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YANA O LA VIA ORIGINARIA

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di Angelo Giubileo
 
La Via iniziale risale a quando il calendario misurava il mese derivandolo dall’osservazione del ciclo lunare e l’anno da quella del ciclo solare. 
Quando cioè, in luogo di metafora così cara al nostro sommo poeta Dante, non c’era separazione tra giorno e notte, né dominio dell’uno astro sull’altro; così che tutto fosse manifesto e non occorresse disvelamento. 
E pertanto Parmenide avrebbe ancora affermato manifestamente: “Tutto è pieno di luce e notte invisibile e sono eguali perché nessuna prevale sull’altra” (Parmenide). 
 
IL CALENDARIO LUNI-SOLARE DELL’ INIZIO
 
È il calendario hindu, di cui è detto nei più antichi testi “sacri” dei Veda. 
Uno dei due “segni” – in base ai quali è costruito ciò che è manifesto e segnato dallo scorrere arbitrario del tempo – è costituito da nakshatra o case lunari. L’altro “segno” è costituito dall’anno (yana). 
 
27/28 Nakshatra; 29,5 giorni per 1 mese (ciclo lunare); 12 mesi = 354 giorni = anno. 
 
30 giorni x 1 costellazione o mese* + 5,25 giorni (ciclo solare); 12 mesi = 365 giorni + 1 giorno (anno bisestile) = anno
 
* Per gli antichi Arya, il sistema dello zodiaco è però una rappresentazione tardiva e comunque non originaria. Ed era invece l’inizio del ciclo stagionale, di cui diremo più avanti, a rappresentare l’unico mezzo per apportare variazioni al calendario. 
 
La differenza di 12 giorni (366-354), intercalari, tra il ciclo annuale lunare e quello solare rappresentava il tempo di compensazione atto a simboleggiare l’unione, a livello sia exoterico che esoterico, tra i due cicli, tra la luna e il sole, e innanzitutto tra la notte e il giorno. 
 
IL VELAMENTO DELLA TRADIZIONE 
 
Nell’epoca postvedica, e in particolare secondo la tradizione altresì cristiana che da essa deriva e prende forma, 12 sono pertanto i giorni che decorrono dal Natale all’Epifania. Ma questo è soltanto un minuscolo esempio. 
E tuttavia: in codesta (e soltanto apparentemente mutata) tradizione cristiana (e non solo), il ciclo solare domina e quindi l’astro solare prevale, ma in un senso che può essere soltanto esoterico e giammai exoterico. 
La religione o gnosi che ne consegue si fonda sul percorso diurno e luminoso del sole, da est a ovest; ma non può ignorare, e quindi in qualche modo comprendere, il percorso altresì notturno e oscuro del sole, in senso contrario anzi opposto: “Tu sei Pietro e su questa pietra edifichero’ la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno”.
E così il vero significato dell’intera e unica Tradizione è immutato e immutabile, e cioè “resta fermo”. 
E tale per cui i termini latini “equinozio” e “solstizio” rinviano a un’unica matrice relativa alla posizione del sole al Polo nord, laddove la durata della notte “equivale” (equinozio) a quella del giorno e il sole “sta fermo” (solstizio). Sia al di sopra dell’orizzonte, dall’equinozio di primavera all’equinozio di autunno, che al di sotto dell’orizzonte, dall’equinozio di autunno all’equinozio di primavera, per due periodi all’anno, uguali, di 6 mesi ciascuno.
 
L’INIZIO DELL’ANNO
 
Nell’antico induismo, la fissazione dell’inizio dell’anno (yana) all’equinozio di primavera coincide con l’inizio delle cerimonie rituali (satra) dell’anno. Così che, dice Tilak, fin dall’inizio “anno” e “sacrificio” sono sinonimi. E così, la locuzione “ritu+yai”, ad esempio, indica il “sacrificante stagionale” .
Come anticipato, sono infatti le stagioni a segnare la manifestazione dell’anno e dei riti sacrificali.
L’anno è segnato dalla via del sole e pertanto sono due le vie o dimore segnate: la via della luce (devayana), detta “via degli dei”, e la via della tenebra (pitryana), detta “via dei padri” (Rg-Veda 2,7; 18, 1; 98, 11).
Mediante il sistema stagionale, tre (3), appellato generalmente come il “numero perfetto”, sono le stagioni che segnano, rispettivamente, l’una e l’altra via.
E così, secondo l’inizio dell’anno all’equinozio di primavera (come accade anche nel sistema zodiacale, con il primo simbolo dell’ariete), le 3 stagioni della via della luce sono: primavera (vasanta), estate (grisma), stagione delle piogge (varsa). La via dei padri o dell’oscurita’ comprendeva viceversa: autunno (sarad), inverno (hemanta), stagione dei ghiacci (sisira). Quest’ultima appartenente ai padri defunti (Satapatha Brahmana II, 1, 3).
Numerose sono le testimonianze di questo sistema del calendario in cui l’inizio dell’anno e dei riti sacrificali è fissato all’equinozio di primavera, e non come sarà successivamente al solstizio invernale, in seguito alla scoperta successiva rappresentata dalla “teoria precessionale degli equinozi”. Oltre la lettura dei testi vedici di Tilak, particolarmente in “Orione”, e le testimonianze indirette autorevoli di antichi greci quali Platone, Strabone e Plutarco, e così altri e altrove, oltremodo esplicita è la testimonianza di Manu I, 67: “un anno è diviso in due metà: un giorno durante il quale il sole passa a Nord, e la notte durante la quale il sole scompare a Sud”.
Senza dimenticare la testimonianza di Ovidio, che dice: “Alcuni dicono che sia la luna, che completa l’anno con i mesi” (Sunt quibus haec luna est, quia mensibus inpleat annum, Fasti, III, 657).
 
 

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  • Redazione

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