di Gianvito Caldararo
Era impensabile che un governo di centrodestra, con la presenza anche di una componente che si dichiara di formazione liberale, come Forza Italia, il partito fondato da Silvio Berlusconi, dovesse giungere ad emettere un provvedimento per la tassazione degli extraprofitti che le banche italiane stavano conseguendo a seguito dell’aumento dei tassi da parte della Banca Centrale Europea (BCE). Annunciata a inizio agosto 2023 e difesa da Meloni e Salvini, il governo, nonostante le perplessità dell’Unione Europea, la tenue contrarietà di Forza Italia e dei Moderati e il rischio di una incostituzionalità, emana il noto “Decreto Asset” , che tra le altre cose conteneva la introduzione di una nuova tassa sugli “extraprofitti” delle banche.
Secondo il Governo le banche avrebbero avuto un eccessivo beneficio dall’aumento dei tassi di interesse, imposto dalla BCE per contenere l’aumento della inflazione. Con l’articolo 26 del citato “Decreto Asset” il Governo, decide che le banche dovrebbero versare alle casse dello Stato il 40% della differenza del margine di interesse maturato nel 2023 rispetto all’anno 2021. Il Governo si rende conto che tale provvedimento rischia di naufragare e allora subisce non pochi emendamenti. Il testo definitivo stabilisce che le banche potranno scegliere tra il pagamento della tassa oppure destinare un importo pari a due volte e mezzo il suo valore per rafforzare il proprio patrimonio.
Il solo ministro Giorgetti dichiara: “Credo che la versione finale sia una grande operazione di politica industriale e bancaria, e al termine della quale probabilmente le banche italiane saranno tra le più solide d’Europa”. Il presidente Meloni, che ha sempre difeso l’imposta nella sua versione originaria, definendola una “cosa di destra”, che interviene “su un margine ingiusto realizzato in questi mesi dagli istituti di credito”, subirà solo una profonda delusione. Infatti, registrerà un vero e proprio flop, tenuto conto che da tale tassa era stata sperava di incassare almeno 4 miliardi di euro.
Tutto il sistema bancario, invece, ha deciso la seconda ipotesi, cioè destinare un importo della tassa di 2,5 volte maggiore a rafforzare il proprio patrimonio. Il Governo ignorava che l’attività delle banche è una attività di impresa e che applicata solo in Italia creava un reale svantaggio competitivo rispetto alle aziende di credito straniere, che già presentavano valutazioni borsistiche e multipli ben superiori. La verità è che una buona idea mal elaborata e presentata ha solo creato problemi e il conseguente flop.
Da ricordare che il giorno dell’annuncio del provvedimento tutti i titoli bancari sono letteralmente crollati in borsa. Unicredit meno 9%, Intesa Sanpaolo meno 8% e Bper meno 7%. I profitti delle banche italiane quotate in borsa ammontano a 28 miliardi di euro, cioè con un incremento dell’87% rispetto all’anno 2022, pari a 15 miliardi di euro. Nutrito è l’elenco delle banche che non pagheranno la tassa sugli “extraprofitti” e provvederanno a rafforzare il proprio patrimonio. Alla fine di tutta la propaganda del Governo resta solo il flop e la prova che la tassa sugli extraprofitti era un errore. Alle banche deve essere richiesto di fare il loro mestiere che deve essere quello di sostenere e accentuare il sostegno all’economia reale e di limitare e ridurre gli investimenti finanziari.
Come ha annunciato di recente l’Istituto bancario Intesa Sanpaolo, che ha deciso di destinare la imponente somma di 120 miliardi di euro per la digitalizzazione e la crescita all’estero delle PMI (Piccole e medie imprese). Una decisione adottata perché per il management dell’Istituto bancario “ci sono segnali importanti di accelerazione , c’è qualcosa di strutturale che richiede conferme e ulteriori investimenti, in particolare delle aziende più piccole.
L’Italia non è più il fanalino di coda, dal 2022 a oggi la crescita cumulata è stata del 5,7% contro una media europea del 4,3% “. Bastano queste parole del chief economist di Intesa Sanpaolo, Gregorio De Felice, per spiegare lo scopo del nuovo piano di finanziamenti messo in atto dall’Istituto, che sotto il nome “il tuo futuro è la nostra impresa”, serviranno nelle intenzioni dell’Istituto guidato da Carlo Messina a ” velocizzare i processi di trasformazione necessari per il rinnovamento industriale, la transizione energetica e digitale delle imprese, aiutandole ad intercettare le nuove misure del PNRR . E quindi ad agganciare e sostenere la crescita dell’economia italiana “.




