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UNITA’ D’ITALIA E UNIONE DEI PAESI DEL MEDITERRANEO

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di Savino di Scanno

Ieri il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il nostro Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, presenti tutte le più alte cariche dello Stato, con gli Onori di un reparto di alta rappresentanza delle nostre Forze Armate e con la melodia delle note del “Piave” , hanno reso omaggio sull’Altare della Patria al “Milite Ignoto” come tributo, memoria, e sacro impegno per la salvaguardia e difesa della nostra Unità di Italia.

Su tutto e tutti il “TRICOLORE”, la nostra Bandiera, vessillo su cui chi scrive “giurò” indossando la divisa di difendere sino al massimo sacrificio la Patria.

Il “TRICOLORE” e non il vessillo presente in altra piazza di Roma pochi giorni fa, simbolo di una entità politica degenerata, traditrice dei valori di chi la fondarono, generatrice di fallimenti economici, rappresentante delle élite radical chic, tutte Rolex ed infradito, che per l’occasione avevano parcheggiato le loro lussuose auto fabbrica Tesla nei parcheggi ad alto costo/orario del centro della Capitale, espressione della finanza predatrice che le tasse le fa pagare ai suoi sudditi mentre le paga nel più grande paradiso fiscale di Europa, identificato nell’Olanda, incapace di esprimere qualsivoglia politica militare, con in ultimo la barzelletta che ha provocato malori per le risate, dalla Lubianka a Langley passando per Vauxall Cross e Tel Aviv circa la “boutade” dell’intelligence europea.

Il “Tricolore”,, ma anche un mondo che cambia o che forse non è mai cambiato, ha soltanto cambiato vestito. 

Scriviamo di politica, di politica internazionale, e ciò significa quasi esclusivamente tutela dei propri interessi economici. Ebbene i nostri primari interessi economici, come Italia Sovrana, non sono presenti nel nord Europa, bensì nel Mediterraneo. Ed è nel Mediterraneo, sulle sue sponde, che il “Piano Mattei” può avere un senso e contenuto.

E’ necessario, quindi, lavorare per una Unità dei Paesi del Mediterraneo, e su questo chi scrive già in passato elaborò articoli a tema.

Solo a ricordarlo sulle sponde del “Mare Nostrum” citando la rivista “Neodemos” si trascrive:

“Nel 2020 la popolazione dei 22 paesi affacciati sul Mediterraneo ha raggiunto i 522 milioni di individui risultando 2,5 volte più numerosa rispetto a quella rilevata nel 1950 (206 milioni)1. Tuttavia, l’evoluzione demografica che ha interessato tali paesi è stata contrassegnata da andamenti e ritmi differenziati tra le rive. Gli eterogenei regimi demografici delle rive Nord (europea), Est (asiatica) e Sud (africana) hanno profondamente modificato il peso demografico delle loro popolazioni: allo stato attuale i paesi della sponda africana identificano l’area maggiormente popolata del Bacino mediterraneo (39% contro 38% per i paesi della sponda europea), mentre nel 1950 la riva settentrionale raggruppava i due terzi della popolazione totale.

Il trend evolutivo che ha riconfigurato la geografia del popolamento in questa macroregione sembrerebbe irreversibile: secondo le ultime proiezioni delle Nazioni Unite (variante media), entro il 2050, quasi la metà (46%) dei 635 milioni di abitanti attesi nel Bacino del Mediterraneo dovrebbero risiedere sulla sponda meridionale.”

Ma è estremamente interessante ciò che scrive l’Aspen Institute Italia ove: nell’articolo “Il Mediterraneo fra sfide geopolitiche e opportunità di sviluppo economico e sociale”, che riporta:” …Eppure, l’attuale momento di debolezza degli organismi internazionali e della capacità di dialogo fra Stati può portare a elaborare nuove soluzioni politiche, grazie al ruolo che questo mare mantiene storicamente come ponte tra Europa, Asia, Africa. Il Mediterraneo rappresenta l’1% del totale delle acque a livello mondiale, il 15% del traffico marittimo e il 20% del suo valore; ha, poi, un peso pari al 30-35% per le rotte strategiche e il trasporto di petrolio, fino al 65% per i rifornimenti energetici e le reti di telecomunicazione dell’Europa. …”

L’Aspen Institute Italia continua con “…Integrare le economie del Mediterraneo nelle filiere globali, fino a ricercare possibili opportunità di friendshoring, può aumentare l’attrattività per gli investimenti e le opportunità di crescita, dando risposta a recessioni e forti tassi di inflazione, che arrivano a determinare fenomeni di insicurezza alimentare. Ed ancora “..Vanno promosse le collaborazioni fra imprese, con progetti di sviluppo di sistema e un metodo di forte cooperazione, al fine di promuovere la crescita sulla sponda Sud e al tempo stesso aprire nuovi mercati e possibilità di partnership per le aziende in Italia e in Europa. È fondamentale, inoltre, generare valore aggiunto, occupazione, infrastrutture e forniture nei Paesi con cui si collabora. Un ambito nel quale l’Italia ha un ruolo chiave, sia per vicinanza geografica sia per l’approccio con cui operano le nostre imprese, che si distinguono per capacità di creare partenariati positivi a livello locale (il cosiddetto “dual flag” )….”. Nelle conclusioni dell’articolo dell’Aspen si può finalmente leggere “..In definitiva, è sempre più evidente che nell’attuale contesto politico ed economico l’Europa continentale si riscopre Europa mediterranea. L’Italia, grazie alla sua posizione strategica ha la possibilità di accrescere la propria funzione – anche alla luce della presidenza del prossimo G7 – non solo per il mantenimento della sicurezza in una regione sempre più instabile, ma anche come piattaforma economica, logistica, diplomatica e culturale, contribuendo a creare quelle condizioni di sviluppo e quei ponti fra economie e società che possono offrire maggiori condizioni di stabilità alla regione.”.

Quindi il Mediterraneo, i suoi Paesi, la sua ricchezza, che sarà implementata dall’apporto derivante dai vantaggi economici della costruzione della “Via del Cotone” di cui i recenti accordi con i Paesi del Golfo ed Arabia Saudita realizzati dal Premier Giorgia Meloni, ma anche i rischi, i pericoli reali derivanti dalle costanti crisi del Medio Oriente, dalla Siria allo Yemen considerando le rotte del Mar Rosso, la presenza crescente di russi e cinesi in Africa ove abbiamo la Wagner dirimpettaia a Tobruk, le questioni epocali circa l’immigrazione che per alcuni in Italia dovrebbero essere di competenza esclusiva della ANM.

Si scrive di imponenti investimenti in infrastrutture sottomarine, sviluppo energetico sempre a ricordare Mattei, lavoro di fine diplomazia a supporto del commercio internazionale, ma si deve scrivere anche di impegno militare perchè la politica senza la forza resta un mero esercizio intellettuale.

Si parla di Esercito Europeo e ci si chiede se questi “soloni” da 4 soldi, considerando la loro età anagrafica, abbiano assolto agli “obblighi di leva” e non si scrive di aver prestato il “servizio militare” perchè sorgerebbe spontanea la domanda del tipo “ma al servizio di chi siete stati in tutti questi anni?”.

Si scrive quindi di avere una Marina Militare forte e non titolata solo di poco più di 30 mila uomini come se fosse la somma di un paio di municipalità di vigili urbani nelle principali città metropolitane. Si scrive di avere di un “Servizio Segreto Estero” sul modello di Mattei, di persone che “non hanno amici, alleati, ma solo nemici” perchè quando si vuole affermare un interesse economico sui “mercati internazionali” non esistono alleanze che tengono e di conseguenza sul terreno sarebbe il caso di mandare più incursori che bocconiani che a volerli lasciare dietro una scrivania già costituirebbe un successo a far compagnia alla moltitudine degli inutili analisti e prezzolati professoroni di geopolitica.

Si conclude citando Roma, Roma Antica, che vedrebbe nella Città Eterna la sede naturale di un Parlamento per l’Unità dei Paesi del Mediterraneo.

Nella Roma dei Cesari i consoli più valorosi, più capaci, più preparati, venivano inviati per assolvere gli obblighi del loro magistero nelle città fiorenti e ricche del Mediterraneo, ed “a contrario” quelli ritenuti i più inetti e indesiderati si inviavano dal Vallo di Adriano alle foreste germaniche.

La Storia si ripete. Sempre. Ed a interpretarla non si ha bisogno di “nani e ballerine” ma di politici, imprenditori, amministrazioni pubbliche serie con visioni e piani industriali. Ed anche di “corsari” o come all’epoca di Mattei di “marescialloni con Bic e ’34”.

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  • Redazione

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