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USAID PASSA AL DIPARTIMENTO DI STATO

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Dagli States arrivano notizie che dovrebbero far riflettere anche gli europei del burosauro di Bruxelles.   

Al Consiglio di ieri Sholz e Macron, ossia i leader dei due Paesi più scassati d’Europa, larve di quello che fu l’asse franco-tedesco, hanno fatto la voce grossa contro Trump.

Dall’altra parte dell’Atlantico, nel frattempo, il Segretario di Stato Marco Rubio ha confermato ieri di essere stato nominato amministratore facente funzioni dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale.

Il presidente Donald Trump e il suo team stanno discutendo sulla fusione dell’USAID nel Dipartimento di Stato, al fine di ridurre significativamente le dimensioni dell’organico dell’agenzia e migliorare l’efficienza, ha dichiarato ieri a Reuters un alto funzionario della Casa Bianca.

L’amministrazione Trump ha pianificato di inviare presto una notifica al Congresso sui piani di Trump per rinnovare USAID e ha incaricato Elon Musk di supervisionare il progetto.

L’operazione di Trump ha dei risvolti importanti dal punto di vista geopolitico.
I beneficiari dell’USAID (United States Agency for International Development) includono una vasta gamma di paesi e organizzazioni in tutto il mondo.

L’USAID opera in oltre 100 paesi, concentrandosi principalmente in Africa, Asia, America Latina, Medio Oriente ed Europa dell’Est.

Tra i principali beneficiari nel 2023 sono stati identificati l’Ucraina, l’Etiopia, la Giordania, la Repubblica Democratica del Congo e la Somalia.

Le attività di USAID riguardano vari settori, tra cui: salute, istruzione, democrazia e governance (supporto alla costruzione di governi democratici e alla promozione del libero mercato), sicurezza alimentare, assistenza umanitaria, programmi per ridurre la fame e migliorare la sostenibilità agricola.

L’USAID collabora con governi locali, ONG nazionali e internazionali, come il Rotary International, per progetti specifici (ad esempio, nel settore idrico, igiene e servizi igienici – WASH).

Solo nell’anno fiscale 2023 ha erogato 72 miliardi di dollari in tutto il pianeta, dalla salute delle donne nelle zone di conflitto all’accesso all’acqua pulita, dai trattamenti per l’Hiv/Aids, alla sicurezza energetica e alle attività anti-corruzione, fornendo il 42% di tutti gli aiuti umanitari monitorati dall’Onu nel 2024.

Un primo segnale di inversione della rotta è arrivato ieri dalla chiusura del quartier generale dell’agenzia a Washington, mentre ai dipendenti è stato detto via email di lavorare da casa in attesa di “ulteriori direttive”.

I loghi e le foto del lavoro dell’Usaid sono stati rimossi dai muri dell’edificio, il suo sito web e gli account sui social media sono stati oscurati, sostituiti con una versione ridotta della sua pagina online sul sito del Dipartimento di Stato. “È l’apocalisse all’Usaid”, ha commentato un funzionario. A confermare l’intenzione di mettere fine all’agenzia è stato lo stesso Musk in una conversazione su X con l’ex candidato presidenziale Vivek Ramaswamy e i senatori repubblicani Joni Ernst e Mike Lee.

“È irreparabile”, ha sentenziato il patron di Tesla, incaricato da Trump di guidare il Doge, il nuovo Dipartimento per l’efficienza governativa che dovrà tagliare le spese federali e promuovere una radicale deregulation. “Per quanto riguarda la questione Usaid, ne ho parlato in dettaglio con il presidente e lui ha convenuto che dovremmo chiuderla”, ha aggiunto Musk. The Donald non lo ha smentito, pur frenando un po’: “È un grande tagliatore di costi. A volte non siamo d’accordo e non andiamo dove vuole andare. Ma penso che stia facendo un ottimo lavoro”. L’Usaid, ha poi accusato, “è gestita da un gruppo di pazzi estremisti di sinistra radicali”. “Li faremo andar via e poi prenderemo una decisione”.

Nel frattempo Musk si sta infiltrando in tutti i gangli vitali dell’amministrazione, dal sistema di pagamento del Tesoro all’Ufficio per la gestione del personale sino all’Usaid, dove due alti dirigenti sono stati licenziati per aver tentato di negare l’accesso ad alcuni suoi rappresentanti. E ha promesso di tagliare il prossimo anno 1.000 miliardi di dollari dal deficit Usa.

Il provvedimento significa la presa in carico diretto del Dipartimento di Stato di tutte le azioni di aiuto all’estero, con la conseguenza di eliminare un centro di potere autonomo, in mano ai Dem, facendone uno strumento diretto di politica estera del Governo degli Stati Uniti.

   

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  • Redazione

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