
Le cronache ci dicono che Giorgia Meloni ha incontrato sia Elon Musk, sia Larry Fink (BlackRock) per discutere di come attirare investimenti in Italia e in relazione al Piano Mattei, che significa protagonismo italiano in Africa.
I due incontri hanno sollevato critiche a destra e a sinistra.
La sinistra, come si chiama ormai il “campo dei necrologi” che riunisce soggetti incapaci di avere una linea politica, mentre critica Giorgia Meloni perché incontra Musk e Fink, copre le operazioni degli Agnelli-Elkann che stanno lasciando l’Italia e in cambio ottiene spazio sui giornali del gruppo Gedi, ormai sostituti dei giornali di partito di un tempo, con in più una postura settaria che a volte raggiunge il ridicolo.
Se la sinistra si occupasse dei licenziamenti e degli stabilimenti che vengono chiusi dovrebbe entrare in rotta di collisione con Stellantis, perdendo lo spazio pubblicitario consueto sui giornali del padrone di quella che fu la Fiat.
Della sinistra inutile, in fondo, curarsi più di tanto. L’economia non la riguarda. Canta Bella ciao e si consola pensando di essere il meglio dell’intellighenzia che l’universo può produrre. Auguri.
Enrico Letta, che ha capito in che compagnia è stato messo, ha preferito riparare in Spagna, abbandonando il Parlamento per un incarico all’Istituto de empresa come decano per la Politics, Economics and Global Affairs. España nuevo amor.
A destra c’è chi vorrebbe che l’Italia, come un tempo, sapesse far da sé, immemore del fallimento delle logiche autarchiche.
La realtà dice che l’Italia, come altri Paesi europei, necessita di alleanze sistemiche che non possono essere eluse, salvo rifugiarsi in un mondo di sogni.
Ed è in questa logica di alleanze sistemiche che rientrano gli incontri tra Giorgia Meloni, Musk e Fink.
Con il primo, ossia con Musk, si profila un possibile intervento per portare Starlink in Italia abbassando la connessione Internet a 10 euro.
Con BlackRock la questione si pone in termini molto interessanti, non solo per i possibili investimenti, ma per il fatto che il più importante fondo Usa ha virato, molto decisamente, dalla fuffa green alla realtà delle infrastrutture.
BlackRock, il più grande gestore patrimoniale del mondo, sembra, infatti, allontanarsi sempre di più dal mondo ESG (environmental, social, and governance, guida agli investimenti sostenibili).
Esg, detto in altri termini, è servito a montare la panna montata del green e del sostenibile, dando una sorta di bollino verde alle aziende, certificandole come appartenenti all’asse del Bene.
In un recente report, il gigante degli investimenti Usa ha dichiarato di aver appoggiato appena il 4% delle circa 500 proposte ESG presentate dagli azionisti durante la stagione delle deleghe 2023-24, toccando un nuovo minimo storico. Nel 2023, BlackRock aveva appoggiato il 6,7% delle misure ESG presentate, che all’epoca era un minimo storico.
Detto in sintesi: addio green, c’è altro da fare.
BalckRock ha investito recentemente nel fondo Gip Usa 12,5 miliardi di dollari.
Chi è Gip?
Dalle ferrovie agli aeroporti, ai gasdotti, ai porti, il fondo Usa GIP (Global infrastructure partners) è il più grande fondo del mondo specializzato in infrastrutture.
Con oltre 40 miliardi di dollari gestiti per i propri investitori GIP è stata fondata nel 2006 da Bill Woodburn, ingegnere, già a capo delle infrastrutture di General Electric e da due manager di Credit Suisse, Adebayo Ogunlesi e Matt Harris.
Tre i fondi della società: GIP I che nel 2008 ha raggiunto i 5,7 milioni di dollari, GIP II chiuso con 8,3 milioni di dollari ne 2012 e GIP III, lanciato nel 2017, da 15,8 miliardi di dollari il più grande fondo mai dedicato alle infrastrutture.
Con sedi negli Stati Uniti, a Londra e in Australia, GIP che concentra le sue attività nelle infrastrutture in 3 settori: trasporti, energia e trattamento dei rifiuti e ha in portafoglio 6 società energetiche, 5 industriali e 5 per i servizi pubblici. In Europa, oltre che in Italia, ha effettuato acquisizioni in Germania e Spagna ed ha un’importante presenza nel Regno Unito.
Ecco una sintesi dei principali investimenti.
Nel trasporto aereo e ferroviario a Gip fanno capo l’aeroporto londinese di Gatwick e l’aeroporto di Edimburgo.
Nel settore sei treni di Gip è la Pacific national per il trasporto merci e la logistica ferroviaria in Australia.
Nel settore marittimo Gip ha in portafoglio il Terminal Investment Limited, ossia la divisione di Msc per la gestione globale dei porti e i porti di Brisbane e Melbourne.
Nel settore dell’energia Gip opera con gasdotti, attività di storage e trasporto di prodotti petroliferi e infrastrutture per le rinnovabili, con società a Singapore, Spagna e Germania dove è in partnership con Dong Energy leader mondiale dell’energia eolica per un progetto nel mare del Nord.
Stando alle indiscrezioni, l’interesse di BlackRock in Italia riguarderebbe le ex centrali a carbone, nelle cui aree potrebbero essere allocati enormi data center e, in collaborazione con Leonardo, del quale è già azionista, la produzione di small modular reactor (SMR), ossia di piccoli centrali nucleari che, in effetti, sono la vera soluzione per avere l’energia necessaria allo sviluppo.
Il Ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha annunciato nei mesi scorsi, per l’appunto, di puntare ai piccoli reattori modulari (SMR) per l’inizio del prossimo decennio.
Un quadro normativo e regolamentare completo per la reintroduzione di centrali nucleari in Italia è previsto entro il termine della legislatura dell’attuale Governo.
Il Governo intende puntare non alle grandi centrali di 3ª generazione, ma all’installazione di reattori SMR (Small Modular Reactors, mini-reattori nucleari modulari) di 4ª generazione nel territorio italiano «entro il 2033», da usare in ambito pubblico e privato.
La rotta sembrerebbe buona.
L’ostacolo dove sta? Nel sistema Italia, nella burocrazia, in un apparato dello Stato riempito in anni di clientes, amici degli amici, nipoti e parenti vari.
La più grande riforma che dovrebbe fare Giorgia Meloni è riformare gli apparati. Compito arduo, ma non impossibile.





