
di Marco Pugliese
Battaglia per Commerzbank: la Germania alza muri, unicredit deve andare fino in fondo
Quando si parla di Commerzbank, in Germania scattano subito gli allarmi: “inaccettabile” una scalata non amichevole, fanno sapere dal governo, come se l’acquisizione da parte di UniCredit fosse una minaccia all’integrità del Paese. Ma stavolta il messaggio di Berlino – ribadito dal ministro delle Finanze Klingbeil e coordinato con la Cancelleria – ha più il sapore di un avvertimento che di un veto reale: si parla di indipendenza e si smentiscono incontri con l’Italia, ma la verità è che Commerzbank è una banca sistemica, e nessuno a Berlino vuole vedere un simbolo tedesco passare in mani straniere.
A livello geopolitico, siamo davanti allo stesso schema visto nel settore energetico o nell’industria della difesa: ogni volta che una grande azienda tedesca rischia di finire nelle mani di un concorrente europeo, la Germania tira fuori la bandiera della “sicurezza nazionale”. È successo con la difesa di Siemens e BASF da acquisizioni straniere, è successo quando Berlino ha messo il veto sull’acquisto di aziende tecnologiche da parte di gruppi cinesi, e ora si replica con Commerzbank. Insomma: quando la partita è strategica, la retorica del libero mercato viene messa da parte senza esitazioni quando in ballo c’è l’interesse tedesco.
La situazione, però, è ormai chiara: UniCredit, di fronte a questi “no” di facciata, ha tutto l’interesse a non indietreggiare. Se la banca italiana si fermasse adesso, passerebbe per il solito colosso europeo senza coraggio, pronto a ritirarsi appena qualcuno alza la voce. Se invece decide di andare fino in fondo – forzando la mano con un’offerta ben strutturata e mobilitando anche il sostegno di Bruxelles – può giocarsi davvero la partita, anche a costo di incrinare qualche certezza tedesca. Perché, alla fine, il sistema bancario europeo ha bisogno di un po’ di concorrenza vera, non solo di protezionismi camuffati da “indipendenza nazionale”.
*notizia che va data a borse chiuse





