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UN POZZO DI ABATI E DI PRINCIPI, UNA FAVOLA GROTTESCA E FUORI TEMPO

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di Andrea Ferrari

UN POZZO DI ABATI E DI PRINCIPI  di Mauro Cascio edizioni Tipheret

Quante cose è questa nuova invenzione di Mauro Cascio. È poesia, sogno, utopia, un improbabile, un inattuale che il filosofo pontino rende concretezza. La ricerca del viaggio diventa quasi avventura, e abbiamo ritmo, abbiamo una giostra di invenzioni che ti lascia a terra attonito. Dei suoi romanzi questo è il più denso, il più assurdo, il più divertente, il più tenero. E ci sta che la cosa più importante, quella che all’autore preme di più, è la riflessione. Attorno a una trama lineare si ricamano personaggi che ami subito, e diventano tuoi, il giudice soprattutto, quello che deve stabilire se il pozzo lo puoi andare a cercare oppure no. Perché sta tutto lì. È il momento più intenso del libro, quel giustificarsi, quel dimostrare che è un’arringa esistenziale difensiva, fatta, per fortuna, senza una pubblica accusa. Davanti a quel tribunale c’è la varia umanità che non si merita, c’è il moribondo, c’è chi cerca un senso, c’è chi cerca la profondità di un’ispirazione, perché a questo si collegano le memorie di un sottosuolo che per arrivarci devi solo scavare e usare secchi.

«Un pozzo di abati e di principi» è un grottesco affresco corale che racconta tutti gli sconfitti della vita, gli artisti che non ne indovinano più una, quelli che nella vita si sono posati e non trovano ragioni, quelli che vogliono amare la loro donna e non riescono a essere degni di una quotidianità che è fatta di cose da pagare, di bollette, di figli da mandare a scuola. Ecco che allora conviene inventarselo un pozzo, qualcosa che possa mettere ordine, dare una direzione a tutti, ingegneri, architetti e ascensoristi (uno dei personaggi più divertenti e riusciti della baraonda di Cascio).

Il resto è roba da fanfara, da banda da paese, che suona tutto, e meglio che può. È il maggior talento dell’autore, riuscire a fondere sacro e profano, alta filosofia e cultura pop, salotto e osteria, snob e trash, come la banda che attraversa strade e sagre, mischiando Vivaldi e Raffaella Carrà. In Cascio trovi l’umanità che non si arrende, e trovi Ermanno Cavazzoni, Andrea Emo.

Mauro Cascio, noto soprattutto per i suoi studi hegeliani e per il buon successo di «Davanti alla fine del mondo», che ha ispirato Roberto Kunstler, lo storico autore di Sergio Cammariere per il suo omonimo disco pubblicato dalla Sony, ha anche pubblicato tra l’altro «Questo singolo cuore», «Piazza Dalmazia» e «Sposerò Rossana Doll».

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  • Redazione

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