
di Angelo Ciccarella
L’asfissiante cronaca quotidiana, i crimini grandi e piccoli, la corruzione politica, le guerre dietro casa, lo squallore dei costumi e le inversioni del Bene e della Bellezza, ci attanagliano in una morsa potente, non ci lasciano scampo e la nostra vita è un’angoscia continuata. Ma noi non siamo qui per crepare a comando, non viviamo per sopravvivere e basta. Il viaggio verso i nostri confini ci farà comprendere chi siamo e che ci facciamo quaggiù. Il nostro compito sarà così più chiaro.
Come iniziare? La regoletta prima di iniziare la giornata è semplicissima, basta avere la costanza di applicarla. Appena svegli, senza indugiare, rivolgiamo una preghiera a Dio e alziamoci. Accertiamoci che il corpo abbia raggiunto l’equilibrio fuori/dentro, cioè che l’intenzione si traduca in azione dopo lo stato di sonno; che i piedi siano paralleli e posti alla giusta distanza, cioè alla larghezza delle anche. Se eseguiremo tutto perfettamente, sentiremo il corpo morbido e la postura armoniosa: un filo immaginario parte da terra, attraversa il coccige, la spina dorsale e le vertebre cervicali, e fuoriesce dal tetto della testa per congiungersi al Cielo. Ah, dimenticavo le braccia: cadenti lungo i fianchi e con lo stesso abbandono terremo le mani semiaperte; il dito medio dovrà sfiorare la linea ideale che congiunge la coscia al malleolo.
Altra fase non meno importante. Osserviamoci per alcuni secondi, cercando di non collocarci nella testa. Ecco, questa sarà una fase complicata da affrontare e richiederà non pochi tentativi. Proviamoci in condizioni di riposo, mentre siamo seduti sul divano o prima di addormentarci.
Infine, muoveremo le mani lentamente verso l’alto, in direzione del ventre: le sentiremo vibrare quasi volessero fuggire dalla pelle. Le mani sono fiumi di energia bioradiante che si riversano in quell’oceano pacifico che è il ventre, il cervello enterico. Scandurra dice che la pancia è la mente magica.
Lo yoga e le tecniche dell’unione possono essere praticate da chi ha già raggiunto uno stato d’equilibrio, ossia una mente sana in un corpo sano, altrimenti a nulla varrà assumere posizioni esotiche, saranno soltanto contorsioni biomeccaniche. Un altro consiglio.
Chi vorrà seguire un iter realizzativo, non si rifugi in un ashram o in un luogo claustrale, rischierebbe di isolarsi da sé stesso. Prima dovremo imparare a comprendere il mondo e semmai ce ne allontaneremo. La fuga dal mondo arresta lo sviluppo interiore. L’esperienza della vita vissuta è l’occasione per esplorarci in profondità; i contrasti, i conflitti, l’amore donato, la sofferenza, il dolore, ci innalzano e ci rendono maturi se manteniamo la fede in ciò che ci trascende.





