di Paolo Falconio*
I segnali che colgo mi portano a pensare che andiamo verso la guerra, per dolo o ignoranza.
Il contenimento delle potenze emergenti avviene, anche registrando successi importanti, ma con delle conseguenze. Cina e Russia continuano ad ammassare mezzi e sistemi d’arma. In particolare, la Russia non li sta impiegando sul fronte ucraino.
il depotenziamento della Russia aveva un significato preciso in termini militari: 1) capacità militari 2) forza Economica 3) volontà. Di questi tre fattori l’economia è forse l’unico dove si sono registrati dei successi, ma i danni verranno dopo il conflitto. Nessuna Nazione ha mai perso una guerra per bancarotta. Di contro le economie europee si convertono all’industria delle armi.
È vero il riarmo serve, ma un conto è riarmarsi sostenendo l’economia civile, un conto è la riconversione. Puntare ad un apparato industriale militare per spingere l’ economia è una follia in termini di teoria economica. Ha pochissime ricadute sul sistema produttivo civile. Non costituisce un volano per l’economia. È stato lo stesso Governatore di Banca di Italia a dirlo con estrema chiarezza.
E se a farlo è la locomotiva europea tedesca, allora il problema assume dimensioni preoccupanti, perché quell’ industria andrà alimentata e c’è un solo modo per alimentarla. In poche parole, Europa e Russia stanno sempre più avallando delle economie di guerra. La Russia, in parte lo è sempre stata, la eredita dalla vecchia URSS, ma ora anche l’Europa punta su questo settore.
La NATO ha richiesto 300.000 uomini con relativi mezzi combat ready e li avrà. Dentro le sue stanze si continua a parlare della possibilità di un attacco preventivo. La narrazione di sciagurati analisti continua a sostenere che la Russia sia un bluff nucleare. Tradotto le si può fare la guerra. Intanto nel mondo si accendono nuovi focolai.
Nel Caucaso, l’Azerbaijan stretto fra Russia e Iran decide con un pretesto di chiudere le oltre duecento scuole di lingua russa e viene accusato dall’Iran di essere la base per i droni israeliani. Dall’ altra parte del mondo, la Cina si proietta con la sua flotta fino a mettere a rischio la base di Guam. Ma se nel pacifico la percezione del rischio è profonda e ci sono potenze Regionali che lavorano per disinnescare le zone di attrito come quelle sul mar cinese meridionale (si pensa a un trust), in Europa prosegue la narrazione del bluff russo e della russofobia, ma la Russia non è un bluff e le alternative, in assenza di una nuova architettura di sicurezza discussa tra russi e americani (cosa che non avviene) sono tra una guerra di logoramento decennale (Gen. Cavoli) e un conflitto termo nucleare con buona pace dei menestrelli senza coscienza.
Arriveremo ad un punto dove un incidente o un pretesto potrebbero forzare gli eventi. Nel caso avremo lutti e pianto, perché sarà una guerra di distruzione di massa e sia chiaro che, sin dai tempi della Seconda guerra mondiale, i civili sono un bersaglio legittimo.
Urge un ripensamento.
* Member of the Consejo Rector de Honor and lecturer at the Sociedad de Estudios Internacionales (SEI)




