di Alessandro Roazzi
Sulla violenza di piazza adesso spunta il solito spottone definito…scudo penale. L’opposizione ringrazia, “daje si polemizza”. Questa deriva per ora per lo più è circoscritta al nord ma è facile che si espanda, inutile far finta di niente.
Le minoranze violente sono mobili e trovano terreno fertile. Nostalgico come sono mi aspetterei che l’opposizione tutta, nessuno escluso, sfidasse il Governo ad un tavolo di confronto per discutere sul serio come affrontare questioni cruciali di tenuta sociale. Certo, sono per ora minoranze, ma se il fuoco covasse sotto la cenere?
La questione riguarda problemi enormi: come integrare, come risollevare le periferie urbane, come isolare i violenti anche per capire se davvero c’è’ chi soffia sul fuoco.
Polemizzare da entrambe le parti è segno di mediocrità’ ed ipocrisia. Confrontarsi anche con durezza è’ dare un segnale importante ad una opinione pubblica sconcertata è sempre più impaurita.
Ed è un gesto importante anche per polizia e carabinieri, che si trovano incalzati e colpiti in una situazione nella quale le solidarietà’ non risparmiano feriti e rischi d’ogni genere.
Qualcuno dice: ma la destra vuole lo stato di polizia. E come fai ad impedirlo se fosse davvero così’? Polemizzando, ma non facciamo ridere…serve incalzare, discutere, proporre, cercare intese.
Anche perché al di là di casi isolati le forze dell’ordine sindacalizzate da tempo non sono di certo i revival dei tempi della celere di Scelba. Stare nella realtà, per favore. Ed evitiamo la retorica del diritto di manifestare: se ne vogliamo parlare ricordiamo in primis chi le botte le prese sul serio, fino a morirne, tanto tempo fa.




