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CI VUOLE IL LIBERALSOCIALISMO, TERTIUM NON DATUR

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di Giuseppe Augieri

Renzi è in grande spolvero: ricomincia infatti a litigare con Calenda. Calenda gli risponde per le rime. Il duo aveva acceso le speranze dei contrari al bipolarismo. Io ero tra essi. Si è finito alle carte bollate ed ai dispettucci. Dunque sembrava una parentesi chiusa, e si è rilanciato il binomio populista Meloni-Schlein, due prime donne a farla da padrone anche se con effetti e risultati ben diversi.
Invece l’assemblea annuale di Libertà Eguale a Orvieto e il contemporaneo convegno dei cattolici democratici di Milano rilanciano un dibattito. Per me essenziale, con una premessa: se non si va al terzo polo, se si resta in questa sorta di bipolarismo che in realtà bipolare non è, avremo Meloni leader a vita. E non solo per la innegabile bravura dell’attuale Presidente del Consiglio, e per lo spazio che si è costruito nei rapporti internazionali. Con Trump a fare da ciliegina ma, paradossalmente, non la torta.
I nomi che si incontrano non sono delle seconde linee: Prodi, Castagnetti, Gentiloni, Ruffini, Del Rio. Persone autorevoli senza dubbio: ma essere autorevole non significa non essere subalterni, vista l’attuale politica ed i suoi equilibri interni, alle logiche PD. Che a me sembra si vogliano mettere in discussione ma non sul piano della proposta, quella che consentirebbe di definire il centrosinistra che c’è – o meglio non c’è – e quello che dovrebbe esserci.
In palio il consenso del “centro”: un terreno su cui il centrodestra sta dilagando, mentre il centrosinistra resta chiuso in una sua fortezza. A mio parere questo consenso si ottiene solo se si cambiano tantissimi parametri. Dice Miele: «Le battaglie della sinistra hanno sempre breve durata. Oggi si riabilita Bettino Craxi, sono tutti lì a scrivere che si è sbagliato nel dargli addosso. Si sta già iniziando a rivalutare Berlusconi, non manca molto. Tra vent’anni si riabiliterà Elon Musk, ne sono sicuro».
La logica imperante da tempo nella sinistra è quella di battaglie deboli, persino quelle sull’ordine pubblico: battaglie che vanno invece abbandonate a favore di quelle che disegnano un futuro profondamente diverso da quello attuale ma anche obbligatoriamente attendibile. E questo può accadere – e solo così potrebbe essere credibile – se si formasse una nuova aggregazione della sinistra, che prendesse le distanze in maniera netta – in fase elaborativa ed al momento del voto – da quella attuale e dalle sue tentazioni gauche-gauche sia in politica interna e sia in politica internazionale. Per quest’ultima prendendo atto che, al di là delle tendenze di voto a destra, gli equilibri passati sono tutti radicalmente modificati; e bisognerà valutare senza ideologismi la nuova collocazione non solo dell’Italia ma dell’intera sinistra.
Non credo alla capacità della sinistra di autoriformarsi. Perciò questi avvenimenti, che nascono dall’interno del PD mi lasciano in bocca il sapore di posticcio. La conversione di Renzi verso il ritorno all’interno del PD (che peraltro continua a non volerlo) altrettanto non mi convince. La pesante debacle nelle intenzioni di voto per quel che resta del suo partito, dopo aver chiarito questa sua scelta, dice qualcosa che è sciocco ignorare. E la sua idea di fare “dispetti” a Meloni dice che Renzi segue la logica delle battaglie deboli: con tutto l’affetto possibile, non ci vedo nulla di politico. Anche Renzi, persona autorevole, è subalterno ad alcune logiche: quelle perdenti.
Noi abbiamo invece bisogno di veder costruire una forza liberalsocialista di nuovo conio, autonoma e indipendente, terzista, fuori dal bipopulismo e capace di sintetizzare, in un comune orizzonte, l’ideale di queste due culture storiche, ma anche delle loro esperienze vincenti, che «possono costruire l’alternanza alla sinistra massimalista e alla tecno destra» il cui vento d’oltreoceano sta soffiando in Italia non meno che in tutta Europa. E su questo fare proposte, programmi, progetti.
Avverto, e temo, che gli avvenimenti delle prossime ore lasceranno invariato il nocciolo delle questioni. Essi vanno comunque seguiti con attenzione, senza pregiudizi.
L’ho già detto: qualcosa si muove e questo è già un successo.

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  • Redazione

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