
Le dimissioni dei leader del partito tedesco dei Verdi, Ricarda Lang e Omid Nouripour dopo l’ennesima sconfitta in Germania, se da un lato non implica un’immediata ricaduta sul governo tedesco, considerato che Olaf Scholz fa orecchie da mercante, ha sicuramente un effetto immediato sul cammino che da qui a fine anno porterà alla messa a regime degli assetti istituzionali dell’Unione Europea.
Ursula Von der Leyen, eletta con un’alleanza che comprende il Partito Popolare Europeo, i Socialisti&Democratici, i Liberali e i Verdi, è come un tappo di sughero in un lago attraversato da un terremoto e in gran parte fatto di sabbie mobili.
Alcune onde sono già visibili, altre si stanno formando, in un’Europa reale che si sposta a destra e con l’Unione Europea che non può continuamente fingere che non sia così.
Da mesi i Verdi, e non solo in Germania, non incontrano più il favore dell’elettorato.
Durante la conferenza stampa a margine delle dimissioni, Nouripour ha chiarito che il suo passo indietro dalla direzione del partito è stata una scelta dettata proprio dai “disastrosi risultati elettorali” ed ha ammesso che “i Verdi stanno attraversando la più grande crisi da dieci anni a questa parte”.
Non meglio vanno i Liberali, ormai quasi spariti dalla scena.
La frammentazione politica, l’estrema destra, le risposte nazionali all’edilizia abitativa, l’inflazione, la guerra in Ucraina e gli sforzi richiesti dal Green Deal europeo sono ora la realtà che presenta il conto all’ideologia e che alimenta un terremoto di vaste proporzioni.
I Verdi e i Liberali sono risultati i maggiori sconfitti nelle elezioni del Parlamento europeo.
Belgio, Francia e Germania sono tra i Paesi chiave in cui liberali e verdi hanno subito le sconfitte più pesanti, spesso a vantaggio dell’estrema destra, in particolare a Parigi e Berlino.
Il PPE si è consolidato e i socialisti hanno tenuto a livello delle elezioni europee, ma i loro alleati sono alla canna del gas e le loro politiche sono state rigettate dall’elettorato.
Non a caso nella formazione della Commissione la von der Leyen ha già allargato l’orizzonte a Ecr, immettendo Fitto nella compagine.
Tuttavia, il nodo non è nella Commissione, ma nelle maggioranze variabili che si annunciano e nel fatto che il Consiglio, che è il vero decisore dell’Unione Europea, dove votano gli stati, sarà sempre più abitato da Paesi retti da coalizioni di centro destra.
Un serio esame di realtà, che deve riguardare anzitutto la Francia e la Germania, ormai colpite duramente della crisi economica, deve portare alla considerazione che l’alleanza Ursula prima maniera non regge più e che si deve cambiare musica.
Ursula per ora galleggia, ma i terremoti chiedono a gran voce che l’Unione Europea viri verso la realtà.





