
Uno degli elementi più interessanti di questo particolare momento della guerra in Medio Oriente è che Bibi Netanyahu sta mettendo a nudo tutte le contraddizioni della politica dell’amministrazione americana gestita dai neo-con e dai democratici.
Così come nel quadrante europeo, la guerra in Ucraina è irrisolvibile con un accordo senza che si sciolga il nodo della non partecipazione alla Nato di Kiev, perché la Russia non accetta di essere circondata dagli Usa, così in Medio Oriente la questione del rapporto tra Israele e l’Iran e i suoi proxy non sarà mai risolta se continuerà ad essere presente la questione della bomba atomica iraniana.
E’ chiaro come il sole, lo capiscono anche i bambini dell’asilo Mariuccia, che la sicurezza di Israele dipende dalla fine della presenza della minaccia iraniana che ha due componenti essenziali: i suoi scherani (Hamas, Hezbollah, Houthi) e la bomba atomica, con la quale Teheran potrebbe davvero tentare di eliminare la presenza ebraica.
Per quanto riguarda gli scherani, sembra che Israele, con il plauso reale anche se non sbandierato degli Stati sunniti, stia facendo piazza pulita, sostituendo la vecchia strategia del tosare l’erba quando cresce (ridurre il potenziale dei proxy di Teheran) con l’eradicamento dell’erba.
L’Iran si è dimostrato impotente a dare una risposta reale. Sparando centinaia di missili ha risposto in modo inefficace e propagandistico e non è improbabile che una possibile risposta pesante possa venire solo quando avrà la disponibilità dell’arma atomica.
Mentre Donald Trump ha esercitato pressioni per evitare che l’Iran si doti dell’arma nucleare, i neo-con, Obama, Biden non hanno fatto altro che fare melina, con la scusa di un accordo e di controlli che, nel tempo si sono dimostrati inefficaci.
Sul “Il Foglio” del 21 agosto scorso, Giulio Meotti, scriveva che “Teheran, grande sponsor di Hamas, è così vicino a una bomba nucleare che dobbiamo riconsiderare il modo in cui la guardiamo. Questa è la conclusione di un nuovo rapporto dell’ispettore nucleare David Albright e della collega ricercatrice Sarah Burkhard presso l’Institute for Science and International Security. Entrambi sono fra i massimi esperti mondiali di proliferazione. Il rapporto di luglio dell’intelligence americana affermava che l’Iran ha “intrapreso attività che lo posizionano meglio per produrre un ordigno nucleare, se sceglie di farlo”. Quanto tempo ci vorrebbe per produrre quel dispositivo? Non ci viene detto. Se lo fossimo, scrivono Albright e Burkhard, “alcune verità scomode verrebbero a galla: l’Iran può farlo troppo in fretta, e le attività iniziali per costruire la bomba potrebbero essere difficili da individuare”.
Riferisce Meotti che i due ricercatori affermano che all’Iran è stato permesso di arricchire l’uranio fino al punto di rottura e recentemente ha ampliato un importante complesso fortificato vicino a Fordow.
“L’Iran – dicono i due ricercatori citati da Meotti – ora può paradossalmente evadere rapidamente, in pochi giorni, utilizzando solo la sua struttura profondamente sepolta di Fordow”.
“L’Iran – dicono i due ricercatori – può costruire un’arma nucleare grezza molto più velocemente di quanto comunemente stimato”.
Il segretario Usa Antony Blinken ha affermato ad agosto che l’Iran potrebbe avere materiale sufficiente per una bomba nucleare: “Siamo arrivati a un punto critico”.
Ed ecco, allora, che ci troviamo di fronte alla follia di un presidente americano che gioca a sostenere gli ayatollah proprio nel momento nel quale questi, giunti alle estreme conseguenze della loro debolezza strutturale e con un dissenso interno che li potrebbe mandare a gambe all’aria, potrebbero usare l’arma nucleare.
Mercoledì Joe Biden ha dichiarato di essere contrario all’attacco da parte di Israele alle strutture nucleari dell’Iran come rappresaglia per l’attacco missilistico balistico dell’Iran, affermando ai giornalisti che Gerusalemme ha il diritto di rispondere, ma che dovrebbe farlo “proporzionalmente”.
Biden ha affermato che saranno imposte sanzioni all’Iran e che ne ha discusso l’idea con i leader dei paesi del G7 in una chiamata congiunta mercoledì mattina. Pura fuffa propagandistica.
“Discuteremo con gli israeliani cosa faranno, ma tutti e sette siamo d’accordo che hanno il diritto di rispondere, ma dovrebbero rispondere in modo proporzionale”, ha detto Biden ai giornalisti prima di salire sull’Air Force One. “Ovviamente, l’Iran è completamente fuori rotta”.
Ormai la posizione di Biden e dell’insieme della sua amministrazione non è più ambigua, è scopertamente a favore di Teheran, come lo è sempre stata e a favore dei Fratelli Musulmani, come lo è sempre stata, in tutte le amministrazioni gestite da Dem e Neo-con.
Il presidente è nudo e facendo l’ayatollah scopre un gioco che dura da troppo tempo e che mantiene il Medio Oriente in una situazione di costante instabilità.
Bibi Netanyahu ha messo allo scoperto il turbante che indossa il presidente degli Usa, in un momento nel quale una distruzione massiccia dei laboratori dove si arricchisce l’uranio non solo farebbe cessare la minaccia di Teheran contro Israele ma, probabilmente, potrebbe chiudere la vicenda del potere degli ayatollah in Persia.
Se gli Usa dicono di essere ferreamente accanto a Israele, Biden da che parte sta?





