: una sorta di virus letale per le menti in funzione del disfacimento dell’Occidente.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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