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2 agosto 1980, ricordare e riflettere

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2 agosto 1980, ricordare e riflettere

E se stessimo ancora guardando la storia attraverso un buco della serratura?

Ogni 2 agosto ricordiamo la strage di Bologna. Ed è giusto farlo.

Ma credo che il modo migliore per onorare le vittime sia continuare a studiare quella stagione senza accontentarsi di letture semplicistiche.

Quella che va dal 1978 al 1981 è, a mio avviso, una delle fasi decisive della storia della Repubblica.

Non perché tutto sia riconducibile a un’unica regia, ma perché in quegli anni si concentrano eventi che cambiano profondamente il destino dell’Italia.

L’assassinio di Aldo Moro. La strage di Bologna. Il terrorismo. La crescente crisi del modello industriale. Il progressivo ridimensionamento del potere contrattuale del sindacato, culminato simbolicamente con la marcia dei quarantamila alla FIAT.

Il “divorzio” tra Banca d’Italia e Tesoro del 1981, che inaugura una nuova stagione della finanza pubblica.

Sono fatti diversi, ciascuno con le proprie cause e responsabilità, ma che si sviluppano nello stesso tornante storico.

Anni fa, nella mia conferenza “Pasolinigate” del 20 gennaio 2020, l’ultima prima della pandemia, provavo a leggere proprio questi intrecci.

Enrico Mattei aveva tentato di costruire un’Italia energeticamente più autonoma.

Pier Paolo Pasolini, con Petrolio, sembrava voler indagare i rapporti tra potere, petrolio e interessi economici, anche alla luce delle vicende seguite alla morte di Mattei.

Aldo Moro immaginava un’Italia capace di mantenere margini di autonomia politica in un Mediterraneo attraversato dalla Guerra Fredda.

Sono storie diverse. Non sovrapponibili. E sarebbe scorretto affermare l’esistenza di un’unica trama dimostrata. Ma è altrettanto difficile ignorare che tutte si collocano in un Paese che, per posizione geografica, industria, energia e collocazione internazionale, rappresentava uno degli snodi strategici più importanti del confronto tra Est e Ovest.

Oggi disponiamo di molti più documenti rispetto a quarant’anni fa. Commissioni parlamentari, desecretazioni, sentenze e studi hanno restituito un quadro sempre più articolato, nel quale terrorismo, apparati dello Stato, intelligence, organizzazioni eversive e interessi internazionali si intrecciano in modo ben più complesso di quanto raccontino le semplificazioni ideologiche.

Forse la domanda da porsi non è se ogni evento fosse parte di un unico piano ma altro: quanto hanno inciso le dinamiche geopolitiche sulle grandi scelte che hanno trasformato l’Italia tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta?

La storia non va riscritta per adattarla alle nostre convinzioni, va riletta alla luce dei documenti, con rigore, senza paura di mettere in discussione vecchi schemi interpretativi.

Perché comprendere quel quadriennio significa comprendere anche molte fragilità dell’Italia di oggi e penso che nel 2027 organizzerò una conferenza a tema.

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