
Il 20 giugno, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, con un comunicato su Exurge Domine (https://exsurgedomine.it/240620-attendite-eng/) ha fatto sapere che il Dicastero per la Dottrina della Fede lo ha informato dell’avvio di un processo penale extragiudiziale, con l’accusa di aver commesso il reato di scisma e di aver negato la legittimità di Papa Francesco, di aver rotto la comunione con lui e di aver respinto il Concilio Vaticano II.
Lo scontro con Papa Francesco è netto nelle parole dell’arcivescovo: “Io considero le accuse contro di me un onore”.
La presa di posizione di Carlo Maria Viganò, prima d’essere dottrinale è politica ed entra a gamba tesa nella logica vaticana instauratasi dopo che Benedetto XVI ha lasciato o, come alcuni affermano, è stato indotto a lasciare.
Francesco, come è noto, è stato eletto grazie al supporto del “Gruppo di San Gallo”, diretto dal cardinale gesuita Carlo Maria Martini.
Circa dal 1996 diversi vescovi e cardinali, tra cui spiccava l’arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini, si recavano ospiti dal vescovo di San Gallo, monsignor Ivo Furer, per tenere riunioni private in cui manifestare le proprie idee e orientamenti rispetto alla realtà ecclesiale.
Nel gruppo era presente un certo dissenso rispetto alla “gestione” di Giovanni Paolo II (e del cardinale Ratzinger in quanto prefetto della Dottrina della Fede). Oltre al belga Danneels e Martini il gruppo era costituito da altri sei, sette, tra vescovi e cardinali, provenienti soprattutto dal centro-nord Europa. Dal 2001 si sono aggiunti altri tre cardinali nominati nel febbraio di quell’anno: due tedeschi, Walter Kasper e Karl Lehmann, e un anglossassone, Murphy-O’Connor.
L’accusa a Bergoglio da parte di Viganò entra nel cuore della sua “gestione”, in quanto è considerata niente altro che una stretta condivisione delle logiche politiche della cupola tecno-finanziaria che, negli scorsi decenni, con progressiva accelerazione, ha introdotto ideologie transumaniste e ha condotto l’Occidente nella situazione disastrosa nella quale si trova.
L’accusa è pesante e allinea il Vaticano con Davos e con Palo Alto, in una sorta di triangolo che ben poco ha a che fare non solo con la tradizione cattolica, ma anche con la civiltà occidentale.
“È necessario – scrive Viganò – che l’Episcopato, il Clero e il Popolo di Dio si chiedano seriamente se sia coerente con la professione della Fede Cattolica assistere passivamente alla distruzione sistematica della Chiesa da parte dei suoi leader, proprio come altri sovversivi stanno distruggendo la società civile”.
Il parallelo è evidente e dichiarato tra chi distrugge la società e chi distrugge la Chiesa.
“Il globalismo – prosegue Viganò – chiede una sostituzione etnica: Bergoglio promuove l’immigrazione incontrollata e chiede l’integrazione di culture e religioni. Il globalismo sostiene l’ideologia LGBTQ+: Bergoglio autorizza la benedizione delle coppie dello stesso sesso e impone ai fedeli l’accettazione dell’omosessimo, coprendo gli scandali dei suoi protetti e promuovendoli alle più alte posizioni di responsabilità. Il globalismo impone l’agenda verde: Bergoglio adora l’idolo della Pachamama, scrive encicliche deliranti sull’ambiente, sostiene l’Agenda 2030 e attacca coloro che mettono in discussione la teoria del riscaldamento globale causato dall’uomo. Va oltre il suo ruolo in questioni che riguardano strettamente la scienza, ma sempre e solo in una direzione: una direzione che è diametralmente opposta a ciò che la Chiesa ha sempre insegnato. Ha imposto l’uso di sieri genetici sperimentali [i vaccini del Covis, ndr], che hanno causato danni molto gravi, morte e sterilità, definendoli “un atto d’amore”, in cambio di finanziamenti da parte di aziende farmaceutiche e fondazioni filantropiche”.
La Chiesa, agenzia filantropica allineata con la religione di Davos.
Ed eccoci giunti al centro dell’accusa, laddove la politica si salda con l’aspetto spirituale: la religione di Davos.
“Il suo totale allineamento [di Bergoglio] con la religione di Davos è scandaloso. Ovunque i governi al servizio del Forum economico mondiale abbiano introdotto o esteso l’aborto, promosso il vizio, legittimato le unioni omosessuali o la transizione di genere, incoraggiato l’eutanasia e tollerato la persecuzione dei cattolici, non è stata spesa una parola in difesa della fede o della morale minacciata o a sostegno delle battaglie civili di tanti cattolici che sono stati abbandonati dal Vaticano e dai vescovi. Non una parola per i cattolici perseguitati in Cina, con la complicità della Santa Sede, che considera i miliardi di Pechino più importanti della vita e della libertà di migliaia di cinesi fedeli alla Chiesa romana”.
Viganò non lascia perdere nulla e mette in evidenza l’opera distruttrice, a suo dire interna alla Chiesa
“E questa opera di distruzione – accusa l’arcivescovo – , questa volontà di rinunciare alla salvezza delle anime in nome di una pace umana che nega Dio non è un’invenzione di Bergoglio, ma lo scopo principale (e innominabile) di coloro che hanno usato un Concilio per contraddire il Magistero cattolico e iniziare a demolire la Chiesa dall’interno, a piccoli passi, ma sempre in un’unica direzione, sempre con la tolleranza indulgente o l’inazione colpevole – se non l’approvazione esplicita – delle autorità romane. La Chiesa cattolica è stata lentamente ma inesorabilmente rilevata e a Bergoglio è stato affidato il compito di renderla un’agenzia filantropica, la “chiesa dell’umanità, dell’inclusione, dell’ambiente” al servizio del Nuovo Ordine Mondiale. Ma questa non è la Chiesa cattolica: è la sua contraffazione”.
La parte politica dell’accusa, ribadita in estrema sintesi ed efficacia, è un duro colpo a certe posizioni anche della Conferenza episcopale italiana e alla filiera politica alla quale guarda e non è pensabile che un atto d’accusa così preciso e circostanziato veda l’arcivescovo solitario cavaliere della fede. Ha senso, piuttosto, pensare che Viganò sia la punta dell’iceberg di un mondo e che si sia assunto l’onere e, come dice lui, l’onore, di accusare a viso aperto la deriva della Chiesa in agenzia filantropica. E quando si parla di agenzia filantropica il messaggio non è certamente criptato, in quanto richiama le logiche dei vari filantropi che, attraverso le Ong, sono coautori del Nuovo Ordine Mondiale.
Viganò passa poi a negare la legittimità di Bergoglio come Papa
Viganò nega la legittimità di Bergoglio come Papa.
Viganò nega, infatti, che da parte di un Papa non riconsciuto come tale possano arrivare accuse e condanne.
Che Viganò sia la punta di un’iceberg ben più vasto e che sta emergendo è dato anche dalla notizia riguardante dieci suore basche.
Il giorno dopo l’esternazione di Viganò, il 21 giugno, dieci monache della comunità delle Clarisse dei monasteri di Belorado (Burgos) e Orduna (Vitoria) hanno scelto di seguire Pablo de Rojas Sanchez-Franco, già fuori dalla comunione con Roma e hanno comunicato la loro decisione per raccomandata all’arcivescovado di Burgos, Mario Iceta.
Le suore hanno annunciato la «irreversibile e unanime decisione» di abbandonare la Chiesa cattolica e hanno assicurato di non temere la scomunica poiché qualunque «condanna o sanzione canonica» per loro è «nulla» in quanto «non ha potere sulle anime» ed è «carente di effettività».
In buona sostanza le suore hanno detto che qualsiasi provvedimento prenda papa Francesco non vale perché loro non lo riconoscono come vicario di Cristo.
Della scomunica di Papa Francesco non sanno cosa farsene e dichiarano, pertanto, di separarsi «con allegria di spirito».
Già il 13 maggio scorso le clarisse avevano annunciato la decisione di mettersi sotto la tutela e la giurisdizione di Pablo de Rojas Sanchez-Franco e della sua Pia Union de Santi Pauli Apostoli, che non è in comunione con Roma e il cui fondatore è stato scomunicato nel 2019.
Il pomeriggio del 21 giugno, alle 14, scadeva il termine dato alle clarisse per presentarsi davanti al Tribunale ecclesiastico a dichiarare in quanto accusate del reato di scisma. Non essendosi presentate, l’arcivescovado di Burgos potrà dichiarare la loro scomunica, che dovrà essere sottoscritta dall’arcivescovo Mario Iceta.
Carlo Maria Viganò è sulla stessa linea delle dieci suore.
Già riconsacrato dal vescovo Richard Nelson Williamson, scomunicato e fondatore dell’Unione sacerdotale Marcel Lefebvre, dopo essersi staccato dalla Fraternità sacerdotale San Pio X di Marcel François Lefebvre, Carlo Maria Viganò non si difende, ma attacca. L’accusa contro di me, scrive, riguarda “la messa in discussione della legittimità di Jorge Mario Bergoglio e il rifiuto del Vaticano II: il Concilio rappresenta il cancro ideologico, teologico, morale e liturgico di cui la “chiesa sinodale” bergogliana è la metastasi necessaria”.
Poi Viganò va all’attacco del modernismo.
I modernisti fanatici come i seguaci di Cromwell
“ Nella “chiesa sinodale” presieduta da Bergoglio – afferma Viganò -, non è riconosciuto alcun scisma tra l’episcopato tedesco, o tra i vescovi nominati dal governo che sono stati consacrati in Cina senza il mandato di Roma. Perché la loro azione è coerente con la distruzione della Chiesa, e quindi deve essere nascosta, minimizzata, tollerata e infine incoraggiata. In questi undici anni di “pontificato” la Chiesa cattolica è stata umiliata e screditata soprattutto a causa degli scandali e della corruzione dei leader della Gerarchia, che sono stati totalmente ignorati anche se l’autoritarismo vaticano più spietato infuriava contro fedeli sacerdoti e religiosi, piccole comunità di suore tradizionali e comunità legate alla Messa latina. Questo zelo unilaterale ricorda il fanatismo di Cromwell, tipico di coloro che sfidano la Provvidenza nella presunzione di sapere di essere finalmente in cima alla piramide gerarchica, liberi di fare e annullare come vogliono senza che nessuno si opponga a nulla”.
Le dimissioni di Benedetto XVI e il “colpo di stato globale”
“Le dimissioni di Benedetto XVI e la nomina da parte della Mafia di San Gallo di un successore in linea con i dettami dell’Agenda 2030 – scrive sempre Viganò – aveva lo scopo di consentire – ed è riuscita a consentire – che il colpo di stato globale abbia luogo con la complicità e il sostegno autorevole della Chiesa di Roma. […]. Il difetto di consenso di Bergoglio (vitium consensus) nell’accettare la sua elezione si basa proprio sull’evidente alienità della sua azione di governo e magistero rispetto a ciò che qualsiasi cattolico di qualsiasi età si aspetta dal Vicario di Cristo e dal Successore del Principe degli Apostoli”.
Non v’è dubbio che in questo preciso momento nel quale le élite tecno-finanziarie sono in difficoltà, in quanto si va progressivamente smontando il castello ideologico, politico ed economico che è stato costruito negli ultimi trenta-quarant’anni, l’intervento di Carlo Maria Viganò è un’entrata a gamba tesa negli equilibri, già precari, che sorreggono il declinante pontificato di Jose Mario Bergoglio, indicandone i collegamenti politici e dottrinali con mondi alieni come Davos, Palo Alto, i sedicenti filantropi.
Sullo sfondo alleggia un romanzo di Vladimir S. Solovev.





