
Vaticano sede di colloqui tra Russia e Ucraina. Lo scriveva ieri il Wall Street Journal, aggiungendo che a questi incontri parteciperà anche una delegazione statunitense, composta, tra gli altri, dal Segretario di Stato Marco Rubio e dall’inviato speciale di Donald Trump, Keith Kellogg.
Nonostante Macron e i volonterosi la strategia di trump mper un percorso di pace funziona e va avanti.
La notizia del Wsj è stata confermata anche dal presidente della Finlandia, Alexander Stubb, il quale, secondo l’emittente finlandese Yle, ha anticipato la possibilità di negoziati tecnici fra Russia e Ucraina in Stubb, come ha scritto anche il Wall Street Journal, precisa il ruolo di mediatori degli americani.
Che la strada dei negoziati, anche se con difficoltà, veda i vari soggetti in campo camminare è dato anche da quanto ha dichiarato il capo dell’Ufficio presidenziale ucraino, Andriy Yermak, secondo il quale un accordo sullo scambio di prigionieri e la definizione del luogo per il prossimo incontro con rappresentanti della Federazione Russa sono i prossimi passi proposti da Kiev per avanzare nel processo di risoluzione del conflitto con la Russia.
Nel corso di una conversazione online con i rappresentanti diplomatici dei Paesi nordici e baltici, Yermak ha informato i colleghi sugli sviluppi più recenti, inclusi i negoziati di Istanbul, gli incontri del presidente Volodymyr Zelensky in Italia e in Vaticano e il colloquio avuto con il presidente statunitense Donald Trump e i leader dell’Unione europea. “La nostra posizione è chiara: il primo passo dovrebbe essere un accordo sullo scambio di prigionieri secondo il formato ‘mille per mille”. Il secondo è stabilire il luogo del prossimo incontro con i rappresentanti della Federazione Russa”, ha dichiarato il capo dell’Ufficio presidenziale.
Maxim Musikhin, direttore del dipartimento legale del Ministero degli Esteri russo, come riferisce l’agenzia Tass, ha spiegato ieri chi può firmare un memorandum con la Russia per l’Ucraina.
“È di fondamentale importanza – ha detto Maxim Musikhin – chi firma [i documenti], perché il loro attuale ‘leader’ ha perso da tempo la legittimità interna, per non parlare di quella esterna. Pertanto, potrebbero esserci problemi con qualsiasi accordo firmato da una persona del genere”.
Maxim Musikhin ha sottolineato che dovrebbero esserci garanzie concrete che l’accordo di conciliazione venga firmato dalla parte ucraina da “una persona incaricata dal popolo di farlo. Altrimenti, ci saranno problemi”.
Secondo Musikhin, Vladimir Zelensky non può firmare tali documenti. “Il popolo ucraino dovrebbe eleggere un nuovo leader attraverso la libera espressione della sua volontà”, ha proseguito. “In tal caso, il firmatario sarà legittimo. E ora si tratta di alcune disposizioni interne della Costituzione ucraina. Formalmente, è il presidente del parlamento ad avere una certa autorità per firmare [tali documenti]. Ma se gli sarà consentito farlo all’interno del suo Paese è un grosso interrogativo”.
La Verchovna Rada dell’Ucraina, parlamento monocamerale, è attualmente presieduto da Ruslan Stefančuk.
Ruslan Oleksijovyč Stefančuk è un avvocato ucraino, che ha avuto un ruolo chiave nella campagna elettorale di Volodymyr Zelensky alle elezioni presidenziali ucraine del 2019, contribuendo alla redazione del suo programma elettorale. Dopo la vittoria di Zelensky, è stato eletto al parlamento con il partito Servitore del Popolo e nominato rappresentante del presidente presso la Verkhovna Rada (dal 21 maggio 2019 al 7 ottobre 2021). Nel 2019 è diventato primo vice presidente della Rada e, dopo la rimozione di Dmytro Razumkov, è stato eletto presidente del parlamento. Inoltre, è membro del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale dell’Ucraina.
Amico di lunga data di Zelensky, con cui ha condiviso esperienze nel cabaret, Stefančuk è stato indicato da Vladimir Putin come possibile interlocutore per negoziati di pace, ma ha ribadito la posizione ucraina: “L’Ucraina è la vittima, la Russia l’aggressore”. Ha sostenuto con forza l’integrazione europea dell’Ucraina, chiedendo lo status di candidato UE e sottolineando l’importanza di una pace giusta contro l’aggressione russa.
E’ chiaro che la Russia non intende legittimare ulteriormente Zelensky, il quale peraltro, seguendo le idiozie neocon, ossia le logiche di chi lo ha ingaggiato, ha fatto decidere al Parlamento ucraino che con Putin non si tratta.
Il diplomatico russo ha sottolineato che il memorandum menzionato durante la telefonata tra il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo statunitense, Donald Trump, “avrà bisogno di un firmatario valido”, il che “rappresenta un problema ora”. Lo stesso, a suo dire, vale per i documenti di conciliazione in generale.
La Russia smentisce, inoltre, le notizie che vogliono un Trump deluso e pronto a sanzionare la Russia.
Le indiscrezioni sui media sulle affermazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump secondo cui il presidente russo Vladimir Putin sarebbe impreparato alla pace in Ucraina contrastano con le dichiarazioni ufficiali del leader statunitense, ha dichiarato ai media il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov.
“Sappiamo cosa ha detto Trump a Putin. E conosciamo le dichiarazioni ufficiali del presidente Trump. Ciò che sappiamo contrasta con quanto scritto nell’articolo da lei citato”, ha detto il portavoce del Cremlino, commentando l’articolo del Wall Street Journal secondo cui il presidente degli Stati Uniti avrebbe detto in privato ai leader europei che Putin “pensa di stare vincendo”.
Come ha osservato il WSJ, l’opinione che Trump avrebbe espresso durante la conversazione è molto diversa dalle sue dichiarazioni pubbliche circa il desiderio e la volontà di Putin di porre fine al conflitto, e che sono state espresse per la prima volta ai leader europei.
Ovviamente non manca in questo scenario il solito Macron, ormai macchietta europea alla ricerca di visibilità e agente della lega dei guerrafondai. Mentre Palazzo Chigi annuncia che il Vaticano ha accettato di essere sede di trattative, il galletto di Francia rilancia Ginevra.
In un comunicato di Palazzo Chigi si legge che il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto una conversazione telefonica con il Santo Padre sui prossimi passi da compiere per costruire una pace giusta e duratura in Ucraina. Il colloquio fa seguito alla telefonata con il Presidente Trump e con altri leader europei, nel corso della quale è stato chiesto al Presidente del Consiglio italiano di verificare la disponibilità della Santa Sede a ospitare i negoziati. “Trovando nel Santo Padre conferma della disponibilità ad accogliere in Vaticano i prossimi colloqui tra le parti – si legge nel comunicato – il Presidente del Consiglio ha espresso profonda gratitudine per l’apertura di Papa Leone XIV e per il suo incessante impegno a favore della pace”.
Macron, i volonterosi, i guerrafondai, gli inetti aspiranti ad essere i lecca pantofole dell’Eliso, i lecca pantofole dell’Eliseo da lunga data, i filo inglesi, i filo cinesi, i filo tutto fuorché filo italiani sono serviti.





