
di Nino Orlandi
La Federcalcio belga non ha trovato alcuna città disposta a ospitare la partita di Nations League tra Belgio e Israele. Da Bruxelles a Bruges, passando per Anversa, Gent e Liegi, la nazionale belga si è vista respinta sull’uscio di tutte queste porte.
L’assessore allo sport di Bruxelles Benoît Hellings ha contribuito in maniera decisiva al «gran rifiuto». Dal 7 ottobre scorso, data dell’attacco di Hamas a Israele, la vita della capitale “è scandita da manifestazioni figlie della guerra in Medio Oriente. E accogliere la nazionale israeliana avrebbe significato portare al massimo la tensione nei nostri quartieri” ha spiegato il politico ecologista.
Hellings ha posto pure alcuni interrogativi: “Che cosa avremmo fatto se gli attivisti filo-palestinesi o filo-israeliani avessero acquistato in massa i biglietti dell’incontro? Saremmo stati disposti a porre la Nations League, di certo non la competizione più prestigiosa, di fronte a un rischio di tale portata?”.
Ci sono molti modi per essere codardi: questo è uno dei peggiori. E non riguarda solo questo assessore “ecologista”, o solo il Belgio, ma tutta questa Europa desiderosa di arrendersi a chi usa la sua tolleranza per sottometterla.
Gli indignati vari, girotondini, sardine sotto sale e tutto il circo mediatico propagandista in assoluto silenzio, come pure tutto l’apparato mediatico.
PS: comunque la partita si è giocata. A Budapest. Ci ha pensato l’Ungheria del paria Viktor Orban.





