
Come al solito l’Unione Europea chiude gli occhi di fronte alla realtà e parla a sproposito.
“L’Unione europea ribadisce la sua preoccupazione per le conseguenze di vasta portata della legislazione israeliana sull’Unrwa per le sue operazioni in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, e a Gaza. L’Ue condanna qualsiasi tentativo di abrogare l’accordo del 1967 tra Israele e l’Unrwa o di ostacolare in altro modo la capacità dell’Unrwa di svolgere il proprio mandato”.
Lo ha dichiarato l’Alto Rappresentante UE per la Politica Estera, Kaja Kallas.
Peccato che l’anglo israeliana Emily Damasi, una delle tre donne liberate per prime dai terroristi di Hamas, abbia dichiarato di essere stata tenuta prigioniera in una struttura dell’Unwra “e – ha aggiunto – nonostante fossi ferita non ho ricevuto cure mediche”.
Le tre donne sono state tenute prigioniere nei campi profughi dell’Unwra.
La questione di che gioco faccia l’agenzia delle Nazioni Unite si pone e come.
L’Ue sottolinea il ruolo dell’Onu e delle sue agenzie, in particolare l’Unrwa, che fornisce un sostegno fondamentale alla popolazione civile a Gaza, in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, e in tutta la regione, compresi Libano, Siria e Giordania.
La fornitura di servizi essenziali ai rifugiati palestinesi è ancora più importante ora che è necessario attuare rapidamente il cessate il fuoco e l’accordo per la liberazione degli ostaggi”, ha aggiunto Kallas. Al tempo stesso, ha sottolineato l’Alto Rappresentante, “l’Ue si aspetta la piena attuazione delle raccomandazioni del rapporto del Gruppo di revisione indipendente in seguito alle accuse rivolte ad alcuni membri del personale dell’Unrwa e condanna l’uso da parte di Hamas di strutture dell’Onu appartenenti all’Unrwa, come rivelato dagli ostaggi israeliani”.
Non è la prima volta che l’agenzia dell’Onu viene colta a fare da scudo alle strutture di Hamas e, pertanto, è ora che anche l’Unione Europea si renda conto che gestire servizi umanitari non è coprire i terroristi.





